12 Giugno 2026 Giudiziaria

Inchiesta Ponte sullo Stretto: al giudice indagato Miele un incarico anche da Webuild e Rfi. Posto da 300mila €

Di Vincenzo Bisbiglia - L’ormai ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele, sul finire del 2025 ha ottenuto un incarico da 300mila euro l’anno nel collegio consultivo tecnico dell’appalto per la realizzazione della ferrovia Verona-Vicenza-Padova. Il giudice è stato indicato nel ruolo dalla stazione appaltante, Rfi, e dalla società realizzatrice dell’opera, WeBuild. Miele si è dimesso ieri dall’incarico.

La circostanza, va precisato, non è agli atti del fascicolo (e dunque non è oggetto di contestazione) che vede Miele – in pensione da febbraio 2026 – indagato dalla Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreto insieme all’ex consigliere della Stretto di Messina Spa, Giacomo Saccomanno e all’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Ma rappresenta un elemento che gli investigatori potrebbero voler approfondire. Anche perché ci sono diverse coincidenze interessanti.

I pm infatti accusano il giudice di essersi adoperato, da settembre 2025 in poi, per indirizzare in senso positivo il parere della Corte dei conti sulla delibera Cipess con cui il governo Meloni ha approvato il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina (parere che però è stato negativo). In cambio, secondo chi indaga, Miele accettava raccomandazioni e contatti per ottenere incarichi prestigiosi e remunerativi anche in vista dell’imminente pensionamento.

Ed è proprio nel periodo su cui si concentra l’indagine – quando il giudice era ancora in carica alla Corte dei conti – che arriva l’incarico nel collegio tecnico per la realizzazione dell’Alta velocità tra Verona e Padova. Voluto da chi? Da Rfi, la società del gruppo Fs che detiene il 5,8% della società Stretto di Messina (Ferrovie possiede anche un altro 36% con Anas), e da Webuild, che è lo stesso colosso industriale che costruirà il ponte. “Quando andrò in pensione (…) io dovrei fare il presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto… c’ho l’imbarazzo della scelta”, diceva Miele, intercettato, l’11 dicembre 2025 “a un amico, sindaco di un comune del Veronese”. Non è chiaro chi coprisse il compenso del giudice per il suo ruolo nel collegio. Dal codice dei contratti pubblici si apprende però che il compenso “proporzionato al valore dell’opera” è “a carico delle parti”.

D’altronde Miele era abituato a ricoprire incarichi ben retribuiti. Un esempio su tutti: dal sito di Leonardo Spa scopriamo che Miele è stato il magistrato delegato della Corte dei conti al controllo della gestione finanziaria dell’ex Finmeccanica tra il 25 luglio 2022 e il 31 dicembre 2025. Il suo ruolo era assistere alle riunioni del Cda e del Collegio sindacale. Per ogni seduta, Leonardo – si legge nella relazione corporate governance del 2024 – aveva previsto un gettone di presenza di ben 1.000 euro.

La procura di Roma sta poi approfondendo anche la posizione, nella vicenda, del commercialista Alberto Dello Strologo (non indagato). Si tratta di un professionista che ha un lungo curriculum tra partecipazione a organismi di revisore dei conti e sindaco effettivo (anche nel club calcistico del Milan) e liquidatore giudiziale, anche della Nbi Spa del Gruppo Webuild. Il sospetto, su cui stanno lavorando i pm, è che Dello Strologo abbia predisposto e fornito a Miele un report sul Ponte, utile al giudice per condizionare i pareri della Corte dei conti. Il Fatto ha contattato Dello Strologo, che però non ha fornito risposte. Da fonti aperte compaiono diversi link tra i due professionisti. Uno su tutti: fino a dicembre 2025 Miele era il direttore della rivista della Corte dei conti, di cui Dello Strologo risulta membro del comitato scientifico. Tutto materiale per gli investigatori.