Raid notturni e spari per vendetta. Tutti fanno scena muta dal gip
Scelgono tutti la strategia del silenzio i sei arrestati del blitz della Squadra Mobile sulle spedizioni notturne con spari per vendetta, contro due abitazioni di Giostra e Camaro . Una “faida” che è stata stoppata sul nascere dagli investigatori.
Ieri mattina davanti alla gip Marialuisa Gullino, nessuno dei sei arrestati ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: Giovanni Bertuccelli, Salvatore Villari, Ivan Puleo e Giovanni Tavilla ai quali è stata applicata la misura in carcere e Manuel Maffei e Emanuele Maffei per i quali sono stati disposti i domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. I sei sono stati sentiti alla presenza dei rispettivi difensori, gli avvocati Salvatore e Gianmarco Silvestro e l’avvocato Giuseppe Bonavita. Sono indagati in concorso fra di loro, per, a vario titolo, i reati di porto illegale di armi da sparo in luogo pubblico, danneggiamento e minacce aggravati dall’uso delle armi.
L’indagine della Squadra Mobile ha fatto luce su due raid notturni, con spari contro altrettante abitazioni, avvenuti il 7 dicembre 2024 a Camaro San Luigi e la notte successiva, l’8 dicembre nel quartiere di Giostra. Episodi che avevano destato forte allarme tra i residenti di quelle zone dove di notte si erano verificati gli spari.
Le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Giorgia Spiri, sono state avviate a seguito della denuncia di un cittadino. Incrociando le immagini dei sistemi di videosorveglianza di quei rioni e le intercettazioni, è stato possibile individuare le persone che avrebbero partecipato ai due raid notturni e anche di ricostruire il retroscena.
Dietro gli spari contro i portoni e le facciate delle due case, secondo la ricostruzione degli investigatori, ci sarebbero state tensioni e dissidi tra i due gruppi rivali di giovani. Contrasti che avevano portato al “botta e risposta” a colpi di pistola e fucile e che rischiavano di proseguire. In particolare, a svelare il retroscena, come riportato nell’ordinanza dalla gip Gullino, sono stati due colloqui in carcere registrati dagli investigatori nei quali si spiegava di aver organizzato la spedizioni punitiva per ritorsione contro le offese ricevute nei confronti della famiglia.
Nell’ordinanza la gip Marialuisa Gullino, ha evidenziato che gli indagati hanno mostrato «assoluta disinvoltura» nel portare ed utilizzare le armi nelle strade del centro e che le circostanze inducono a presumere che ci sia il rischio i futuro di ulteriori reati della stessa specie. Inoltre ha ravvisato il pericolo di inquinamento delle prove in considerazione del fatto che gli indagati potrebbero disfarsi delle armi in quanto non è stato ancora individuato il luogo dove sono nascoste.