15 Maggio 2026 Giudiziaria

L’ARRESTO DEI FRATELLI PELLEGRINO, ECCO I NOMI DI TUTTI GLI ALTRI 18 INDAGATI. SONO ACCUSATI DI TRAFFICO E GESTIONE DEI RIFIUTI NON AUTORIZZATA

di Enrico Di Giacomo - I fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, 64 e 55 anni, storici esponenti mafiosi della zona sud di Messina, sono finiti per l’ennesima volta agli arresti domiciliari dopo un’indagine della Distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato e della Sezione operativa della Dia diretta dal col. Enzo Letizia.

I due, secondo la Dia, che li ha controllati per mesi, si erano “impossessati” della ditta edile Angela Costruzioni di Letojanni, dell’imprenditore 50enne originario di Gallodoro Roberto Cacopardo. Per lui la gip Tiziana Leanza su richiesta della Dda peloritana ha deciso la misura interdittiva della sospensione dall’attività per un anno, e ha disposto il sequestro preventivo della sua società, la Angela Costruzioni. I due Pellegrino, che sono assisti dall’avvocato Alessandro Billè, quanto prima saranno interrogati dal gip.

Ieri gli investigatori della Dia con il supporto dalla Stazione navale della Guardia di finanza hanno eseguito anche il sequestro preventivo di 3 aree che erano utilizzate come discariche abusive dai Pellegrino, a cui sono contestati anche i reati ambientali di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e di gestione di rifiuti non autorizzata.

Per questi reati sono stati notificati in totale 21 avvisi di garanzia.

I NOMI: Oltre ai due fratelli Pellegrino e all'imprenditore Cacopardo, sono indagati Giuseppe Culici, 44 anni, Roberto Repici, 44 anni, Filippo Repici, 78 anni, Giovanni Romeo, 60 anni, Massimo Scopelliti, 35 anni, Santi Molonia, 42 anni, Sebastiano Abbate, 37 anni, Marco Di Bartolo, 35 anni, Cristian La Torre, 37 anni, Roberto Foti, 56 anni, Paolo De Francesco, 50 anni, Salvatore Pontillo, 67 anni, Massimo Lo Presti, 47 anni, Antonino Foti Sparacino, 45 anni, Raffaele Parisi, 37 anni, Alfredo Manganaro, 58 anni, Salvatore Rappato Cantali, 67 anni e Angelo Calvo, 50 anni. Tutti gli indagati sono difesi s'ufficio dall'avv. Antonella Cameo del foro di Messina.

Marco di Bartolo è indagato nella veste di committente dei lavori in un sito in località 'Soprano', lavori  effettuati, in assenza di autorizzazioni e di documentazione attestante la regolarità delle operazioni, un'attività di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti non pericolosi, dai fratelli Pellegrino e da Roberto Cacopardo nei pressi del torrente di Santo Stefano Briga.

Cristian La Torre, assieme ai fratelli Pellegrino e a Cacopardo, come proprietario dell'impianto di discarica Jonica Calcestruzzi srl di Roccalumera, al fine di conseguire un ingiusto profitto, attraverso l'allestimento di mezzi e di un'attività continuativa organizzata, ricevevano, trasportavano, conferivano e sverzavano abusivamente ingenti quantità di rifiuti.

Roberto Foti, nella qualità di presidente del consiglio di amministrazione della Ro.Ca.Da.Soc.Coo, assieme ai fratelli Pellegrino in concorso e a Cacopardo, al fine di conseguire un ingiusto profitto attraverso l'allestimento di mezzi e di un'attività continuativa organizzata, ricevevano, trasportavano, conferivano e sverzavano abusivamente in discarica non autorizzata un'ingente quantità di rifiuti.

Giuseppe Culici, Roberto Repici, Filippo Repici, Giovanni Romeo, Massimo Scopelliti, Santi Molonia, Sebastiano Abbate, assieme a Nicola e Domenico Pellegrino e Domenico Cacopardo, al fine di conseguire un ingiusto profitto, trasportavano, conferivano e smaltivano abusivamente ingenti quantità di rifiuti in siti non autorizzati, come il torrente Santo Stefano e in un terreno di G. T..

Salvatore Pontillo, assieme ai Pellegrino e Cacopardo, raccoglievano e trasportavano rifiuti edili prelevati presso l'ospedale Papardo e li smaltivano (in particolare Domenico Pellegrino) nei pressi del torrente Santo Stefano.

Anche tutti gli altri indagati sono accusati di aver commissionato un'attività di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti non pericolosi a Nicola Pellegrino, Roberto Cacopardo e Domenico Pellegrino che poi li smaltiva o nel torrente Santo Stefano o in terreni di proprietà di G. T., de L. M. srl e di L. G..

LE INDAGINI.

Le indagini - spiega la Procura -, hanno anche svelato la natura fittizia dell’intestazione a Cacopardo di due autocarri acquistati dai fratelli. La Dia ha documentato poi il loro coinvolgimento in quattro appalti pubblici in due scuole - a Cumia Superiore e all’asilo di Bordonaro nell’ex scuola Capitan Traina -, e uno per la riduzione del rischio idrogeologico su alcuni torrenti, per esempio nell’area tra il S. Filippo e il Giampilieri. Proprio sulla base delle indagini sugli appalti pubblici la gip Leanza ha ritenuto sussistente l’aggravante mafiosa.

È emerso inoltre che hanno anche eseguito parecchi servizi di gestione dei materiali di risulta provenienti dal settore dell’edilizia privata. Seguendoli con i droni della Dia e con le motovedette della Guardia di finanza, è stato documentato come i due fratelli abbiano illecitamente gestito una rilevante quantità di rifiuti speciali, costituiti da materiali di demolizione edili, provvedendo a tutte le fasi della filiera: dal ritiro fino al trasporto e allo smaltimento. Con oltre 200 mc di materiale hanno realizzato tre discariche abusive. ​Il luogo maggiormente utilizzato era la foce di un torrente cittadino, creando un serio rischio sul piano idrogeologico: la Dia ha filmato uno dei due nell’atto di sversare sull’argine del torrente i rifiuti trasportati su un mezzo pesante. Un altro luogo utilizzato dai Pellegrino per lo smaltimento era in un terreno vicino al torrente, di proprietà della società, le cui quote di maggioranza sono state confiscate a uno dei fratelli. Le indagini hanno ricostruito oltre 50 trasporti e sversamenti di rifiuti nelle zone limitrofe al corso d’acqua. In questo caso il sito prescelto è risultato un terreno privato divenuto, a tutti gli effetti, una discarica abusiva, presso la quale sono stati trasportati e sversati rifiuti provenienti, tra gli altri, dal cimitero monumentale di Messina e da quello di Granatari.