19 Giugno 2026 Sport Cultura Spettacolo

“Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale”. Addio al grande Igor Protti. Sostituì Schillaci nel Messina dove rimase per tre anni

Igor Protti è morto. Aveva 58 anni. A giugno aveva scoperto di avere un cancro, l'aveva annunciato lui stesso a luglio: "Un mese fa mi è stato trovato uno sgraditissimo ospite". A settembre, su Instagram, aveva annunciato un peggioramento: "Dopo l’intervento per la stomia e otto sedute di chemioterapia l’ospite ha deciso di far visita alle mie vertebre. Si parte con la radioterapia". Lo aveva detto a tutti, che avere scoperto quella malattia molto tardi sarebbe stato un problema.

La famiglia ha comunicato con immenso dolore che Protti "ci ha lasciati" nella notte appena trascorsa. Nel post è stato condiviso anche un commovente messaggio d'addio, scritto dallo stesso Protti, che ha voluto salutare i suoi cari e tutti i tifosi delle squadre in cui ha militato: "Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale".

Protti ha espresso gratitudine verso la sua famiglia e verso l'affetto ricevuto dai sostenitori nel corso della sua carriera, chiudendo il suo messaggio con una nota di speranza: "Sperando che sia un arrivederci e non un addio".

Dopo gli esordi nella sua Rimini, Protti si fece conoscere dal grande pubblico nel triennio a Messina.

Le stagioni al Messina

1989-90 (Serie B)
Esordì tra i cadetti e conquistò subito il posto da titolare. Realizzò 12 gol in 36 partite di campionato (15 reti complessive considerando la Coppa Italia), contribuendo alla salvezza ottenuta dal Messina dopo lo spareggio vinto contro il Monza.

1990-91 (Serie B)
Confermò le sue qualità segnando 9 reti in 35 presenze di campionato. Il Messina chiuse il torneo a metà classifica e Protti divenne uno dei beniamini del pubblico del vecchio stadio Celeste.

1991-92 (Serie B)
Mise a segno 10 gol in 35 gare, risultando ancora il miglior realizzatore della squadra. Nonostante le sue reti, il club attraversò un periodo difficile che avrebbe portato a un ridimensionamento tecnico.

Con la maglia del Messina, Protti disputò:
105 presenze in Serie B
31 gol in campionato
113 presenze ufficiali complessive
35 reti totali tra campionato e Coppa Italia.

Poi il Bari e uno storico titolo di capocannoniere, quindi la Lazio, una big, una Supercoppa Italiana e infine un altro glorioso capitolo, quello finale della sua carriera, a Livorno.

Igor Protti è stato tante cose insieme. L’unico capocannoniere della Serie A giocando per una squadra retrocessa, questo lo sanno tutti. Poi un livornese di Rimini, un figlio di Sacchi e un uomo di cuore, che faceva teatro per beneficenza e recitava con 40 attori con disabilità psichica. E ancora: un uomo amato, un attaccante che non è andato all’Inter solo perché l’Inter non ha fatto in tempo a vendere Zamorano e un bambino riveriano.

INFANZIA E SACCHI— Igor Protti, figlio di Flavio, nasce a Rimini nel settembre 1967 e nel 1968 ha già un pallone, regalo di papà. Cresce con una maglia di Rivera, regalo per i 10 anni, e alla mamma dice di voler diventare medico. In un tema delle elementari, però, comincia a vedere tondo: “Scrissi che volevo giocare la finale di Coppa dei Campioni e segnare un gol al 90°”. E allora, che pallone sia. Gioca al Rimini per Arrigo Sacchi, rampantissimo, che nel 1984-85 lo porta stabilmente in prima squadra in C1 e una volta anche a Fusignano: “Sacchi è un fine psicologo – ricordò Igor una volta -. Per capire meglio la personalità di ciascuno di noi, ci portò a turno nel paese dove è nato. Io ci andai un giovedì. Mi fece vedere le sue terre, conoscere i suoi tantissimi amici. Mi spiegò, parlando del più e del meno, qual era il segreto del gioco a zona”. Tra i due va benino, non benissimo e Sacchi nel 1996, quando era c.t. e Protti capocannoniere del campionato, non lo portò all’Europeo. Del resto, aveva Del Piero, Casiraghi, Chiesa, Ravanelli, Zola: bella gente.

CAPOCANNONIERE A BARI— Protti dopo quegli anni a Rimini fa un primo passaggio al Livorno, poi è alla Virescit Bergamo e nel 1989 il Messina lo chiama in Serie B per sostituire Totò Schillaci, passato alla Juve. Gioca e segna per due stagioni in Sicilia, poi lo chiamano dalla A, vorrebbe andare ma dice: “Ho un contratto, è giusto che lo rispetti. I contratti sono fatti per questo”. Altri tempi, o forse altri uomini. In A arriverà al Bari, con cui diventerà uno dei vagoni del trenino – esultanza cult – e vivrà l’anno della vita nel 1995-96. Igor durante il ritiro a Mezzano di Primiero è l’unico della squadra senza contratto ma il Mago Nicola – e come altro poteva chiamarsi, un mago barese? - gli dice “sarai riconfermato e capocannoniere”. Mah. Sarà la magia, sarà l’impegno in allenamento, ma le stelle cospirano per lui. Guerrero ritarda il rientro per la Coppa America e Materazzi dà una chance alla sua riserva. Igor non è bello, non è grosso, non è famoso ma segna alla prima giornata e quello è il primo gol in assoluto di tutto il campionato: vince mille bottiglie di vino – a lui, appena diventato astemio – e un quintale di miele. Già che c’è, Protti-gol tira dritto. Segna alla seconda, poi fa tripletta alla terza contro la Lazio. Non si fermerà più: il Bari retrocede ma lui chiude a 24 gol, capocannoniere assieme a Beppe Signori. E’ il miglior attaccante della Serie A 1996, il campionato dei giganti. Sacchi a giugno non lo chiama per l’Europeo, Moratti sì ma non lo prende per quell’incrocio con Zamorano, così Cragnotti lo porta alla Lazio.

BOMBER DI PROVINCIA— Inizia qui la seconda fase della vita di Igor Protti da Rimini, mito degli attaccanti di provincia. Alla Lazio non funziona, al Napoli è l’ultimo a indossare la sacra 10 di Maradona prima che la ritirino. La B alla Reggiana è solo un trampolino per Livorno, che diventa la sua seconda casa. Protti a 33 anni scende in C1, a 34 e 35 è (due volte) capocannoniere del girone, a 36 replica in B con 23 gol: assieme a Dario Hubner, è l’unico ad aver vinto le classifiche marcatori di tutte le categorie professionistiche. Che altro chiedere? Nel 2003 Protti dice che va bene così, può bastare, si ritira, ma Livorno per lui ha una passione particolare. I tifosi lo chiamano Lo Zar e lo convincono a restare, anche perché in città è tornato Cristiano Lucarelli. Protti rimane e la coppia diventa storica. Protti e Lucarelli, insieme, segnano 44 gol in un campionato e portano di peso il Livorno in Serie A. Igor fa l’ultimo giro, segna altri 6 gol e poi saluta, questa volta per davvero.

TUTTI TIFOSI— Ora che ha salutato anche questo mondo, è giusto dire che Igor Protti è stato amato molto, un amore fuori scala. Nel marzo 2007 ha ricevuto, in due giorni consecutivi, la cittadinanza onoraria di Livorno e di Bari, le sue città adottive. Quando è stato male, a luglio, i tifosi della Curva Nord Livorno sono andati sotto la sua finestra all’ospedale con lo striscione “Nel bene. Nel male. Nella lotta. Forza Igor” e i ragazzi della Zona Sud sono passati sotto casa. Sono spuntati striscioni a Rimini, a Messina e cartelli a bordo strada a Modugno (“Igor, Bari ti ama”) e a Noci (“Igor Protti facci ancora un goal”). Tutte le sue case. E poi gli avversari: messaggi dalle tifoserie di Lecce, Roma, Spezia, Pisa.

DIO E UN TANGO— La sfortuna lo ha travolto in questi mesi di chemioterapia e radioterapia, ma si era fatta viva già in passato. Lui lo ha sempre detto: “Il rimpianto più grande è stato essere arrivato in A dopo la morte di mio padre, che ha sempre creduto in me. Quando avevo 11 anni, volevo il pallone di Argentina ’78 e il mio babbo per farmelo avere mi ha portato in cantiere. Mi ha fatto vedere come si lavorava lì e cosa significava guadagnare qualcosa. Dopo una settimana di lavoro ho ringraziato e gli ho detto che non lo volevo più. Ho capito quanta fatica ci poteva essere dietro quel Tango”. E un’altra volta, in un’altra intervista: “Stava per nascere mio figlio e mio padre mi disse, ‘mi basta poterlo vedere una volta’. Non ci è riuscito, è morto 20 giorni prima. So che Dio non può badare a tutti, ma perché non ha lasciato vivere mio padre 20 giorni in più?”. Quel figlio si chiama Nicholas Flavio, Nicholas perché in famiglia i nomi stranieri sono sempre andati forte (Igor, Bryan, Etoile, Alex, Cristian, Selly, Natascia), Flavio come il nonno che non ha conosciuto.

VIALLI E RIVERA— Nel paradiso degli attaccanti, che non esisterà ma suona bene, Igor rivedrà Luca Vialli, il suo mito in età matura come Rivera era stato il suo mito da bambino. Insieme, allargheranno le braccia, per dire che a volte va così: se ne sono andati troppo presto. In un’intervista al Magazine della Gazzetta, trent’anni fa, Igor Protti rispondeva a due domande sulla vita. Qual è la sua idea di felicità? “Salute per tutti coloro che mi stanno vicini”. Come vorrebbe morire? “Di vecchiaia, senza soffrire e far soffrire troppo”. Questa fa piangere.