Ponte, Ciucci all’indagato: “Vinciamo al Totocalcio?”
Di Vincenzo Bisbiglua - “Abbiamo vinto al Totocalcio?”, domanda candidamente Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, all’allora consigliere della società, l’avvocato Giacomo Saccomanno. È mezzogiorno del 2 ottobre 2025 quando proprio Saccomanno, ex reggente della Lega in Calabria e uomo di fiducia di Matteo Salvini, telefona all’ad Ciucci (suo capo) chiedendogli un incontro urgente e anticipandogli che “ho una buona notizia da darti”. L’intercettazione dei carabinieri del Ros è agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreto, che vede indagati l’avvocato Saccomanno, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele. Pietro Ciucci, invece, è estraneo all’inchiesta. La tesi dei pm, coordinati dall’aggiunto Giuseppe De Falco, è che Saccomanno – presidente dell’associazione Accademia Calabra – attraverso Virgiglio (dirigente della stessa associazione) abbia agganciato Miele per farsi passare materiale riservato e nel tentativo di condizionare positivamente il parere che la Corte dei Conti avrebbe poi dato sul progetto del Ponte sullo Stretto. Miele, per i pm, avrebbe accettato, con la promessa di essere segnalato nella speranza di ottenere, dopo il pensionamento (arrivato a febbraio 2026), incarichi remunerativi.
Il dialogo tra Ciucci e Saccomanno va contestualizzato. Siamo tra fine settembre e inizio ottobre 2025 ed è un momento decisivo per le sorti dell’opera. A fine ottobre la Corte dei Conti dovrà fornire il suo parere sulla delibera governativa e ha chiesto a Stretto di Messina Spa e ministero delle Infrastrutture integrazioni documentali urgenti.
Dagli atti si apprende così che il 28 settembre 2025 Saccomanno chiede a Virgilio di chiamare Miele. Dopo qualche giorno, il 2 ottobre, l’imprenditore telefona a Saccomanno per un incontro urgente. Una volta incontratisi, l’avvocato si precipita quindi a chiamare Ciucci. E da qui inizia la conversazione inedita. “Pietro! Tu ci sei più tardi? Ho una buona notizia da darti”, dice Saccomanno al telefono. Ciucci replica: “Abbiamo vinto al Totocalcio?”. Saccomanno: “No! Ancora no, però potremmo vincere…”. A quel punto i due si accordano per vedersi il prima possibile, nonostante i rispettivi impegni. “Sono ansioso, ciao ciao”, lo congeda Ciucci. Saccomanno si reca in sede alle 15 in punto. Cosa dovevano dirsi? Qual era la “buona notizia”? Da una successiva conversazione tra Saccomanno e Virgiglio gli investigatori capiscono che “Virgiglio – si legge nell’informativa – è entrato in possesso di informazioni (…) e le veicola a Saccomanno che, a sua volta, informa (…) Pietro Ciucci”.
Ciucci, va ribadito, non è indagato. E dalla trascrizione della conversazione non è chiaro se attendesse una risposta in particolare o semplicemente fosse ironico. Fatto sta che, in vista della scadenza di fine mese, Saccomanno e Virgiglio paiono molto ottimisti. Oltre che impegnati a organizzare un convegno che il 30 ottobre avrebbe dovuto presentare il futuro Ponte. Miele, tra l’altro, secondo gli investigatori, infatti, non è stato l’unico giudice contabile avvicinato. Il 10 ottobre Virgiglio dice a Saccomanno: “Senti, ti ha chiamato Tommaso Miele? Perché voleva farti gli auguri per il nipote”. L’avvocato replica: “A me mi interessa che quella cosa che ti ha detto viene confermata, capito?”. Virgiglio qui azzarda: “Ti ho detto di sì… tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto là io… molto importanti, molto importanti”. I nomi di questi due giudici, non indagati, restano riservati, ma i pm stanno verificando la loro posizione.
Altro salto temporale. Passiamo al 30 ottobre. La sera precedente la Corte dei Conti aveva annunciato il parere negativo verso la delibera del governo. Il clima è incandescente. E il convegno dal titolo “Un ponte per crescere” che quella sera Saccomanno e l’Accademia Calabra avevano organizzato a Palazzo Valentini in Roma per “festeggiare” l’ok all’opera si preannuncia un flop. “Ma verrà Salvini oppure se ne va?”, chiede Franco Gemoli (non indagato), ex responsabile comunicazione della Lega Calabria a Saccomanno, visto che il ministro avrebbe dovuto concludere i lavori. E lui: “D’altro canto, con la rabbia che ha addosso figurati se…”. Qui Saccomanno, riportando le parole di Salvini, spara un concetto non indifferente dal punto di vista politico: “Mi ha scritto che comunque… ha detto se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia… quindi (ride, ndr) ti ho già detto tutto”. Poi commenta: “È stato un provvedimento eversivo”. Fonte: Il Fatto Quotidiano