28 Aprile 2026 Politica e Sindacato

Smart working al Comune, la Fp Cgil contesta il regolamento: “Limiti rigidi e possibili discriminazioni”

È scontro sul nuovo regolamento per il lavoro agile al Comune di Messina. La Funzione pubblica Cgil interviene con una nota indirizzata al Commissario straordinario, al segretario generale e ai dirigenti dell’ente, sollevando una serie di rilievi sulla disciplina approvata con delibera n. 291 del 23 aprile 2026.

Al centro della contestazione, l’impostazione stessa del provvedimento che – secondo il sindacato – si discosterebbe dai principi fissati dalla normativa nazionale, in particolare dalla legge 81/2017 e dal contratto collettivo delle Funzioni locali. Norme che configurano il lavoro agile come modalità flessibile, basata su accordi individuali, orientata agli obiettivi e non a quote rigide, con attenzione alle categorie prioritarie come lavoratori fragili e caregiver.

La Fp Cgil sottolinea come, nel percorso di confronto con le organizzazioni sindacali e la RSU, le osservazioni avanzate non sarebbero state recepite. “L’estensore del regolamento è rimasto sulle proprie posizioni – si legge – come se il confronto fosse solo un adempimento formale e non un momento di ascolto e condivisione”.

Tra i punti più critici, l’introduzione di un tetto fisso del 10% del personale ammesso al lavoro agile tra i profili compatibili, pari a circa 80 unità. Una scelta che, secondo il sindacato, contrasterebbe con diversi principi: dalla valutazione caso per caso alle priorità previste dalla legge, fino al rischio di discriminazione indiretta.

Nel mirino anche l’articolo 5 del regolamento, che individua tra i criteri di priorità i dipendenti con figli conviventi fino a 12 anni. Un limite ritenuto errato, poiché la normativa vigente estenderebbe tale diritto fino ai 14 anni.

Per la FP CGIL, l’attuale impostazione “svuota lo spirito della legge”, trasformando lo smart working in uno strumento rigido e automatico, che finisce per bloccare richieste anche in assenza di criticità organizzative e per escludere soggetti che dovrebbero invece avere priorità.

Il sindacato evidenzia inoltre come la soglia uniforme del 10% non tenga conto delle differenze tra uffici, del grado di digitalizzazione e della possibilità, in alcuni casi, di svolgere integralmente le attività da remoto. “È una logica quantitativa – viene sottolineato – mentre la normativa è qualitativa e organizzativa”.

Da qui la richiesta di una revisione del regolamento, con l’introduzione di un tetto flessibile e programmatorio, la previsione di deroghe motivate e un collegamento più stretto con esigenze di servizio, livelli di digitalizzazione e performance.

Particolare attenzione viene posta alle categorie più tutelate: lavoratori fragili, persone con disabilità e caregiver. Per la Fp Cgil, questi soggetti non dovrebbero rientrare nel limite percentuale, in quanto il lavoro agile rappresenta un “accomodamento ragionevole” previsto anche dalla normativa europea e nazionale, e non comprimibile da vincoli numerici.

Infine, il sindacato richiama il ruolo dei dirigenti, chiamati – secondo la propria interpretazione – a gestire il lavoro agile in modo flessibile e funzionale, con la possibilità di rimodulare il contingente previsto dal regolamento in base alle esigenze organizzative.

La nota è firmata dal responsabile terminale associativo Giuseppe Previti e dal segretario generale della Fp Cgil di Messina Antonio Trino.