Il nodo delle liste di Sud chiama Nord, Pd all’attacco: «Ma quale complotto. Pagina grave»
È il Pd l’unico partito a intervenire su un caso destinato ad avere lunghi strascichi. «Al di là dell’aspetto giuridico-formale – dice il segretario provinciale Armando Hyerace –, ho sempre sostenuto che quattordici liste espressione di un solo partito, presentate senza raccogliere, una firma, non sono un modello di democrazia. Sono la militarizzazione del consenso. Resta una domanda: se era così semplice raccogliere dodicimila firme in due giorni, perché non lo ha fatto prima? Perché evidentemente il punto non era se fosse possibile raccoglierle, il punto era dimostrare di poterne fare a meno. Ed è esattamente qui che una prova di forza smette di essere soltanto arroganza politica e diventa un problema di rispetto delle regole e della democrazia». Le lobby? «Qui non c’è nessun complotto – continua Hyerace –: c’è il parere dell’organo competente della Regione e ci sono tre ricorsi pendenti davanti al Tar. Non è comprensibile la trasformazione preventiva in vittima, quando quelle liste sono state presentate con una scelta consapevole e rivendicata».
Anche il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Alessandro Russo, non le manda a dire, definendo quello di un nuovo commissariamento «uno scenario osceno e vergognoso per Messina», città che «paga ancora una volta la scelta di De Luca e di Sud Chiama Nord di utilizzare Messina per i propri interessi politici, per le proprie mire e ambizioni regionali e nazionali. Ancora una volta, una città usata per il tornaconto politico del Reuccio. Dopo due dimissioni di seguito, l'arroganza politica di pensare di potere tutto e comunque. Una pagina grave, se Messina perderà altri due anni appresso a immobilismo e commissari, la responsabilità politica sarà chiara».