LA RIFLESSIONE DI “RISPETTO MESSINA”: Il progetto di “Igiene Democratica” all’insegna di candidature e voto “sotto controllo”
Riceviamo e pubblichiamo una nota del Gruppo di Iniziativa e Resistenza Civica “RispettoMessina”
L’interruzione anticipata del quinquennio amministrativo, che ha portato alla competizione elettorale in corso, è stata motivata, fra l’altro, dalla necessità di superare certe difficoltà del Sindaco e della sua Giunta nei rapporti con il Consiglio Comunale, che avrebbero impedito una non ben chiara “agibilità politica”.
Per cui veniva auspicata con il rinnovo degli organismi Comunali una nuova fase di “Igiene democratica”.
Un termine del tutto inappropriato, ma emerso come “voce dal sen sfuggita”, che, però, è stato riformulato recentemente in uno degli innumerevoli eventi che si stanno svolgendo all’insegna di slide ed autoesaltazioni collettive. Ma un termine che denota una visione “manichea” fra buoni e cattivi, o peggio ancora, fra i puri e “le scorie”, ovvero tutti coloro che si sono permessi di opporsi o di dissentire rispetto alle proposte dell’ex Sindaco e della sua Amministrazione.
E a tale “proposito” hanno fatto seguito le dimissioni collettive di Sindaco, Assessori, componenti degli organi di gestione delle varie Società Partecipate e di altre figure tecnico-istituzionali, per dare luogo a quella nuova fase di “futuro” (dimenticando che da otto anni la città viene gestita dallo stesso “gruppo”) caratterizzata da nuove alleanze intessute con realtà che fino a qualche tempo fa venivano demonizzate come “i poteri forti”, e con un certo “familismo oligarchico” che ha sempre esercitato un ruolo di condizionamento.
Ed è per perseguire questo obiettivo che si è dato luogo ad un autentico reclutamento indiscriminato, che potrebbe apparire, data la sua “eterogeneità”, come un connubio tra trasformismo e populismo, ed alla proliferazione di liste e candidati.
Liste e candidati che dovranno operare per ottenere e “portare” pacchetti di voti, e non consensi; come se gli elettori e le elettrici fossero numeri da addizionare, senza coscienza, ragione, sentimenti e valori.
Numeri che una miriade di candidati deve conseguire, non per essere eletto od eletta, ma per essere riconfermati nel ruolo nell’ambito delle Società Partecipate da cui si erano dimessi, o per riottenere od ottenere consulenze, incarichi professionali, posizioni organizzative, contributi, finanziamenti, affidamenti di servizi, lavori a cottimo o qualche lavoretto precario a tempo determinato. Ovvero meccanismi e logiche di palese scambio e di controllo sul voto da “Grande Fratello Orwelliano”.
Perché il fine da raggiungere non è altro che la realizzazione di una piccola “Demokratura” in salsa Peloritana, con l’esercizio di un potere totalizzante da parte dell’Esecutivo, e dello svilimento del ruolo istituzionale del Consiglio Comunale trasformandolo in un organismo di mera ratifica grazie a quella che ormai anche in altri livelli rappresentativi viene definita “la dittatura della maggioranza”.