30 Luglio 2026 Giudiziaria

Inchiesta sul prof. Stagno d’Alcontres. Ecco i motivi del “no” ai domiciliari della Cassazione

Il quadro delle accuse è chiaro e sussistente. Però la capacità di inquinare le prove e reiterare i reati è stata una sorta di fuga in avanti, perché era già in pensione dal suo ruolo apicale alla Chirurgia plastica del Policlinico, e non poteva più condizionare lo svolgimento delle indagini.

Ecco perché la 6° sezione penale della Cassazione ha detto in sostanza “no” agli arresti domiciliari per il chirurgo plastico Francesco Stagno d’Alcontres, quando ai primi di giugno ha rispedito al mittente il provvedimento del tribunale del riesame che li aveva confermati. Adesso sappiamo, con il recente deposito delle motivazioni di quella decisione, come hanno ragionato i giudici romani, che all’epoca hanno dato dei parametri precisi per il nuovo pronunciamento. E in effetti i giudici de libertate nel secondo “verdetto” del 25 giugno hanno revocato gli arresti domiciliari per il medico. Che fu arrestato il 5 dicembre 2025 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Messina guidata da Antonio D’Amato per corruzione, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e truffa. Con al centro il “do ut des” con le case farmaceutiche e medicali per l’organizzazione di un convegno medico nazionale della Sicpre, in cambio delle forniture nel reparto che dirigeva.

L’accoglimento del ricorso depositato dai suoi difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Nico D’Ascola - scrivono i giudici -, è parziale, di fronte a un quadro di accuse che non vengono sostanzialmente scalfite dalle argomentazioni difensive. I legali del medico hanno per esempio puntato sullo “sdoppiamento” tra ruolo pubblico (al Policlinico) e ruolo privato (organizzatore del convegno), ma i giudici scrivono che «... la stretta correlazione tra l’esercizio dei poteri pubblicistici concernenti l’approvvigionamento e il pagamento di prodotti medicali per l’Uoc di Chirurgia plastica e l’entità dei contributi offerti al congresso è stata dedotta da una serie di conversazioni telefoniche...», oppure che «... la strumentalizzazione della funzione pubblica è desunta da conversazioni intercorse con le proprie collaboratrici».

I giudici di Cassazione non hanno avuto invece dubbi sulla “mancanza” di esigenze cautelari, dichiarando fondato il terzo motivo di ricorso presentato dai due legali: «... il ricorrente ha cessato di svolgere attività ospedaliera e universitaria il 3 luglio 2025, è stato collocato a riposo dal 1. agosto 2025 e, dal 13 ottobre 2024, non fa più parte del comitato direttivo della Sicpre». E se per un verso «... l’ordinanza impugnata (la prima che aveva confermato i domiciliari, n.d.r.), tuttavia, ha ritenuto che tali elementi non siano sufficienti a escludere la permanenza del rischio cautelare, osservando che dalle conversazioni intercettate emerge l’intenzione del ricorrente di continuare a svolgere attività chirurgica dopo il collocamento a riposo», per altro verso «... la motivazione, tuttavia, è logicamente viziata, poiché la mera prosecuzione dell’attività medico-chirurgica presso strutture convenzionate non consente automaticamente di ritenere sussistente il concreto pericolo di reiterazione delle specifiche condotte contestate, né implica, di per sé, il mantenimento di poteri incidenti sulle procedure di approvvigionamento...».

Ma c’è anche un’altra novità su questa vicenda. Ovvero che la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip altri sei mesi di tempo per continuare le indagini sul troncone “satellite”, quello che riguarda altri 18 indagati, compreso Stagno d’Alcontres, sostanzialmente per i medici e i tenici che lo hanno coadiuvato per l’attività esterna al Policlinico, dove sono contestati solo casi di falso in cartella clinica e truffa.