GIUSTIZIA E` FATTA: Tv, dopo polemiche e due rinvii lunedì la fiction sul caso Campagna

7 marzo 2008 Agenda & Consigli

ROMA – Dice Pietro Campagna, con gli occhi lucidi: “Questo film farà  venire una coscienza anche ai mafiosi”. Dopo un appello al presidente della Repubblica Napolitano, due rinvii, e un terzo chiesto dai magistrati di Messina, arriva lunedì su RaiUno La vita rubata di Graziano Diana, il film con Beppe Fiorello che ricostruisce la storia di Graziella Campagna, uccisa dalla mafia il 12 dicembre 1985. Aveva 17 anni, lavorava in una lavanderia: due clienti si presentano come l`ingegner Cannata e il geometra Lombardo, di Palermo. In realtà  sono Gerlando Alberti junior (nipote di Gerlando Alberti senior, `u paccarè, il furbo, braccio destro di Pippo Calò) e Giovanni Sutera, latitanti mafiosi. Da anni abitano in una villetta a Villafranca Tirrena, a due passi dalla caserma dei carabinieri. Graziella trova in una giacca documenti, forse un`agendina; segnerà  la sua fine. La sera del 12 dicembre non sale sulla corriera che la riporta a casa. Due giorni dopo, il cadavere viene trovato a Forte Campone, uccisa con cinque colpi di lupara. Il fratello Pietro Campagna è carabiniere, non si è mai arreso, nonostante i depistaggi, l`indifferenza: sono passati 23 anni e il processo d`appello contro Alberti jr. e Sutera condannati in primo grado a trent`anni, ma poi scarcerati per decorrenza termini, si sta svolgendo a Messina: per il 18 è prevista la sentenza. “L`omicidio di Graziella è una bestemmia” dice Graziano Diana “Prima di scrivere il film, ho fatto un viaggio in Sicilia per conoscere Pietro e sono stato con lui a Forte Campone. Lì ho capito che questa storia andava raccontata”. Beppe Fiorello ha seguito Pietro come un`ombra: “Vorrei avere la sua forza. La vita rubata è la storia d`amore di una famiglia unita. Le riprese si sono svolte anche a Letojanni, dove vive mia madre, abbiamo girato a pochi metri dal cimitero dove riposa papà … Un succedersi di emozioni. La vita rubata è un omaggio a Graziella, al coraggio di Pietro e dei siciliani che non ci stanno più a essere considerati omertosi e mafiosi”.