7 Giugno 2008 Senza categoria

BUGIE DI STATO: Iraq, tutte le bugie di Bush e Cheney

New York – Sfruttando la reazione emotiva dei cittadini americani dopo l´11 settembre, George Bush e Dick Cheney hanno ripetutamente esagerato la minaccia irachena e hanno creato un legame tra Al Qaeda e gli iracheni, non supportato da prove, per giustificare la guerra a Saddam Hussein. L´accusa era già  stata sostenuta in libri e inchieste giornalistiche, ma ora è diventata ufficiale in un rapporto di 170 pagine, frutto di cinque anni di indagini, presentato dalla commissione intelligence del Senato, che ha evidenziato l´operato dell´Amministrazione repubblicana nel porre le basi per la guerra. Secondo il documento, le «fonti di prova» contro il regime di Saddam, usate per giustificare l´invasione dell´Iraq, erano inconsistenti e furono usate in modo selettivo: si esageravano le informazioni disponibili mentre veniva ignorato tutto ciò che poteva mettere in discussione la guerra, e veniva sistematicamente cancellato qualunque dubbio sollevato nei rapporti dei servizi segreti. Il rapporto è stato costruito comparando le affermazioni ufficiali del presidente, di Cheney, dell´allora ministro della Difesa Rumsfeld e dei loro collaboratori con tutte le fonti di intelligence di cui in quel momento disponevano: il quadro che ne viene fuori è lo sforzo più ampio ed esaustivo finora mai fatto per dimostrare come in modo non giustificato da prove venne dipinto un quadro più grave di quanto non fosse. Il rapporto esce proprio all´inizio della corsa finale per la Casa Bianca, e verrà  certamente utilizzato dai democratici contro Bush e contro McCain. Il candidato democratico Barack Obama, strenuo oppositore della presenza militare americana in Iraq, potrà  usare d´ora in poi il rapporto per sostenere che il presidente Bush e i suoi collaboratori costruirono un “caso Iraq” basato su esagerazioni deliberate per trascinare il paese in guerra. Bisogna ammettere che il giudizio degli americani sul conflitto iracheno è ormai talmente negativo – per costi umani ed economici – e si è così radicato che non ha certo bisogno di nuove prove a sostegno. Il senatore John Rockefeller IV, che guida la Commissione, ha così sintetizzato il documento: «Il presidente e i suoi consiglieri hanno portato avanti una sistematica campagna di opinione nel periodo successivo all´11 settembre per usare la guerra ad Al Qaeda come giustificazione per rovesciare Saddam Hussein». Il rapporto è molto critico con Bush e con Cheney per aver sostenuto che c´era un legame tra il regime iracheno e Bin Laden, e paventato la possibilità  che Saddam potesse fornire ad Al Qaeda armi non convenzionali. Una tesi rigettata dalla Casa Bianca: secondo la portavoce di Bush, Dana Perino, il rapporto ha un punto di vista «selettivo», cioè ha privilegiato solo gli aspetti che servivano a sostenere l´accusa al presidente, mentre tutte le affermazioni dell´Amministrazione sull´Iraq erano basate su informazioni di intelligence «difettose» che vennero date anche al Congresso. La tesi difensiva della Casa Bianca, supportata da cinque esponenti repubblicani presenti in Commissione (altri due si sono dissociati e hanno sottoscritto il rapporto insieme ai democratici), scarica la colpa sulla Cia, responsabile di aver fornito al presidente dossier che poi vennero screditati. Un primo rapporto della Commisione del 2004 aveva messo in evidenza i gravi errori degli analisti della Cia sulla reale minaccia rappresentata da Saddam. Per questo il senatore repubblicano del Missouri Christopher Bond ha definito il nuovo rapporto «uno spreco di tempo e di risorse». Nelle 170 pagine però ci sono esempi illuminanti di quale sia il significato di un uso selettivo delle fonti di intelligence: nel settembre del 2002, il ministro della Difesa Rumsfeld spiegò alla commissione Forze Armate del Senato che «il problema iracheno non poteva essere risolto con dei bombardamenti aerei perché le armi chimiche e biologiche erano nascoste sotto terra ad una tale profondità  che non potevano essere messe fuori uso dalle bombe americane». Due mesi dopo, il National Intelligence Council presentò un rapporto a Rumsfeld sottolineando che l´arsenale iracheno sotterraneo era stato facilmente identificato e poteva essere distrutto con un bombardamento convenzionale «perché non era posto a grandi profondità ». Rumsfeld non ne fece parola con nessuno.

MARIO CALABRESI