16 Maggio 2026 Giudiziaria

”Borsellino voleva essere informato sul pentito della pista nera Lo Cicero”. L’avvocato Fabio Repici deposita un verbale del ’92 di Teresi

Un verbale dell’ex pm Vittorio Teresi del 7 dicembre 1992 attesta che Paolo Borsellino seguiva "assiduamente" le indagini sulla ‘pista nera’ collegata alla strage di Capaci.

L’avvocato Fabio Repici, difensore di Salvatore Borsellino, lo ha allegato il 10 maggio 2026 nella pec inviata alla Procura di Caltanissetta affinché sia acquisito agli atti dell’indagine sui “mandanti occulti” delle stragi. Si tratta di un documento rinvenuto tra le carte del procedimento su “mafia e appalti”; la pista ‘privilegiata’ della procura nissena e dalla commissione parlamentare antimafia.
Paolo Borsellino era particolarmente interessato ai possibili sviluppi di questa mia indagine anche per la rilevanza che egli riteneva potessero avere per una migliore comprensione della strage di Capaci e voleva che io lo tenessi assiduamente informato” disse Teresi al magistrato Fausto Cardella, pm di Caltanissetta che indagava sulla strage di via D’Amelio, avvenuta meno di cinque mesi prima.

Quando fu sentito al tempo Teresi disse che si stava occupando di un “un collaboratore di giustizia che riferiva o poteva riferire fatti estremamente interessanti che riguardano il territorio di Palermo”.

Chi era il pentito? Il magistrato all’epoca non fece la seconda domanda a Teresi, ma, scrive Repici, “che si trattasse di Alberto Lo Cicero è molto più che pacifico”. Sentito dal ‘Fatto’ l'ex procuratore aggiunto di Palermo non aveva un ricordo nitido, ma ha aggiunto che gli sembra “assolutamente verosimile” che il riferimento fosse a Lo Cicero.

Quest’ultimo, ricordiamo, era persona molto vicina al boss Mariano Tullio Troia, boss che controllava il territorio dove era avvenuta la strage di Capaci. Era inoltre legato ad ambienti dell’estrema destra: il fratello della sua compagna aveva fatto da autista, già prima della strage, a Stefano Delle Chiaie e a Stefano Menicacci.

Inoltre Lo Cicero fu tra i primi a fare i nomi di mafiosi che avevano materialmente partecipato all’esecuzione della strage di Capaci, come Antonino Troia e Salvatore Biondino, e fu decisivo per individuare l’autista di Salvatore Riina, consentendone il riconoscimento da parte di Baldassare Di Maggio. Repici, nella sua memoria, aggiunge anche altri elementi.

E' evidente che almeno dall’uno giugno 1992, davanti al pubblico ministero Vittorio Teresi, Lo Cicero aveva parlato della presunta contiguità tra l’onorevole Guido Lo Porto – amico personale di Paolo Borsellino – e il boss Troia, indicandolo tra i protagonisti della strage di Capaci. Di quell’incontro esiste una relazione di servizio redatta dallo stesso Teresi, perché Lo Cicero, per paura, non aveva voluto firmare un verbale formale. Per questo il verbale del 7 dicembre assume un’importanza di rilievo.

Tuttavia il documento non sembra essere stato trattato con la dovuta attenzione.
Va precisato che è stato inserito nel “procedimento contro ignoti per il quale ha proposto l'archiviazione sulla fantomatica causale mafia-appalti” ma non sarebbe stato messo a disposizione alle parti del processo (a carico di Giustini e Romeo) né nel procedimento che ha quale suo focus l'individuazione dei mandanti esterni a Cosa Nostra per la strage di via D'Amelio (e per la strage di Capaci).

Come è possibile? Una distrazione della Procura?

Il Procuratore capo Salvatore De Luca, quando in Commissione parlamentare antimafia definiva la pista nera uno “zero tagliato” era al corrente di questi documenti?
Siamo certi che ora verranno approfonditi con attenzione.

Ancor di più tenendo conto delle indicazioni della Gip Graziella Luparello la quale ha ordinato alla procura di approfondire “l’esistenza di quel comune fil rouge che avvince le stragi del 92 e quelle del Continente degli anni '93-'94”, senza limitarsi al movente degli appalti pubblici”.

E' nota ormai l'ordinanza del 19 dicembre 2025 in cui è stata rigettata la richiesta di archiviazione e intimato nuove indagini. La Procura aveva proposto ricorso per cassazione "per asserita abnormità dell’atto impugnato", ma la Corte Suprema il 21 aprile 2026 lo ha sonoramente bocciato, dichiarandolo inammissibile.

Certo è che ciò che sta avvenendo in quel di Caltanissetta è a dir poco paradossale.
Secondo il legale di Salvatore Borsellino, la Procura nissena avrebbe sottratto alle parti e al Gip il verbale di Teresi del 7 dicembre 1992, nonostante ne disponesse.

Se ciò fosse avvenuto con cognizione di causa e non per mera distrazione, sarebbe gravissimo.
E pensare che durante il processo Giustini-Romeo, 16 febbraio 2026, come già ricostruito da questo giornale, la Procura aveva criticato Teresi per aver rilasciato un'intervista a Report in cui, messo di fronte all'esistenza di un verbale di riunione avvenuta il 15 giugno 1992 tra i vertici della procura nissena e di Palermo, non aveva escluso "di averne parlato a Paolo".

Vi presero parte Pietro Giammanco, procuratore capo, Vittorio Aliquò e Borsellino, procuratori aggiunti, Vittorio Teresi e Pietro Maria Vaccara, sostituti procuratori. Argomento era la strage di Capaci e la disposizione di intercettazioni telefoniche e ambientali a carico del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (nel frattempo deceduto) e della sua ex compagna Maria Romeo, in cui si accennava proprio all’attentato di Capaci.

Anche in questo caso quel verbale era ‘sfuggito’ alla Procura: emerse "del tutto fortuitamente" durante l’esame testimoniale di Teresi nel processo a carico di Walter Giustini e Maria Romeo.
Solo allora Repici ha potuto depositare gli atti e chiedere alla Gip Graziella Luparellouna nuova udienza "al fine di ripristinare il contraddittorio, vulnerato in modo davvero intollerabile dalla Procura di Caltanissetta, che di quegli atti disponeva, che li aveva versati nel processo a carico di Giustini e Romeo e che li aveva nascosti al presente procedimento nel chiederne l’archiviazione".
Il verbale di Teresi, del dicembre 1992, viene ora allegato nel fascicolo sui mandanti esterni "al fine di essere depositato nel presente procedimento e poter essere valutato per lo sviluppo delle indagini". Come scritto dallo stesso Repici è evidente che "se la Procura avesse versato il suddetto verbale di sommarie informazioni nel fascicolo e ne avesse rammentato il contenuto al dr. Teresi" nelle audizioni successive, "l’accertamento della verità ne avrebbe tratto sommo giovamento".
E su questo si può essere tutti d'accordo. Anche dalle parti della Procura nissena.