L`OPINIONE DI SIMONA BONFANTE: Blair e il peacebuilding in Irlanda del Nord

20 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

Jonathan Powell è stato il capo dello staff di Tony Blair dal 1995 sino alle dimissioni dell`ex premier britannico da Downing Street. È stato dunque, uno dei principali collaboratori del Primo Ministro, ed un testimone degli avvenimenti che hanno fatto la storia del decennio blairiano, dalla pace in Irlanda del Nord sino alla guerra in Irak. Ed è proprio ai negoziati di pace che hanno posto fine al sanguinoso conflitto irlandese che Powell ha dedicato il suo primo libro di memorie, Great Hatred, Little Room, appena uscito in Gran Bretagna per i tipi di The Bodley Head. Anticipato dal Guardian che, alla vigilia dell`uscita nei bookshop di Londra, ne ha pubblicato ampi estratti (come riportato nella rassegna stampa internazionale ondine di Critica Sociale), il libro non è semplicemente una storia del processo di pace. Ricco di aneddoti ed episodi curiosi, ma anche di retroscena e riflessioni che offrono al lettore una trama particolarmente densa di senso politico, Great Hatred, Little Room racconta una vicenda esemplare di un processo di peace-building costruito con le armi della volontà , della determinazione, del coraggio di uomini politici che hanno deciso di assumersi sulle proprie spalle la responsabilità  di non soccombere sotto il peso oltraggioso di un passato corroso dall`odio, ma di agire per dare al futuro una prospettiva di normalità  pacifica e razionale. Nel presentare il libro, Powell – che è figlio di un vice-maresciallo dell`aviazione nonché fratello minore dell`ex segretario particolare di Lady Thatcher, Lord Powell of Bayswater – punta l`accento proprio sul valore politico di quell`esperienza “storica”, che rimane il più grande ed inequivocabile successo ottenuto da Tony Blair. La pace in Irlanda del Nord, l`agreement raggiunto tra cattolici e protestanti, non è stato solo il risultato di un accordo tra parti in conflitto, ma un metodo di appeasement che ha posto le condizioni per una pace duratura, per una normalizzazione della vita istituzionale, politica, economica e sociale in una terra che, sino a quel momento, alimentava lo scorrere della storia del sangue delle sue vittime. Nessuno avrebbe potuto pensare, in quel lontano 1997, quando Blair assunse la premiership del governo britannico, che l`Irlanda del Nord avrebbe mai potuto avere un governo co-gestito da repubblicani e unionisti; nessuno avrebbe scommesso un penny sulla pacificazione tra le fazioni – cattolica e protestante che per decenni si sono fatti la guerra, spartendosi il territorio in un crescendo di dolore e disperazione. Eppure, quel miracolo è stato compiuto.Da quella vicenda, rievocata da Powell in questo prezioso libro di memorie, si trae una lezione che va aldilà  della storia. Una lezione di cui i policymakers del mondo globale – oggi più che mai – dovrebbero far tesoro per capire che quando è in gioco la pace, l`arma più efficace non è la forza, non è la chiusura alle ragioni dei nemici, ma il buon senso e la pazienza, il coraggio e la determinazione a conseguire l`obbiettivo rendendolo obbiettivo comune. La storia del peace-building in Irlanda del nord è, in tal senso, una lezione esemplare della quale, tuttavia, come riconosce anche Powell, lo stesso Blair ha mancato di far tesoro in occasione della guerra scatenata dal terrorismo islamico. In Irlanda del Nord, Blair accettò di riconoscere i terroristi dell`Ira come  interlocutori. Nel libro si svelano episodi ancora inediti che dimostrano come l`Inghilterra – già  con Major – utilizzò la via del dialogo con i dirigenti cattolici anche quando il braccio armato dello Sinn Fein, l`Ira, compiva massacri contro civili in territorio britannico. Con Major, Blair capì che la pace non avrebbe potuto essere imposta dalla supremazia militare inglese. Capì cioè che uno stato democratico come l`Inghilterra avrebbe dovuto assumersi la responsabilità  di intavolare il dialogo anche con chi combatteva con strumenti ripugnanti, come l`omicidio indiscriminato, perché solo appellandosi all`umanità  di quegli individui – e non contrapponendo la ragione politica a quella ideale da essi rivendicata – avrebbe potuto aprire un varco di speranza. A differenza di Major, tuttavia, Blair dimostrò un coraggio enorme quando, a pochi mesi dalla prima vittoria laburista, nel 1997, decise di incontrare Jerry Adams, allora capo dello Sinn Fein – il partito cattolico che controllava l`Ira. Prima di lui, solo un altro Primo ministro britannico, David Lloyd George compì un gesto così azzardato, negli Anni 20. “Abbiamo scelto apposta – scrive Powell – di tenere l`incontro a Belfast invece che a Londra – per dare l`idea che non temevamo più di mostrarci deboli, di cedere di fronte al ricatto terrorista.” Insomma, si voleva dimostrare nei fatti il radicale cambiamento del governo laburista nella politica nord-irlandese. La delegazione repubblicana – ricorda l`ex collaboratore del Primo Ministro – era composta, oltre che da Adams, da Martin McGuinness, Pat Doherty e Siobhan O`Hanlon. Quest`ultima, un personaggio noto come uno dei principali leader dell`organizzazione armata repubblicana. “Tony strinse la mano a tutti – scrive Powell – mentre Alastair [Campbell], John Holmes [consigliere di Blair per l`Irlanda del Nord] ed io, decidemmo di non farlo, per una questione di principio.” Alla conferenza stampa che seguì l`incontro, ricorda ancora Powell, venne chiesto a Blair se avesse stretto la mano ad Adam e lui rispose di averlo trattato come “un qualunque essere umano.” A quell`incontro, ne seguì poco dopo un secondo a Downing Street. Powell racconta l`attenzione con cui tutto il personale della residenza del premier venne preparato all`evento, ma anche dell`atmosfera in cui fu organizzato l`appuntamento, con i diversi membri dello staff – compresi i camerieri incaricati di servire il te – che annunciarono che si sarebbero rifiutati di stringere la mano agli ospiti! Era quello allora il sentimento prevalente negli inglesi nei confronti dei “terroristi”. Dal punto di vista politico, la difficoltà  “formale” di quei colloqui era dovuta al fatto che non era consentito dalla legge incontrare un`organizzazione terroristica. I colloqui, dunque, poterono svolgersi pretendendo di intavolarli con esponenti politci del partito repubblicano. Mentre Blair, scrive Powell, avrebbe voluto incontrare personalmente il capo dell`organizzazione armata, nella convinzione che un colloquio diretto avrebbe potuto persuadere il vertice militare dell`opportunità  di cooperare per l`accordo, i capi politici – Adams e McGuinnes – lo convinsero a rinunciare poiché questo li avrebbe indeboliti di fronte all`Ira e, probabilmente, avrebbe causato una spaccatura nel fronte repubblicano che avrebbe minato l`intero processo di pace. Questa strategia venne accolta dal Premier britannico, il quale dimostrò così allo Sinn Fein quanto a fondo intendesse spingersi pur di raggiungere l`accordo tra le parti, e quanto fosse sua personale convinzione la necessità  di rompere con la politica del “divide et impera” praticata dagli inglesi in passato. Blair insomma volle trasmettere ai capi del partito repubblicano un messaggio chiaro: che il governo inglese dovesse essere considerato un alleato, non più un nemico. Un atteggiamento, rischioso ma che si è poi rivelato vincente. Il racconto di Powell segue le diverse fasi del lungo e sofferto processo negoziale preliminare al raggiungimento dell`agreement, le difficoltà  con gli unionisti, le diffidenze ataviche dei cattolici. Si racconta ad esempio quando, nell`aprile del 1988, alla vigilia di Pasqua, Blair dovette precipitarsi a Belfast per convincere David Trimble, il leader del Partito Unionista, a non mandare in fumo l`accordo per le condizioni poste nel cosidetto “strand two”, il protocollo nel quale si definivano i contorni della cooperazione tra Dublino e l`Irlanda del Nord, che gli unionisti giudicavano non accettabili. Una storia avvincente, quella raccontata da Powell che, da ex giornalista – Powell cominciò la sua carriera proprio alla BBC – d

escrive con grande capacità  introspettiva i protagonisti della vicenda, mettendone a fuoco la personalità , le doti umane oltre politiche. È questa, in fondo, la chiave di lettura che, da testimone, l`ex capo dello staff di Tony Blair sembra voler dare alla vicenda. La pace in Irlanda del Nord è stata costruita da uomini, non da istituzioni, dalla loro volontà  a riconoscersi innanzitutto come esseri umani e dunque come parte di un insieme, piuttosto che come poli opposti di un universo inconciliabile. Il valore storico del processo di pace in Irlanda del Nord sta dunque nel suo farsi modello concreto di una strategia di peacebuilding che come già  osservo l`ultimo Segretario di Stato all`Irlanda del Nord del terzo governo Blair, Peter Hain, rimane un “esempio per la risoluzione dei conflitti” nel mondo di oggi.