Cosenza: Caruso, un processo politico inventato per criminalizzare un grande movimento!

24 Gennaio 2008 Mondo News

È ricominciato con le richieste dell`accusa, questa mattina a Cosenza, il processo contro i 13 accusati di «cospirazione politica» e «associazione sovversiva», in relazione alle manifestazioni di Napoli e Genova del 2001. In occasione della requisitoria del Pm Domenico Fiordalisi, il coordinamento cittadino Liberi tutti ha organizzato, a partire dalle ore 9.30, un presidio all`esterno del palazzo di giustizia del capoluogo calabrese.

Al termine dell`udienza, gli avvocati, gli imputati e gli organizzatori delle manifstazioni terranno una conferenza stampa all`ingresso del tribunale per presentare la manifestazione nazionale del 2 febbraio, che si terrà  a Cosenza, e tutte le altre iniziative di sensibilizzazione contro il processo. Prima dell`udienza, Luca Casarini, uno degli imputati, ha definito questo «un processo politico inventato per criminalizzare un grande movimento che ha costruito Genova e una stagione politica in questo Paese». «Questo processo è un esempio di come la magistratura possa diventare un`arma politica nelle mani di chi vuole restaurare», ha spiegato Casarini.

In apertura di seduta, sono state rigettate dalla Corte tutte le eccezioni presentate dalla difesa nell`udienza di lunedì scorso, alcune sull`utilizzo delle intercettazioni. Poi è iniziata la requisitoria di Fiordalisi, che ha cercato di salvare il castello di carte accusatorio. Il Pm subito ha ribadito i cardini del famigerato «teorema Fiordalisi», sottolineando come dalle intercettazioni messe insieme dai Ros e dalla Digos si evinca il vero «obiettivo politico» degli imputati, che consisterebbe nel voler rendere «ingestibili le città  durante i vertici governativi». Sono stati chiesti sei anni di condanna e tre di libertà  vigilata per Luca Casarini, Francesco Cirillo e Francesco Caruso. Per tutti gli altri, la richiesta varia da tre a due anni, con due o uno di libertà  vigilata.

In un documento diffuso ieri, l`ex sindaco di Cosenza Eva Catione e l`ex assessore Franco Piperno hanno espresso tutta la loro solidarietà  per gli imputati. «Sono loro che salvano l`onore della città  ` scrivono Catizone e Piperno`Per questo anche noi saremo presenti agli appuntamenti pubblici in occasione delle ultime scadenze processuali; ed invitiamo le donne e gli uomini a dimostrare, come sei anni fa, la solidarietà  ai figli migliori di questa città ». Il documento è anche molto duro verso la procura cosentina: «L`idea della locale Procura era che, dalla Calabria, tra Diamante e Cosenza, fosse partito, nel ‘98 un disegno sovversivo contro ‘l`ordine economico mondiale` ` vi si legge ` E che le stesse giornate sanguinose di Genova rientrassero in quel disegno; tutto questo prima d`essere incredibile risultava, con ogni evidenza, ridicolo. V`era, piuttosto, il sospetto che la stessa mano che aveva ordinato le cariche ed i pestaggi a Genova, avesse voluto, l`anno successivo, costruire, a Cosenza, un contro-altare al processo avviato nella città  ligure contro gli alti funzionari di polizia responsabili, insieme a decine di agenti e carabinieri, non solo di violenze fisiche al limite del sadismo ma anche di omissioni e false testimonianze volte ad occultare quelle stesse violenze». Il testo completo si trova su www.carta.org.

Intanto, il ministero dell`interno, ha nominato nei giorni scorsi il nuovo capo della squadra mobile cosentina. Si tratta del vice questore aggiunto Fabio Ciccimarra. Il nuovo capo della squadra mobile cosentina è imputato a Napoli per le violenze alla caserma Raniero di Napoli dopo le manifestazioni contro il vertice Ocse [insieme ad altri colleghi è accusato di sequestro di persona, violenza e lesioni] e a Genova, nel processo per l`irruzione alla scuola Diaz. È una nomina, quella di Ciccimarra, che suona come provocatoria.

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