La rassegna multidisciplinare sullo Stretto dal 25 al 30 agosto: Mediterraneo, crocevia di culture a Messina l'Horcynus Festival

23 Agosto 2009 Culture

Il Mediterraneo è un crocevia di storie e di linguaggi, di arte e di cultura. Molto più di quanto non dicano le cronache di oggi, con i barconi dei migranti e il loro carico di speranza e di dolore. Da sette anni a questa parte le culture del Mediterraneo si incontrano all’Horcynus Festival, una rassegna multidisciplinare che si tiene proprio in uno dei luoghi simbolo del Mare Nostrum: lo Stretto di Messina. Anche l’edizione 2009, in programma dal 25 al 30 agosto a Capo Peloro, celebrerà varie forme d’arte: cinema, musica, teatro, arti visive. Diverse sezioni, ognuna delle quali si intersecherà con le altre in un continuo gioco di specchi e di rimandi. “Il nostro festival vuole essere sempre di più un punto di riferimento, un polo della cultura del Mediterraneo”, afferma Franco Jannuzzi, uno dei direttori artistici della rassegna. “Come lo Stretto di Messina segna l’incontro di due mari, allo stesso modo l’Horcynus Festival vuole essere un ponte tra le culture di questa parte del mondo”. Ci sarà molto cinema al festival messinese, con due rassegne assai interessanti. La prima è dedicata al “Mockumentary”, letteralmente il “falso documentario”: un genere cinematografico che da The Blair Witch Project in poi ha riscosso attenzione e successo crescenti. Verranno proiettate pellicole recenti e meno recenti che indagano il rapporto tra reale, irreale e surreale, tra cui Le ragioni dell’aragosta di Sabina Guzzanti, Capricorn One di Peter Hyams, passando per La vera leggenda di Tony Vilar di Giuseppe Gagliardi e La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieslowski. La seconda, invece, volge lo sguardo sulla società araba e in particolare sull’universo degli adolescenti. Nel cortile della Torre degli inglesi, uno dei luogi più suggestivi del Parco letterario “Horcynus Orca”, saranno proiettati film e cortometraggi provenienti da Siria, Marocco e Arabia Saudita, seguiti da incontri con i registi. Ma Horcynus Festival è molto altro ancora. A partire dal teatro con il “Progetto Isole”, un percorso che incrocia anche letteratura, musica e danza e che ogni anno punta il suo obiettivo su una regione del Mediterraneo. Quest’anno è la volta della Sardegna con il racconto teatrale Blu, liberamente ispirato al romanzo Il quinto passo è l’addio di Sergio Atzeni, con l’attore nuorese Mariano Nieddu e la regia di Renata Palminiello. Sempre all’interno di questa sezione del festival sono previste le cosidette “incursioni” letterarie e musicali a sorpresa. Dal teatro alla musica il passo è breve. E se un luogo come il Mediterraneo rappresenta un crogiolo di razze, di lingue e di suoni, non poteva che essere la world music al centro della ricerca musicale del festival con le performance del chitarrista siciliano Francesco Buzzurro e del musicista senegalese Jalì Diabaté, due tra i principali esponenti della “musica nomade” internazionale. Moltissimi, poi, gli eventi collaterali che si svolgeranno tutti all’interno del Parco letterario, con lo Stretto di Messina sullo sfondo, il vecchio faro, l’enorme pilone e l’antica Torre degli inglesi a fare da cornice. Ci saranno incontri filosofici, proiezioni di film-documentari, presentazioni di libri, mostre fotografiche (la bellissima “I dimenticati – The forgotten ones” di Nermine Hammam sull’ospedale psichiatrico del Cairo). E, per i palati fini, l’atteso aperitivo sullo Stretto, tutte le sere alle 19.30. Il programma completo e tutte le informazioni sul sito del Parco letterario “Horcynus Orca”.

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