7 Ottobre 2026 Politica e Sindacato

Giornate Fai d’Autunno: alla scoperta della Stazione marittima e del Museo della medicina

Si alza il sipario sulle Giornate Fai d’Autunno, presentate questa mattina in conferenza stampa nella sede dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto. Due i luoghi aperti al pubblico, La stazione marittima, con la riscoperta del “Mosaico dell’Impero” di Michele Cascella, e Il museo della medicina Ottavio Badessa, a Villafranca Tirrena. Le visite si svolgeranno sabato 10 e domenica 11 ottobre. L’ingresso è gratuito.

Nel corso della conferenza stampa sono interveuti il sindaco di Messina Federico Basile, il capo delegazione Fai di Messina Nico Pandolfino, il presidente dell’Adsp Francesco Rizzo, il responsabile poli museali Fondazione FS Oreste Orvitti, il sindaco di Villafranca Tirrena Antonino Giuseppe Cavallaro. Presenti anche i rappresentanti delle società partecipate del Comune, il presidente dell’Associazione Bios Carmelo Lembo, Salvatore Rotondo per l’Ordine dei Medici Ordine Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina, Patrizia Di Perna per la Pro Loco di Villafranca Tirrena, un rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ambito Territoriale di Messina e alcuni Dirigenti scolastici delle scuole che hanno aderito al progetto “Apprendisti Ciceroni”, che accompagneranno i visitatori nei giorni di sabato e domenica.

 

La stazione marittima

Nel corso della visita, gli utenti potranno scoprire come, dal lontano 1° novembre 1899, lo Stretto di Messina sia teatro di una “prodezza” unica in Italia: l’imbarco diretto di interi treni Intercity e notturni sulle navi traghetto. Assistendo alle manovre con cui i convogli vengono guidati sui binari interni delle navi tramite le storiche invasature, sarà possiile toccare con mano un rito quotidiano che dura da oltre un secolo e che muove volumi di traffico paragonabili a quelli dei grandi trafori alpini.

Ma il vero cuore dell’esperienza sarà la riscoperta dell’imponente “Mosaico dell’Impero” di Michele Cascella, rimasto nell’ombra per anni a causa dei lavori di restyling. Sono previste visite interattive soprattutto per chi ha ridotte capacità motorie, per ipovedenti e non vedenti con l’ausilio di materiali tattili.

Grazie alla sua posizione strategica, la Stazione Marittima assume un’importanza cruciale già verso la fine dell’Ottocento. Distrutta dal terremoto del 1908, ne viene proposta la riedificazione affidando il progetto all’architetto Angiolo Mazzoni, funzionario delle Ferrovie dello Stato fin dal 1921 e autore di diverse stazioni di epoca fascista. Mazzoni realizza un’imponente opera di architettura razionalista tra il 1937 e il 1939 per gestire lo scambio tra i treni e i traghetti diretti in Calabria.

Le prime iniziative reali da parte del governo per collegare la Sicilia al resto d’Italia si hanno subito dopo l’Unità, nel 1866. “Sopra i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al Continente”, si proponeva alla Camera dei deputati. L’importante complesso ferroviario della Stazione di Messina Marittima rappresenta una fondamentale stazione di interscambio tra reti ferroviarie e consente l’attracco dei traghetti che trasportano viaggiatori e rotabili tra le due sponde dello Stretto. Fu lo stesso architetto Mazzoni, con un promemoria del 26 aprile 1938, a sottoporre all’attenzione dell’allora Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato l’opportunità di decorare un salone della Stazione con un’imponente raffigurazione musiva aderente alla tradizione siciliana.

Approdo e smistamento delle navi traghetto e dei convogli ferroviari, posto lungo il margine aperto verso la zona falcata, il progetto di Mazzoni mette in relazione parti della città trasformando il complesso sistema del nodo ferroviario in un evento urbano dai forti connotati architettonici e ricco di un articolato sistema di percorsi e spazi di uso pubblico. L’opera è una cerniera funzionale con un forte impatto visivo per coloro che, arrivando dal mare a bordo dei traghetti in navigazione lungo lo Stretto di Messina, trovano sullo sfondo questa enorme “abside” di travertino d’Alcamo. Una composizione fondata essenzialmente su un sapiente assemblaggio di volumi puri che si connota attraverso il successivo alternarsi di pieni e di vuoti, di parti in luce e di parti in ombra. Il fronte principale dell’edificio è caratterizzato da un portico d’ingresso continuo sovrastato da una pensilina significativamente aggettante che riunisce in un unico organismo la stazione marittima e la stazione ferroviaria, il fabbricato viaggiatori, il fabbricato alloggi, il fabbricato impiegati, le poste e gli edifici per il funzionamento della stazione con tutte le pertinenze.

Il museo della medicina Ottavio Badessa, a Villafranca Tirrena

Un estrattore di calcoli vescicali in crini di cavallo — di cui si conoscono solo due esemplari al mondo, l’altro custodito al Royal College of Surgeons di Londra — e ben quattro maschere di Ombredanne realizzate con vesciche di maiale essiccate. Sono solo alcuni dei tesori esposti nel museo, che custodisce una raccolta frutto di oltre quarant’anni di appassionata ricerca da parte del dottore Paolo Badessa nei mercati d’antiquariato d’Europa. Il percorso svela aneddoti affascinanti, dalla prima “macchina elettromedicale” acquistata nel 1959 a Portobello Market per una sola sterlina, fino agli strumenti del medico. Un viaggio tra scienza, umanità e curiosità storiche impreziosito dal racconto della memoria locale.

Il Museo, che si trova nel centro urbano di Villafranca Tirrena, nasce per onorare Ottavio Badessa, storico medico condotto del comune messinese, stimato per le elevate competenze e la profonda dedizione umana. L’esposizione si basa sulla preziosa collezione donata dal figlio Paolo, ex primario di Anestesia. L’opera di raccolta, iniziata a Londra nel 1959 e proseguita per oltre quarant’anni tra mercati d’antiquariato e fiere internazionali, comprende rari strumenti medici d’epoca perfettamente conservati. Simbolo della struttura è il calesse, mezzo con cui il medico visitava i suoi pazienti.

Il percorso espositivo del Museo è ospitato all’interno di ambienti eleganti, definiti da arredi in legno e pavimentazioni d’epoca in graniglia decorata, che conferiscono uno stile caldo e storicizzato. Elemento centrale dell’allestimento è una grande vetrina ottagonale in legno e vetro, attorno alla quale si articolano moduli espositivi e bacheche dedicate alla conservazione e alla valorizzazione dei reperti. La collezione raccoglie una vasta tipologia di strumenti scientifici e medicali d’epoca, la cui valenza artistica e artigianale si esprime nei materiali utilizzati, come ottone, peltro, vetro di cristallo, ebano, avorio e bachelite. Tra i reperti spiccano microscopi d’epoca (come il modello Nachet e quelli a tamburo), apparecchiature per anestesia e ionoterapia, set chirurgici da campo e la targa originale dell’ambulatorio del dottor Badessa. Il percorso storico-didattico è arricchito da pannelli illustrativi e documentari che tracciano l’evoluzione della scienza medica dall’antichità al Rinascimento, fino al Novecento, completato dalla memoria poetica di Leo Puglisi legata alla figura simbolica del medico condotto in calesse.