10 Aprile 2026 Giudiziaria

Presunti illeciti sui fondi agricoli, la Cassazione conferma il dissequestro di oltre 240mila euro a una ditta di Cesarò

La Seconda sezione della Corte di Cassazione, nella giornata di ieri, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Eppo avverso il provvedimento del Tribunale di Catania che aveva annullato un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, di oltre 240mila euro nei confronti della ditta Maria Teresa Leanza di Cesaro', coinvolta nell’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione dei fondi europei destinati al settore agro-zootecnico.

La decisione interviene nell’ambito del procedimento che, nei mesi scorsi, aveva portato al sequestro complessivo di oltre 454 mila euro nei confronti di quattro imprenditori agricoli della provincia di Messina, su richiesta della Procura europea e a seguito delle indagini condotte dai carabinieri del Reparto tutela agroalimentare.

Le contestazioni si fondavano sull’ipotesi di indebita percezione di contributi Pac, legata alla presunta falsa attestazione dell’attività di pascolamento e alla mancata attivazione del cosiddetto “codice pascolo”, ritenuto necessario per consentire i controlli veterinari sulla movimentazione del bestiame.

Si chiude con questo importante risultato la vicenda cautelare. "Le argomentazioni adottate dal TDL di Catania erano insuperabili", ha scritto in una nota l'avvocato Nino Cacia. "Avevamo documentato, avuto riguardo alla normativa comunitaria di riferimento che la stessa era inapplicabile poichè entrata in vigore in data successiva alle condotte ascrivibili alla mia assistita. A ciò si aggiunga - prosegue il legale - che abbiamo fornito prova documentale - proveniente da altro connesso processo penale - che contrariamente a quanto sostenuto dalla Procura Eppo, gli allevamenti della Ditta Leanza Maria Teresa erano stati condotti al pascolo nei terreni in cui in modo apodittico si era prospettato il mancato pascolamento. L’auspicio è che le azioni investigative colpiscano esclusivamente coloro che pongono in essere condotte penalmente rilevanti, e non nuclei aziendali e familiari del tutto sani, come quello della mia assistita".