Crollo palazzina Pistunina, al via gli interrogatori degli indagati
foto di Enrico Di Giacomo -
È oggi la giornata degli interrogatori. Due dei tre indagati dell’inchiesta aperta dalla Procura guidata da Antonio D’Amato dopo la tragedia di Pistunina sono stati sentiti in mattinata dalle sostitute Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone all’interno della caserma dei carabinieri di Tremestieri.
Si tratta dell’imprenditore 54enne Alessandro Panarello, difeso dall’avvocato Salvatore Silvestro, in qualità di socio e amministratore della società SA Supermercati, che aveva preso in affitto il piano terra della palazzina per realizzare un market e dell’ingegnere 72enne Pietro Leone (foto Edg), originario di Monforte San Giorgio e cugino dei Leone, che a quanto pare aveva avuto incarico da parte di Carmelo Leone, difeso dai legali Sebastiano Campanella e Maurizio Di Silvestro, che è rimasto ucciso nel crollo dell’edificio, di sovraintendere ai lavori di ristrutturazione. D’Alì, che si trovava con Panarello all’interno della struttura al momento del crollo, è ancora ricoverato al Policlinico perché è rimasto seriamente ferito e sarà sentito nei prossimi giorni.
Il primo ad essere interrogato è stato l’ingegnere Pietro Leone che all’uscita dall’interrogatorio, non ha rilasciato nessuna dichiarazione.
«L'unica cosa che le posso dire è che in questo momento io sono un familiare, queste sono persone con cui sono cresciuto assieme. Era la mia famiglia, è doloroso. Spero che la giustizia si muova al meglio». Così aveva detto al Tg1, l'ingegnere Pietro Leone, uno dei tre indagati dalla Procura di Messina per il crollo dell’edificio del rione Pistunina. E’ lui che progettò la palazzina nel 1989 dove abitavano quattro suoi familiari. I corpi di due di loro sono stati recuperati, gli altri due sono ancora sotto le macerie. Alla domanda se ha seguito i lavori che erano in corso al piano terra, l’ingegnere Leone dice: «A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore di questi lavori, ma proprio no, assolutamente no».
Ai tre indagati la Procura contesta in questa fase tre tipologie di reato, ovvero l’omicidio colposo plurimo, il disastro colposo e la rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Secondo i pm in sostanza la causa del crollo sarebbe da ricercarsi nel cantiere aperto per il riammodernamento dei locali del piano terra.
In ogni caso già da tempo a quanto pare erano emersi i problemi strutturali ai pilastri del piano terra, dopo la rimozione delle coperture in legno del vecchio arredamento.
Poche le differenze nei capi d’imputazione addebitati ai tre rispetto ai ruoli rivestiti. In sostanza Panarello «nell’eseguire i lavori di ammodernamento» avrebbe omesso di «collocare gli impianti necessari a prevenire il crollo, e di «adottare le opportune cautele nelle realizzazione delle opere», così come D’Alì, a cui i lavori di manutenzione furono però «commissionati dai proprietari». Per l’ing. Leone analoghe contestazioni, ma per la sua attività nel «coordinare le opere di manutenzione e messa in sicurezza del magazzino».