Ponte senza una (nuova) gara. I pm indagano per corruzione
Di Vincenzo Bisbiglia e Carlo Di Foggia - Il governo avrebbe dovuto bandire una nuova gara per assegnare la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Ne è convinta la Procura di Roma, che ha allargato l’inchiesta sull’opera – su cui Matteo Salvini (estraneo all’indagine) ha scommesso gran parte del suo mandato al ministero delle Infrastrutture – e ora ipotizza il reato di corruzione nella decisione di riattivare direttamente il vecchio appalto con il Consorzio Eurolink, che ha come capofila il colosso Webuild. L’appalto – affidato dalla pubblica Stretto di Messina spa – ora è salito a 13,5 miliardi.
Al vaglio dei pm, a quanto risulta al Fatto, ci sono le posizioni di almeno tre persone, tra funzionari pubblici e manager. Ieri i carabinieri del Ros si sono recati al Mit e nella sede di Eurolink e hanno acquisito migliaia di pagine di documenti: l’attenzione si concentra sull’iter che ha portato alla delibera del 6 agosto 2025 con cui il Cipess, il comitato di Palazzo Chigi per i grandi piani pubblici, ha approvato il progetto definitivo del Ponte. Una delibera che la Corte dei conti, a ottobre 2025, ha bocciato, negandone l’efficacia e costringendo Salvini a ripartire da capo, ma sempre evitando la nuova gara.
È un salto di qualità rispetto a quanto emerso a giugno, quando i Ros sequestrarono telefoni e device a tre soggetti – l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Mele, l’ex commissario della Lega in Calabria ed ex membro del cda della Stretto di Messina Giacomo Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio – coinvolti in diversi presunti episodi corruttivi per condizionare il parere della Corte dei Conti.
Come noto su spinta di Salvini, il governo nel 2023 ha deciso di far rinascere la grande opera messa a gara nel 2005 dal governo Berlusconi e fermata nel 2012 da Monti. Vent’anni fa l’appalto valeva 4,6 miliardi di euro. Il 40% dei costi sarebbe stato a carico dello Stato, attraverso Sdm, il resto da reperire sul mercato, con la possibilità di una quota europea che poteva arrivare al 20%. Nel 2005 la gara fu vinta da Impregilo (oggi Webuild) con un ribasso stellare. Nel 2011 il costo era già salito a 6,3 miliardi. Nel 2023 è arrivata quindi la decisione di riaffidare l’opera a Webuild, ma con un finanziamento tutto pubblico e costi nel frattempo lievitati fino a 13,5 miliardi.
Eccolo qui il nocciolo, messo in rilievo in precedenza sia dai magistrati contabili sia dall’Autorità Anticorruzione. La norme europee consentono al governo di procedere con il vecchio appalto solo se il nuovo costo dell’opera non supera del 50% quello originario, altrimenti serve rifare la gara. Anche volendo considerare quello del 2011, siamo ben oltre la soglia. Stretto di Messina, guidata ora come allora da Pietro Ciucci, e il ministero di Salvini si sono giustificati spiegando che gran parte dell’aumento è dovuto all’inflazione, quindi la direttiva Ue non viene violata. Il problema è che non hanno fornito alla Corte dei Conti una documentazione in grado di chiarire questo aspetto. Tanto più che, hanno ricordato i magistrati contabili, la direttiva Ue prevede di rifare la gara anche se l’appalto viene modificato in parti sostanziali. E nella nuova procedura, Salvini ha deciso che il costo sarà interamente a carico dello Stato, non un dettaglio da poco. “Condizioni che – si legge nel parere dei pm contabili – se fossero state contenute nella procedura d’appalto iniziale avrebbero attratto ulteriori partecipanti”.
Il sospetto della Procura guidata da Francesco Lo Voi è che la mancata nuova gara sarebbe da incardinare in un possibile patto corruttivo. Tra chi? In cambio di quali utilità? Sul punto gli investigatori stanno ancora lavorando. Ed è in questa direzione che va l’importante lavoro di acquisizione di ieri. Il materiale a disposizione è ampio. L’inchiesta di Roma è supervisionata dalla Procura nazionale antimafia, che da due anni e mezzo coordina i fascicoli aperti in mezza Italia.
Ai pm, coordinati dall’aggiunto Giuseppe De Falco, nei mesi scorsi sono arrivati ben sette esposti dal leader di Avs, Angelo Bonelli. Uno di questi, riprendendo un’inchiesta di Report, racconta di un incontro avvenuto nel 2023 tra Salvini, l’ex ministro berlusconiano Pietro Lunardi (che all’epoca incardinò la gara e oggi è coinvolto nel progetto con la sua Rocksoil) e l’Ad di Webuild, Pietro Salini (tutti estranei all’inchiesta). Poche settimane dopo il governo ha “ripescato” il vecchio progetto del ponte. In questi giorni il ministero e Sdm hanno rispedito le carte al Cipess per procedere a una nuova delibera. Ma gli ostacoli restano sempre gli stessi.