L’inchiesta sul Centro Nemo Sud, il Gip archivia per otto indagati
Adesso è archiviazione definitiva per quasi tutti gli indagati dell’inchiesta Nemo Sud, la struttura di cure per malattie neurologiche convenzionata con il Policlinico e poi chiusa. Un accordo pubblico-privato secondo la Procura “fuorilegge” e nonostante tutto perpetuato dal 2012 fino al 2021, più volte prorogato negli anni fino alla chiusura decisa dall’allora rettore dell’Università di Messina Salvatore Cuzzocrea nel giugno del 2021.
Di questa vicenda resta ora in piedi il processo tutt’ora in corso in udienza preliminare davanti al gup Salvatore Pugliese, solo per un’ipotesi di corruzione in concorso e soltanto di due degli indagati iniziali, ovvero il presidente della Fondazione Aurora onlus Alberto Fontana e l’ex direttore del centro clinico Nemo Sud, il prof. Giuseppe Vita, oltre che sul piano delle responsabilità penali, come persona giuridica, per la stessa Fondazione Aurora. Che sono assistiti dagli avvocati Bonni Candido, Elena Montalbano e Federico Triulzi. Il prossimo step dell’udienza preliminare è fissato per l’8 luglio, e nel frattempo all’udienza scorsa del 6 giugno si è registrata una modifica dell’imputazione da parte del pm Piero Vinci.
Per quanto riguarda invece la maggior parte degli indagati iniziali c’è da registrare il decreto di archiviazione siglato dalla gip Ornella Pastore su richiesta della Procura. A maggio del 2024 vennero indagati per le ipotesi di peculato e corruzione oltre a Fontana e Vita anche l’allora assessora regionale alla Salute Giovanna Volo, che all’epoca dei fatti era direttrice sanitaria dell’ospedale messinese, e inoltre Giuseppe Laganga Senzio, ex direttore amministrativo del Policlinico, Mario Giovanni Melazzini, anche lui ex presidente della Fondazione Aurora onlus, Giuseppe Pecoraro, ex commissario straordinario del Policlinico, Paolina Reitano, ex direttrice sanitaria del Policlinico, Marco Restuccia, ex direttore generale del Policlinico, Michele Vullo, ex direttore amministrativo del Policlinico, e il figlio del prof. Vita, Gianluca Vita.
Per tutti loro la vicenda si conclude adesso con l’archiviazione del procedimento decisa dalla gip Pastore. Nei confronti di tutti il gip all’epoca dispose un sequestro preventivo per l’importo complessivo di ben 11 milioni di euro, pari ai fondi pubblici che si ritenevano distratti nel tempo con il perpetuarsi della convezione. Ad ottobre 2024 intervenne però sulla vicenda dei sequestri la decisione della Procura stessa, con la revoca del sequestro preventivo deciso per gli indagati, perché si prendeva atto delle novità sul tema del “sequestro preventivo” decise dalla Cassazione.