OPERAZIONE VERITA`: Graziella Campagna, verso il verdetto. Lungo atto d`accusa di FABIO REPICI

9 marzo 2008 Mondo News

La ricostruzione degli eventi e il contesto ambientale. Le cointeressenze tra pezzi delle istituzioni e i «depistaggi iniziali». «Smentite preventive» e affannose correzioni di rotta. Mentre via via, lentamente, «troppo lentamente», «la verità », ogni singola circostanza, cominciava ad emergere. E in maniera direttamente proporzionale lievitava la voglia di sapere tutto, di perseguire i colpevoli. Ventitré anni dall`atroce delitto di una povera ragazza lontana anni luce, come la sua famiglia, da quel «contesto ambientale» che ha steso una cappa «di omertà  e bugie» dopo il deflagrare di cinque colpi di lupara sui Colli Sarrizzo: 23 anni e una sentenza d`appello ormai prossima. Con la famiglia Campagna, anche ieri, tutta lì, a Palazzo Piacentini, a seguire il processo. Fibrillazioni quando Gerlando Alberti jr ha fatto recapitare un certificato medico per una lombosciatalgia: assenza al processo per motivi di salute di un imputato, possibile slittamento dell`udienza. Ma la Corte, motivando, ha deciso di andare avanti. C`era anche la madre di Graziella, donna mite e dolore mai placato, incapace di pronunciare il nome della figlia per tre anni e mezzo dopo il delitto: choc troppo forte, quasi fatale. Ieri è stata colta da un malore che l`ha costretta a lasciare l`aula dell`Assise d`appello al primo piano del palazzo di giustizia. È in questo contesto che si sta avvicinando il verdetto, mentre domani sera va in onda su Rai Uno la fiction sulla storia di Graziella rinviata una prima volta tra le polemiche. Intervento fiume, un vero e proprio atto d`accusa, quello del legale di parte civile, avv. Fabio Repici, al cospetto del presidente Leanza, del giudice togato Galluzzo, dei giudici popolari, dei difensori degli imputati, al processo per l`omicidio di Graziella Campagna, la diciassettenne di Saponara impiegata come stiratrice in una lavanderia di Villafranca Tirrenica. Assassinata perché “rea” di aver trovato tra gli indumenti dell`ing. Cannata alias Gerlando Alberti jr un «foglio di carta compromettente» per il latitante palermitano. L`avvocato Repici ha preso la parola intorno alle 9.30 per chiudere il suo intervento nel pomeriggio. Ha ricostruito gli avvenimenti accaduti nei giorni che hanno preceduto l`omicidio della ragazza sottolineando stranezze e sottovalutazioni. Nella precedente udienza, il pg Minasi aveva chiesto la conferma della condanna all`ergastolo per Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, considerati autori dell`omicidio, e la conferma delle condanne inflitte in primo grado ad Agata Cannistrà  e Franca Federico, proprietaria e dipendente nel 1985 della lavanderia “La Regina” di Villafranca dove lavorava Graziella. Quattro anni di pena a entrambe per favoreggiamento nell`omicidio. L`avv. Repici ha ripercorso una serie di avvenimenti a partire dal posto di blocco dell`8 dicembre `85 quando fu fermata dai carabinieri l`auto con a bordo i due che all`epoca vivevano a Villafranca sotto falso nome, il latitante Gerlando Alberti jr e il suo autista-guardaspalle Giovanni Sutera. Il giorno dopo, il 9 dicembre, Graziella a casa si confida con la madre: «Sai che è strano, l`ingegnere Cannata non è l`ingegnere Cannata…», riferendo anche della «carta» che aveva trovato per caso tra gli indumenti portati in lavanderia da Alberti jr. Quindi, si arriva al 13 dicembre quando fu trovato il corpo di Graziella in una radura vicino Forte Campone. Circostanze che all`inizio non vengono messe assieme: «C`era un motivo ` ha detto l`avvocato Repici ` per la trattazione dissociata di questi episodi?». L`avvocato Repici ha anche affrontato quella che era stata la prima ipotesi percorsa dagli investigatori che avevano pensato ad una «fuitina», una scappatella. Quando i familiari non vedono tornare Graziella a casa vanno dal giovane che la corteggiava, ma che lei aveva rifiutato appena qualche settimana prima, lo trovano in casa: miseramente crollata la prima pista. «Di solito quando si fa la scappatella si è in due», ha puntualizzato Repici. Insomma, quello di Graziella Campagna «è un omicidio di mafia», maturato in un contesto paramafioso: vittima di chi, per la pubblica accusa come per la parte civile, non poteva correre il rischio che qualcuno scoprisse quel che non doveva scoprire. Da qui il buco nero delle connivenze. Prossima udienza il 13 marzo: sarà  l`avv. Di Pietro, nell`interesse di Agata Cannistrà  e Franca Federico, a prendere la parola; il giorno dopo toccherà  al difensore di Filippo Sutera, l`avv. Carmelo Vinci; infine ` martedì 18 ` al legale di Gerlando Alberti jr, l`avv. Antonello Scordo. Poi il verdetto.

Francesco Celi