Lo spaccio gestito dal gruppo del Cep: processo per otto
Sono otto i rinvii a giudizio disposti al termine dell’udienza preliminare scaturita dall’operazione che ha smantellato un giro della droga gestito da un gruppo che aveva la base operativa al villaggio Cep. È quanto deciso dalla gup Marialuisa Gullino che ha rinviato a giudizio: Manuel Abate, Giovanni Basile, Mario Cariolo, Vincenzo Falcone, Massimo Laddea Raffa, Nicola Mantineo, Sebastiano Marino e Samuele Piccolo.
Nei loro confronti è stato disposto il rinvio giudizio al 13 ottobre prossimo davanti al tribunale collegiale. Sono stati difesi dagli avvocati Paola Rigano, Salvatore Silvestro, Pietro Giannetto, Antonello Scordo, Daniela Chillè, Carolina Stroscio, Antonio Cordova e Nino Cacia.
Proseguirà invece a settembre il giudizio per l’altro troncone di indagati che ha scelto di definire la propria posizione con il rito abbreviato.
Complessivamente erano 38 gli indagati dell’inchiesta che a gennaio era sfociata in 15 misure cautelari: 12 arresti in carcere e 3 ai domiciliari. Contestati, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e numerosi episodi di acquisto e cessione di droga. Le indagini della Squadra Mobile avevano svelato un’organizzazione che, secondo l’accusa, gestiva una rete dello spaccio di droga nella zona sud.
Un traffico florido che, secondo quanto era poi emerso dalle indagini, aveva la base operativa al rione Cep. Un vasto traffico di sostanze stupefacenti che sarebbe stato gestito attraverso giovani spacciatori, alcuni incensurati, e il contributo di vecchi personaggi della criminalità messinese, una volta vicini allo storico clan del villaggio Cep capeggiato da Iano Ferrara.
Sono numerosi gli episodi di spaccio e detenzione di droga emersi nel corso delle indagini. Mesi di intercettazioni, appostamenti e videoriprese avevano permesso di ricostruire diversi episodi di cessione e detenzione di droga ma anche incontri e contatti. Era emerso che gli indagati usavano grande prudenza nelle conversazioni al telefono, anche in caso di video chiamate. Alcuni indagati erano stati ripresi mentre comunicavano fra di loro, coprendosi la bocca con le mani o parlando a bassa voce all’orecchio per evitare di poter essere intercettati.