Napoli, una discarica per la monnezza e una per Antonio 'O Re

Non esiste un inceneritore, né un`ecoballa, né un cassonetto dotato di tritarifiuti, in grado di smaltire Antonio Bassolino e il suo inspiegabile sorriso: `Dimettermi sarebbe come disertare`, ha detto alle agenzie dopo il nuovo rinvio a giudizio per lo scandalo planetario della monnezza. E poi: `Non è il momento di abbandonare Napoli e la Campania`. Napoli e la Campania (in effetti) uno come Antonio Bassolino se lo sono votato, coccolato e cresciuto. Per due volte lo hanno eletto sindaco, assecondando con sventata letizia quella gigantesca balla mediatica del Rinascimento napoletano che in dieci anni ha divorato enormi finanziamenti pubblici, moltiplicando assunzioni e clientele, compresi i 20 mila spazzini (4 volte più di Milano) che da allora a oggi si tengono a notevole distanza dai cumuli che imputridiscono sotto al cielo, bevono caffè, allargano le braccia, fanno la solita lagna delle vittime senza colpa e senza scopa. Non contenti lo hanno accettato come Commissario straordinario per l`emergenza rifiuti mentre le discariche si moltiplicavano in clandestinità e gli inceneritori progettati sparivano nel nulla. Poi addirittura lo hanno votato Governatore dell`intera Regione. Nominandolo `O Re. Inchinandosi tutti al suo dominio. Ai suoi capricci. Fino al collasso di questi mesi, all`esercito in campo, alle barricate, agli scontri. All`impazzimento di una intera comunità che odia e si odia al tal punto da innescare in proprio la frana che li ha intrappolati e li sommergerà . Di questo pauroso destino Antonio Bassolino è la chiave in quanto primo artefice ed è lo specchio in qualità di ultima vittima. Smaltirlo nella discarica della politica non sarà la soluzione, ma intanto è la premessa.

Pino Corrias