UN`IDEA PER MESSINA: Una casa autogestita per 8 famiglie rom

5 maggio 2008 Mondo News

TORINO – Il Dado è una casa grigio-azzurra, che sembra fatta di Lego. Concessa dal Comune di Settimo, palestra nel 2003, è oggi espressione di una nuova soluzione abitativa e di integrazione sociale. Dado è anche il nome del progetto: beneficiari 8 nuclei familiari di etnia rom. 21 adulti e 15 minori; il metodo è l`autorecupero, cioè una serie di interventi da parte delle persone che oggi abitano la struttura: risanamento edilizio, modifica di alcuni spazi, istallazione artistica per una nuova estetica dell”edificio. L`obiettivo: la fuoriuscita delle famiglie Rom dalla marginalità  e la loro piena integrazione nel tessuto sociale del territorio. Senza assistenzialismo. “Siamo all`interno di un percorso che inizia dall`incendio del campo di via Borgaro, nell`ottobre 2006 – dichiara Michele Curto, presidente di Terra del Fuoco, l`associazione promotrice dell`iniziativa ` un percorso faticoso, perché il tema è complicato e la comunicazione non sempre positiva`. Un progetto dove all`inizio le persone rom erano 150, poi sono scese a 86, e oggi sono 8 nuclei familiari. `Non è stata una scelta a caso` sottolinea ancora Curto – sono le persone che in un anno e mezzo di lavoro hanno rispettato gli impegni`. Il Dado, la struttura a forma di cubo, verrà  ristrutturata e resa più funzionale; lo spazio sarà  diviso in tre: i mini alloggi per le famiglie rom, le parti comuni e uno spazio dedicato allo svolgimento di attività  delle organizzazioni del network Flare (Freedom Legality and Right in Europe , la prima rete europea di contrasto per la criminalità  organizzata). `Insomma ` sottolinea Curto ` uno spazio non ghettizzato, non un luogo di disagio`. Il coinvolgimento diretto dei rom nella costruzione della casa si propone diverse finalità : un percorso di formazione e acquisizione di una qualifica professionale nell`edilizia, spendibile successivamente nel mercato del lavoro; l`elevata riduzione del costo delle opere grazie all`impiego degli stessi abitanti nelle fasi cantieristiche ed edilizie; l`allontanamento dei soggetti da politiche di tipo assistenzialista; l`incontro con il vicinato e le realtà  sociali presenti sul territorio, quali associazioni, volontariato, terzo settore. `Questo è un progetto di vita ` ha sottolineato don Luigi Ciotti che con il Gruppo Abele ha sostenuto il lavoro sin dagli esordi ` È vivere la propria libertà  in rapporto agli altri, e non a scapito degli altri`. `La legalità  è un modo per poter dire `noi`. Don Ciotti ha messo ancora l`accento sull`importanza di lavorare per darsi delle regole e dell`importanza della relazione e dell`ascolto, ma ha anche sottolineato il valore dell`iniziativa, che `conviene`, anche in termini di risparmio economico. `Una città  sicura ` ha concluso ` è quella che accoglie, non quella che respinge` . e infine: `Non vogliamo che si parli di mura o di edifici, ma di case`. (rf)