Omicidio Amato, l’accusa chiede il processo per Carmelo D’Amico
Svolta giudiziaria, a oltre trent’anni dall’omicidio di Roberto Amato, ritrovato privo di vita, due mesi dopo la scomparsa, nelle campagne di contrada Lando, a Barcellona. Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Francesco Massara, ha chiesto il processo per il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, che avrebbe ammesso di aver consegnato al “Barcellonese” Salvatore “Sem” Di Salvo una pistola calibro 7.65, che sarebbe stata utilizzata per uccidere l’allora diciottenne. Un elemento ritenuto di particolare rilievo investigativo dagli inquirenti della Dda e dai carabinieri della Compagnia di Barcellona, confluito nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura.
Udienza preliminare fissata per il 23 ottobre, davanti alla Gup del Tribunale di Messina Alessandra Di Fresco, che dovrà esaminare il materiale probatorio raccolto e stabilire se vi siano gli elementi necessari per disporre il processo. Di Amato si persero le tracce il 12 febbraio 1992 e il suo corpo fu portato alla luce dopo 54 giorni, in una zona isolata e periferica del territorio della città del Longano. Il giovane si allontanò dalla propria abitazione e per quasi due mesi familiari e amici vissero nell’angoscia, pur sperando di ritrovarlo vivo. Speranza che tramontò con il rinvenimento del suo corpo nelle campagne di contrada Lando, dove la tragedia diventò realtà.