8 Aprile 2026 Giudiziaria

Uccise la madre con 112 coltellate. Chiesta la condanna all’ergastolo

«È capace di intendere e volere». Per il pubblico ministero Massimo Trifirò non ci sono dubbi: Giosuè Fogliani deve essere condannato all’ergastolo per l’omicidio e della madre Caterina Pappalardo, uccisa con 112 coltellate nella loro abitazione di via Cesare Battisti il 14 gennaio 2025.

La condanna, chiesta alla Corte d’assise presieduta da Maria Eugenia Grimaldi, arriva al termine di un complesso ragionamento e subito dopo le dichiarazioni spontanee del ventottenne con le quali ha chiesto perdono a tutti dicendosi dispiaciuto per quanto accaduto. Poco prima la Corte aveva rigettato la richiesta di disporre una perizia per accertare la capacità di intendere e volere del giovane.

Sono stati tre i passaggi chiave dell’intervento del pubblico ministero: i maltrattamenti, l’omicidio e la capacità di intendere e volere. Per quanto riguarda i maltrattamenti, il fascicolo è confluito in quello per l’omicidio, il pm ha descritto la situazione familiare caratterizzata da «una continua prevaricazione del figlio nei confronti della madre e della sorella» che si fonderebbe sull’educazione impartita, il decesso del padre, l’atteggiamento nei confronto della madre e della sorella, con la prima «succube alle richieste del figlio». Una situazione che si è interrotta quando la madre e la sorella avevano deciso di andare a vivere in un’altra casa. Caterina Pappalardo però quel figlio non l’aveva abbandonato: «la signora non gli aveva mai fatto mancare niente» ha detto il pm ricordando come le richieste spesso venivano accompagnate da minacce che erano: «la leva per ottenere prestazioni economiche». Il rappresentante dell’accusa ha ricostruito che la donna dava circa 3-400 euro al mese al figlio oltre a fare la spesa e occuparsi della casa.

Il secondo passaggio è quello dell’accusa di omicidio. Trifirò si è soffermato in particolari sulle aggravanti contestate: la premeditazione, la crudeltà, i motivi abietti e futili. Si è soffermato anche sul movente: «Che il motivo dell’agire fosse economico non c’è dubbio» ha detto, spiegando come le richieste di denaro, esaudite dalla madre, si evincono sia dai movimenti bancari urticante che dai messaggi con la madre. Poi ha parlato dell’acquisto dello spray urticante e del coltello. L’ultima parte è stata dedicata alla capacità di intendere e volere che per il pm non è intaccata dal disturbo della personalità rilevato dal consulente del pm sentito nel processo, ha parlato dei tre incontri al Dsm. Da qui la richiesta della condanna all’ergastolo senza la concessione delle attenuanti generiche e la maggiorazione a quattro anni per i maltrattamenti.

Poco prima Giosuè Fogliani ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee. Ha parlato a braccio, poche frasi intervallate da lunghi silenzi per chiedere perdono: «alla corte, alla famiglia, alla società, a Dio». Ha parlato per una manciata di minuti con gli occhi chiusi, dicendo anche di essere profondamente addolorato e chiedendo che gli venga data la possibilità di contribuire alla società. Ha detto di non voler far del male alla sua famiglia chiedendo perdono per la sofferenza provocata dai suoi comportamenti. Non una parola per la madre e per la sorella.

Sulle capacità di intendere e volere del giovane, a inizio udienza è stato sentito il medico legale Giovanni Andò, consulente di parte civile che ha redatto la consulenza con il neurologo Diego Burzomati. Ha parlato di disturbo della personalità che però non intacca le capacità cognitive.

Subito dopo il pm è intervenuta l’avvocata Caterina Peditto, legale di parte civile mentre l’avvocato Antonello Scordo, difensore del giovane interverrà nella prossima udienza.