Zingari, clandestini. Don Albanesi: “Io sto con i cani e gli infedeli“

15 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

CAPODARCO DI FERMO ` `E` una gara di provvedimenti, di incontri, di interviste per dichiarare che il ‘problema` della sicurezza in Italia sono gli zingari e i clandestini. Alle parole seguiranno i fatti promettono ministri, sindaci, amministratori, intervistati. Novelli sacerdoti della purezza del tempio (l`Italia) si impegneranno alla lotta senza quartiere contro i cani (gli zingari) e gli infedeli (i clandestini). Quando le misure saranno applicate, sono sicuri che la purezza del tempio della nazione ritornerà  a risplendere, il male scomparirà  e la pace sociale regnerà  per sempre. Nel frattempo pensa il popolo a incendiare baracche e a mettere in fuga gli indesiderati`. Così don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità  di Capodarco, interviene sulla situazione in atto in Italia e sulle tante vicende di cronaca che stanno condizionando soprattutto l`attenzione dei media e il dibattito politico. Un modo per prendere le distanze da toni, linguaggi e atteggiamenti. Come lui stesso tiene a precisare. `Dichiaro pubblicamente di essere dalla parte degli zingari, nonostante siano fannulloni, ladri, imbroglioni, puzzolenti, sfruttatori di bambini. E dalla parte dei clandestini, perché sono soli, poveri, sbandati, delinquenti. I motivi sono semplici: perché i delitti e il crimine non hanno nazionalità ; perché sono spesso maltrattati e perseguitati nei loro paesi; perché nessuno li vuole; perché non voglio essere annoverato tra gli ‘Einsatzgruppen` del terzo millennio; per riparare alla compravendita di sesso di donne e di minori da parte di nostri connazionali all`estero; perché anche i veri cani randagi hanno garantito un rifugio; perché sono creature umane; perché i loro bimbi hanno diritto al futuro come i nostri; perché lenire le loro sofferenze è un dovere umanitario; perché 70 mila zingari sono italiani; perché è possibile lavorare con loro; perché è possibile la convivenza umana`. `Così han fatto Cristo con i ladroni e San Francesco con il lebbroso`, conclude.

Campi rom. Cresce la violenza in tutta Italia. Il Prc invoca l`Ue

A Ponticelli , quartiere napoletano dove martedì i residenti hanno fatto irruzione in tre campi nomadi lanciando sassi e dando fuoco alle baracche e ripari di fortuna, la situazione ieri è tornata alla normalità . Anche perché i nomadi se ne sono andati con tutti i mezzi possibili, soprattutto con vecchi furgoni, scortati dalla polizia che li ha trasportati in un luogo tenuto segreto, come si fa con i familiari dei pentiti di mafia. A Genova , un centinaio di abitanti del quartiere Teglia hanno interrotto il traffico per protestare contro la presenza del campo nomadi antistante. I cittadini si lamentano del fatto che i circa 300 nomadi del campo vivano senz`acqua e senza servizi igienici in mezzo a mosche e rifiuti in quella che, per ironia della sorte, era una fabbrica di sapone. Date le scarse condizioni igieniche, l`assessore alla sicurezza, Francesco Scidone, ha annunciato che entro giugno il campo sarà  sgomberato nell`ambito della campagna “È ora di cambiare aria” ( sic ). A Novara nella notte fra sabato e domenica (ma si è saputo solo ieri) durante la Notte Bianca alcuni ignoti hanno tentato una «strage» all`interno del campo nomadi di via Fermi. Quattro bombe molotov e i nomadi che «correvamo da un fuoco all`altro per spegnerli, bruciava tutto contemporaneamente» come ha raccontato una donna del campo. A Padova si organizza la prima ronda di cittadini extracomunitari. L`idea è venuta al conduttore egiziano di un programma sull`immigrazione su La 8 , una tv locale. «Voglio lanciare un messaggio a tutti gli stranieri integrati come me nella società  italiana – ha detto Ahmed – non devono avere paura di scendere in strada, anche perchè la sicurezza appartiene anche ai loro figli e a loro personalmente e non possiamo nasconderci dietro al fatto di non avere il tempo. Più saremo e meglio sarà  per tutti. Dobbiamo unirci agli italiani in queste iniziative, perché essere integrati non vuol dire solo lavorare ma far parte della società  e dare il proprio contributo». Un clima che i giornali e i loro intervistati non faticano a capire ed interpretare: Ecco quanto ci costano gli zingari: un milione e duecentomila euro spesi dalla vecchia amministrazione comunale per gli scuolabus dei bambini rom, che a scuola neanche ci vanno è il titolo di ieri di un articolo su Roma de Il Tempo . I rom sono la nuova mafia del nord strillava invece Il Giornale qualche giorno fa riportando le parole del pm Ezio Basso, da Mondovì con furore, che ha accusato alcune “bande di nomadi” locali del reato di associazione a delinquere. Basta? Macchè. Sempre Il Giornale il giorno dopo è tornato sull`argomento intervistando l`ex procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, titolando Giusto trattare i rom da mafiosi . Anche se nell`intervista Vigna sottolineava che l`accusa è giusta «solo se si può provare che l`associazione esiste» e non in quanto si sta parlando di nomadi. Meno male che comunque c`è la politica, e l`opposizione soprattutto. Per rispondere al livore del sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente della Provincia milanese Filippo Penati (ex Ds ora Pd) ha lanciato il suo slogan: “Obiettivo: zero campi nomadi”. Qualcosa si muove invece in Europa, con l`interrogazione urgente di Vittorio Agnoletto, Roberto Musacchio e Giusto Catania, deputati europei di Rifondazione comunista: «L`istituzione del commissario straordinario per i rom si profila come un tentativo di criminalizzare cittadini stranieri, spesso comunitari, a causa della loro etnia. Tale scelta è in contrasto con la direttiva europea sulla parità  di trattamento indipendentemente dalla razza e dall`origine etnica. Abbiamo chiesto – continuano i tre eurodeputati – che la Commissione Europea intervenga per bloccare questa azione del governo italiano che non applica correttamente una direttiva che prevede, tra l`altro, l`istituzione di un organismo per la promozione per la parità  di trattamento indipendentemente dalla razza o dall`origine etnica». In Italia è l`Arci che fa sentire la sua voce: «Gli attacchi ai campi rom sono il frutto avvelenato di un clima culturale che si sta pericolosamente diffondendo nel Paese e che rischia di farci piombare nelle barbarie. – si legge nel loro documento – E nominare un commissario straordinario è come soffiare sul fuoco. La campagna elettorale è finita». Così è, ma non sembra.