15 Giugno 2026 Giudiziaria

Incarichi da Fs-Anas e Csm al giudice dei loro processi. Le sentenze dell’ex magistrato della Corte dei Conti indagato (con altri due) nell’inchiesta sul ponte di Messina

Di Leo Amato - Si riteneva al di sopra di ogni sospetto Tommaso Miele, l’alto magistrato contabile con gli “amici del governo” e la passione per gli incarichi di prestigio, indagato per corruzione con un imprenditore e un ex consigliere di Stretto di Messina spa. Tanto che ha continuato a giudicare, senza astenersi, su procedimenti d’interesse per i suoi procacciatori di lavoro “extra”. Come il gruppo Ferrovie dello Stato-Anas, committente del Ponte, e il Csm, alle prese con gli strascichi delle inchieste su Palamara, principale testimonial governativo della riforma della giustizia cancellata dal referendum.

A raccontarlo sono sei anni di sentenze della Sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei conti, presieduta da Miele. Malgrado lo zelo nell’oscuramento di certi nomi.

Il caso vuole che dietro gli “omissis” di una di queste sentenze si nascondano proprio i vertici di Anas, controllante di Stretto di Messina spa e cliente di riferimento di Webuild, il colosso delle costruzioni che dovrebbe unire la Sicilia al continente.

Era il 2021, infatti, quando il collegio Miele si trovò a decidere su un’ipotesi di danno erariale da 768.354 euro per aver gestito “irregolarmente” l’ammodernamento di una strada in provincia di Lecce. Ma un verdetto non c’è mai stato perché il processo, sospeso, non è ripartito nei tempi prescritti.

A gennaio 2024, invece, è arrivata la condanna a un risarcimento da 1.774.175 euro in favore di Anas di 4 suoi ex dipendenti, coinvolti in un’inchiesta per corruzione. Qui il collegio Miele ha rivisto al ribasso la richiesta di 4.319.770 euro della procura, ma ha negato il concorso di responsabilità di Anas, costituitasi a sostegno dell’accusa.

A giugno 2025, l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Miele ha ottenuto l’autorizzazione dal consiglio di presidenza di viale Mazzini, di cui era membro di diritto, a guidare il collegio consultivo tecnico (cct) dei lavori per la ferrovia Verona-Vicenza-Padova. Settantamila euro all’anno per 4 anni su designazione di Webuild e Rfi, altra società del gruppo Fs-Anas. Eppure a ottobre 2025 non ha avuto esitazioni nel decidere su un’altra citazione nei confronti dell’ad di Anas International per alcune operazioni in Qatar e India. Qui la costituzione di Anas a sostegno dell’accusa non c’era stata e la richiesta di un risarcimento in suo favore da 7.360.000 euro è stata respinta.

Ad aprile 2025 Miele aveva già avuto il via libera a un altro incarico quadriennale da revisore dei conti del Csm, retribuito con 27mila euro annui a partire da marzo 2026, quando si è pensionato da magistrato. Un incarico offertogli dal comitato di presidenza dell’organo di autogoverno della magistratura ordinaria, guidato dal leghista Fabio Pinelli.

In quelle stesse settimane, però, si stava per definire a porte chiuse il procedimento sui danni patiti proprio dal Csm per le manovre sulle nomine di un suo ex componente, Luca Palamara. Dopo un “patteggiamento” da 129.000 euro a fronte di una iniziale richiesta di 515.702 euro.

Per legge il collegio avrebbe potuto opporsi e invitare accusa e difesa a battersi in pubblica udienza. D’altro canto per scongiurare “una situazione pregiudizievole per l’indipendenza e l’imparzialità del magistrato, o per il prestigio… della Corte”, in base al regolamento sugli incarichi esterni, il presidente-revisore avrebbe potuto astenersi. O il consiglio di presidenza avrebbe potuto negargli l’incarico offertogli dalla parte lesa di uno dei “suoi” processi.

Ma è andata altrimenti, e ora l’immagine della Corte è insidiata dall’ufficio studi del Csm, che ritiene che Palamara ha pagato troppo poco.

A difesa del “lodo” Miele, lo scorso novembre, si è dovuto schierare lo stesso Pinelli, ottenendo il ritorno in commissione dei rilievi dell’ufficio studi.

Tocca esaminare le note difensive di Palamara, questa la tesi. Solo dopo il plenum del Csm potrà decidere se chiedere un’integrazione del risarcimento in Tribunale. Dove gli incarichi esterni, di solito, sono più rari.

Dopo le prime notizie sulle indagini Miele si è dimesso sia dal revisore dei conti del Csm che da presidente del cct della Verona-Vicenza-Padova. Fonte: Il fatto quotidiano