Yerma sogna ancora per noi. Il grande classico di Garcia Lorca riletto dalla compagnia del Teatro dei Naviganti
Di Tonino Cafeo. Si è conclusa sabato 17 ottobre alla sala Laudamo di Messina, dopo due settimane di repliche, la rappresentazione de Il sogno di Yerma. Spettacolo che Domenico Cucinotta ha tratto dal dramma Yerma di Federico Garcia Lorca.
L’allestimento, a cura del Teatro dei Naviganti, ha aperto consuccesso il cartellone di prosa 2026/27 dell’EAR Teatro Vittorio Emanuele, per la parte ospitata alla Sala Laudamo.
Yerma, testo del 1934, è- insieme a Nozze di Sangue (1933) e La casa di Bernarda Alba (1935) -parte di una trilogia che Garcia Lorca volle dedicare al mondo contadino dopo aver lavorato conLa Baraca, compagnia teatrale finanziata dal governo repubblicano per portare i classici del teatro spagnolo in mezzo alla gente.
Il poeta, stimolato dalla risposta entusiastica del pubblico piùpopolare nel clima di rinnovamento degli anni che precedettero la guerra civile, decise di portare sul palcoscenico i temi dell’amore, dell’onore e della morte combinando metafore poetiche elinguaggio popolare e tenendosi lontano dalla lingua aulica del teatro tradizionale.
Yerma è la storia di una giovane donna e del suo profondo desiderio di maternità, frustrato da una sterilità senza rimedio alcuno. Il testo segue il percorso della giovane contadina che trasforma il suo bisogno di realizzazione e affermazione di sé in una forma di resistenza alle strutture oppressive della società patriarcale percorrendo tutte le tappe di una ricerca che la condurrà all’autodistruzione e alla rinuncia all’oggetto del suo desiderio nella forma più tragica: l’uccisione del marito Juan e con lui dell’unica possibilità di avere un figlio entro i rigidi canoni della società in cui vive.
La drammaturgia di Domenico Cucinotta, coadiuvato alla regia da Mariapia Rizzo, si pone il problema di fare arrivare allo spettatore del ventunesimo secolo l’universo poetico di Garcia Lorca. Ci riesce asciugando il “poema tragico”- che è articolato in tre atti e sei quadri con una folla di personaggi maggiori e minori in scena-e concentrando l’attenzione del pubblico in un’ora densissima in cui sono Yerma e il suo sogno a essere in primo piano, mentre i personaggi maschili restano fuori dal palcoscenico e quelli femminili si ritrovano nelle quattro figure che , come un coro tragico, accompagnano l’azione scenica , la costruiscono insieme alla protagonista, la commentano, incarnando via via le diverse figure che Yerma incontra sul suo cammino.
Elvira Ghirlanda è una Yerma che cattura lo sguardo e appassiona evocando nei suoi monologhi il desiderio quanto il deliriomediante una serrata dialettica con le figure che incarnano l’ordine costituito. Una gabbia che Mariapia Bilardo, Gabriella Cacia, Mariagrazia Milioti e Chiara Trimarchi rendono sempre più esplicita e opprimente attraverso i riti ancestrali della fertilità fino all’epilogo che arriva di colpo, ineluttabile, a smentire la celebrazione della vita attraverso il sesso.
Le musiche e i canti originali di Silvia Bruccini contribuiscono ad accrescere il carico emozionale dell’insieme senza indulgere nel folklorico.
Il sogno di Yerma evita quindi di rappresentare un classico delteatro del Novecento in forma didascalica restituendone invece i nuclei fondamentali con il rigore e la passione che ogni buona messa in scena deve avere.