25 ANNI FA L'OMICIDIO DI PIPPO FAVA: LA RIFLESSIONE DI RICCARDO ORIOLES. IL VIDEO CON LE SUE SEMPRE ATTUALI DENUNCE

Ricorre il venticinquesimo anniversario della morte di Giuseppe Fava, giornalista ucciso dalla mafia a Catania la sera del 5 gennaio 1984. Fava si trovava in via dello Stadio: aveva appena lasciato la redazione del suo giornale, il mensile ‘I siciliani’ da lui fondato e diretto. A bordo della sua Renault 5 venne freddato da cinque proiettili alla nuca. Inizialmente, l’omicidio venne etichettato come passionale sia dalla stampa che dalla polizia. Un’altra ipotesi era il movente economico, per le difficolta’ in cui versava la rivista. Ma le vere ragioni dell’omicidio stavano nelle inchieste anti-mafia di Fava e della rivista: il 28 dicembre del 1983, pochi giorni prima di morire, Fava rilascio’ un’ultima intervista a Enzo Biagi (vedi il video sopra) denunciando le collusioni tra mafia e politica, affermando che ‘non si puo’ definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attivita’ commerciale, questa e’ roba da piccola criminalita’, che credo abiti in tutte le citta’ italiane, in tutte le citta’ europee. Il fenomeno della mafia e’ molto piu’ tragico ed importante’. Nel 1998 si e’ concluso a Catania il processo denominato ‘Orsa Maggiore 3′: per l’omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all’ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso come organizzatori, Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola. Nel 2001 le condanne all’ergastolo sono state confermate dalla Corte d’appello di Catania per Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, accusati di essere stati i mandanti dell’omicidio. Assolti invece Marcello D’Agata e Franco Giammuso, condannati in primo grado all’ergastolo come esecutori. L’ultimo processo si e’ concluso nel 2003 con la sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato Santapaola ed Ercolano all’ergastolo e Avola a sette anni patteggiati.

Pippo Fava, i giovani e il dopo-Ciancio

Gli amici di Ciancio? Siamo noi. Facciamo ottimi siti, giornaletti e giornali, avremmo le forze per fare un’informazione non inferiore alla sua (specie ora che c’è internet), ma ci ostiniamo a restare ognuno per sé, senza osar fare il salto di qualità, il “tutti insieme” che ci consentirebbe di cambiare Catania da così a così. Stiamo dando una mano a Ciancio. Chi? Noi qui, intanto: e poi tutti gli altri giornali giornaletti siti e contrositi “alternativi” di Catania. Che sono tanti, in realtà, e ancora ne vengono fuori. “C’è spazio per tutti”, dice qualcuno. Ecco, il problema forse è proprio questo. Di spazio ce n’é quanto ne vogliamo, se ci contentiamo – e ci contentiamo – di essere la nicchia “contro”, la “voce alternativa” e tutto il resto. Invece ce n’è di meno, o almeno bisogna conquistarselo a caro prezzo, se l’idea è di fare alternativa davvero, cioè di raggiungere e superare il peso di Ciancio nell’informazione catanese. Ma questo è un obiettivo che, giorno dopo giorno, ormai nessuno si pone più. Se l’era posto Giuseppe Fava, e poi i suoi continuatori fino al tentativo di quotidiano nel ’93. Da allora, tanta generosità ma anche tanta implicita rassegnazione. Giornali e siti sono venuti avanti più per testimonianza che sperando di farcela davvero. Coraggiosi tutti, e spesso anche di buon livello; a volte anche di prestigio nazionale, come Casablanca. Ma con un minoritarismo di fondo, orma profondamente introiettato. E questo, naturalmente, ha generato a sua volta tutta un’ideologia, e dei comportamenti conseguenti. Ciascuno ha fatto per sé, considerandosi di fatto autosufficiente. Casablanca è stata lasciata affogare – ed era costata sacrifici terribili, soprattutto a Graziella Proto – nella più scettica indifferenza. Non s’è mai stabilito un rapporto qualunque, e neanche in generale ci si è provato, fra testate del web e testate stampate. Non c’è mai stato coordinamento, e quel poco s’è dissolto subito, coi videomakers che per un momento sono stati la cosa più interessante della Sicilia. Le inchieste sono state condotte quasi sempre separatamente e si potrebbe dire anche, a volte, con gelosia. Ci sono responsabilità precise, nomi e cognomi, in tutto questo. Ma non hanno importanza. Non è importante sapere se era Toro Seduto che non voleva mettersi d’accordo con Nuvola Rossa o viceversa. Importante, e catastrofica, era la cultura diffusa per cui ciascuna tribù si difende la sua valle, e al diavolo tutto il resto. Un solo errore, semplice e condiviso da tutti: ed è bastato. Basterà anche qui, se non ci diamo una mossa. Bisogna integrare subito le varie testate e i siti – oppure chiuderle tutte subito, ché non servono a niente. C’è stato un fattore importante, quest’anno, anche se quasi nessuno se n’è accorto. Ed è che il baricentro dell’informazione “altra” s’è spostato, con la Periferica e i Cordai, nei quartieri. In entrambi i casi, supportato e accompagnato da una serie di attività concrete di base, di intervento sociale, da un circuito virtuoso, di mutuo rafforzamento, che può diventare modello dappertutto. Ecco, di questo vorremmo parlare quando si parla di Giuseppe Fava. Non servono a molto le commemorazioni, e neanche le presenze occasionali, di nostalgia (il gruppo “storico” dei Siciliani, salvo poche eccezioni, manca ormai da Catania da molti anni: e non è solo un’assenza fisica). No, qui c’è proprio da mettersi a lavorare professionalmente, e tutti insieme. L’esperienza dei Siciliani, a partire da Giuseppe Fava ma anche dopo, ha mostrato che con organizzazione e volontà si possono ottenere dei risultati. Io penso che è il momento di riprovare. Catania, fra le sue tante disgrazie, ha sempre avuto – almeno – una buona minoranza di giovani non banali. Questo potrebbe riessere un momento loro. (“Ma che c’entro io, che sono di Milano, con tutto questo?”. Beh. Credi di essere ancora di Milano ma in realtà, se ci rifletti bene, sei catanese anche tu. Tutta l’Italia è diventata una grande Catania, purtroppo).

Info: incontro il 5 gennaio alle 20.30 a Catania (a CittaInsieme), con Periferica, Cordai, Step1, UCuntu, Casablanca, Catania Possibile, altri gruppi locali e Liberainformazione.

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