30 ANNI FA…:`La mafia è una montagna di merda`

9 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Il 9 maggio del 1978 venne assassinato Aldo Moro, un omicidio che ha segnato il corso della storia d`Italia. Le BR avevano `colpito il cuore dello Stato`, l`attenzione dell`opinione pubblica nazionale era inevitabilmente catalizzata su quell`evento. Lo stesso giorno a Cinisi, in provincia di Palermo, venne assassinato a soli trent`anni anche Giuseppe Impastato, Peppino per gli amici, militante comunista e antimafioso. Il Tg1 diede una breve notizia, ma questo giovane sconosciuto sarebbe diventato celebre solo nel 2000 quando il regista Marco Tullio Giordana avrebbe girato il film `I cento passi` e, in seguito, i Modena City Ramblers gli avrebbero dedicato una canzone, in tutta Italia sarebbero sorti una quarantina di gruppi dell`Associazione `Radio Aut` oltre a vari circoli politici o culturali per lo più giovanili a lui intitolati. Tuttavia il film, per quanto possa essere fedele alla storia del personaggio, presenta momenti di fiction che non corrispondono alla realtà  e importanti omissioni che, invece, è importante sapere per conoscere Peppino. Peppino Impastato nacque a Cinisi nel 1948 da un padre, Luigi, che apparteneva al locale clan mafioso capeggiato da Gaetano Badalamenti, all`epoca leader della `cupola` di Cosa Nostra, e da Felicia Bartolotta, che invece apparteneva ad una famiglia estranea alla mafia, lo zio materno, comunista, era stato fondamentale per la crescita e l`educazione di Peppino. Da giovanissimo, a soli 16 anni, Peppino aderì alla sezione giovanile dello Psiup, ruppe col padre e con l`educazione mafiosa che questi gli avrebbe voluto imporre. Da subito si dimostrò un vivace trascinatore, sapeva coinvolgere altri giovani nella sua lotta politica e antimafiosa e con alcuni di questi fondò un giornale `L`Idea socialista` sul quale scrisse il celebre articolo `La mafia è una montagna di merda`. Si trovava a suo agio nelle lotte accanto ai contadini espropriati per la costruzione della terza linea dell`aeroporto di Punta Raisi, o accanto alle lotte degli edili e dei disoccupati, faticava a trovare un posto in un partito strutturato. Dal libro sulla vita di Peppino `Nel cuore dei coralli` scritto dal suo amico e compagno di tante lotte Salvo Vitale, apprendiamo che Peppino nel partito cercava un padre ma questa ricerca fu piuttosto tormentata. Con lo scioglimento della federazione giovanile del Psiup entrò nel gruppo marxista-leninista (troppo austero e irreggimentato), poi nel Manifesto ma la sconfitta elettorale del `72 portò allo scioglimento del movimento politico. Lotta Continua fu una casa dove egli trovò un po` di quiete, almeno fino al `76 quando anche Lc si sciolse. A metà  degli anni Settanta fondò a Cinisi una sorta di centro sociale, `Musica e cultura` che accanto a iniziative culturali conduceva battaglie politiche e antimafiose: attaccò il Pci che nel consiglio comunale realizzò un`anteprima di compromesso storico dando l`appoggio esterno alla giunta comunale democristiana collusa con la mafia. Le accuse di Peppino non risparmiavano nessuno: esplicitamente rivelò che l`aeroporto di Punta Raisi era utilizzato dai clan mafiosi per il traffico di sostanze stupefacenti verso gli Stati Uniti, denunciava le delibere di giunta in favore dei poteri forti e della mafia e le collusioni tra mafia e Chiesa. Accuse che trovarono una maggior cassa di risonanza nel 1977 quando Peppino e i suoi compagni aprirono una radio, Radio Aut, dove `Aut` stava per `autonomia`, ormai scomparsa Lotta Continua le loro simpatie erano dirette verso Autonomia Operaia. La trasmissione maggiormente seguita era `Onda pazza`, un programma di satira politica che metteva alla berlina i personaggi locali, mafiosi e politici. In un paese dove la parola mafia non si poteva nemmeno nominare, dove gli uomini di Cosa Nostra erano degli intoccabili e innominabili c`era chi si permetteva addirittura di schernirli, di sbeffeggiarli. Nel 1978 si svolsero le elezioni comunali, Peppino decise di candidarsi nella lista di Democrazia Proletaria per entrare in consiglio e controllare più da vicino le malefatte della giunta democristiana. Era troppo sia per la mafia sia per la Dc, doveva essere fermato prima, una volta eletto la sua eliminazione avrebbe avuto un risalto maggiore. La sera dell`8 maggio, dopo avere rilasciato una intervista per le elezioni ad una radio privata commerciale, passò dalla nella sede di Radio Aut, che si trovava nel vicino comune di Terrasini, diede un passaggio a casa al compagno Salvo e proseguì verso casa sua. Salvo, subito dopo essere sceso, vide un`auto che seguì quella di Peppino e quella fu l`ultima volta che vide il suo amico e compagno. Più tardi si sarebbe dovuta tenere una riunione tra i compagni ma Peppino non arrivò mai. La mattina seguente un treno locale di pendolari sulla tratta Trapani- Palermo si dovette fermare nella campagna tra Cinisi e Terrasini, un tratto del binario era saltato in aria, cinque chili di tritolo erano stati legati sul corpo di Peppino e questi, a sua volta, legato ai binari. Per i carabinieri il caso fu chiaro e presto chiuso: Impastato era morto mentre preparava un attentato sulla linea ferroviaria per fare saltare in aria il treno degli operai, lui che in vita diceva di stare dalla loro parte. Parte così il depistaggio e l`infamia proprio dalle istituzioni. Bisognerà  attendere il 2002, 24 anni, per avere giustizia, per veder condannati all`ergastolo come mandanti Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, ma gli autori dell`omicidio e i depistatori non sono mai stati colpiti. Una giustizia raggiunta con molta fatica grazie alla volontà  della madre e del fratello di Peppino e grazie ai compagni che da soli avrebbero raccolto elementi utili per le indagini. Ai funerali parteciparono migliaia di persone, alcuni provenienti da altre regioni, come una ventina di lombardi, ex militanti di Lotta Continua, che per ore furono bloccati dalla polizia all`aeroporto di Punta Raisi perché erano `sovversivi`, non poteva essere definito altrimenti chi si recava al funerale di un `terrorista`. L`anno successivo, in occasione del primo anniversario dell`omicidio a Cinisi si tenne una manifestazione nazionale, ed ogni anno il 9 maggio è un`occasione per riflettere sulla figura di Peppino e sulla lotta alla mafia. Dal 2002 si tiene un vero e proprio Forum sociale antimafia della durata di tre o quattro giorni; il 9 maggio resta la manifestazione che parte dalla vecchia sede di Radio Aut, ormai chiusa dal 1981, e giunge fino al municipio (o maficipio come lo chiamava Peppino dai microfoni della radio) di Cinisi. Quest`anno, in occasione del trentennale della morte di Peppino gli organizzatori del forum intendono riflettere su alcuni punti fermi che riguardano la sua storia, le sue scelte politiche, le sue analisi, il suo progetto di mutamento sociale, ciò è necessario ` come hanno scritto nel documento di presentazione del forum antimafia ` «poiché da alcuni anni sono in atto tentativi di mitizzazione della sua immagine da parte di alcune parti politiche che tentano di snaturarne il pensiero politico».