BASKETTOPOLI: "SISTEMA ARBITRI", CHIUSA L'INCHIESTA. INDAGATI IN 41. MONITORATE 130 GARE DEI CAMPIONATI DI B E C. QUEI DUE FISCHIETTI MESSINESI FAVORITI… IL MECCANISMO DELL'ASSOCIAZIONE

3 dicembre 2009 Mondo News

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Sono in tutto 41 gli avvisi di conclusione indagine depositati dal pm Maria Luisa Miranda riguardanti la vicenda ribattezzata ‘Baskettopoli’. Un’indagine condotta dalla polizia postale e dalla Procura di Reggio Calabria iniziata nel settemre 2007, avvalendosi dello strumento delle intercettazioni, che sono state effettuate dal maggio 2008 e fino a febbraio 2009. Nelle carte i risultati dei monitoraggi di oltre 130 gare dei campionati di serie B e C dilettanti delle stagioni 2007/2008 e 2008/2009. Per quattro indagati, il magistrato ha ipotizzato il reato di cui all’articolo 416 del codice penale, ovvero l’associazione a delinquere, finalizzata all’abuso d’ufficio e alla frode sportiva: si tratta dell’ex presidente nazionale degli arbitri di Basket Giovanni Garibotti, dell’ex responsabile dei commissari speciali Giovanni Battista Montella, dell’ex designatore dei commissari Alessandro Campera e di Massimo Cuomo, al’epoca dei fatti designatore degli arbitri nelle categorie oggetto dell’inchiesta. Avrebbero, secondo l’impianto accusatorio, messo a punto un piano criminale mediante “sistematici interventi, che si realizzavano con la premeditazione dei voti da dare agli arbitri, concordati prima della gara sportiva e comunicati ai commissari speciali”. L’organizzazione avrebbe persino condizionato gli incontri (frode sportiva) determinando il risultato di alcune gare in favore di talune società. Secondo il pm, il meccanismo messo in atto era chiaro: i vertici del settore arbitri, abusando dei ruoli rispettivamente ricoperti, agevolavano gli arbitri compiacenti e penalizzavano quelli che non avevano favorito le squadre indicate. Per Giovanni Garibotti è contestata anche l’aggravante di aver promosso ed organizzato l’associazione. Per l’accusa un’associazione che vantava una capillarizzazione estesa su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire un controllo pressochè totale all’intero movimento arbitrale. Tra i nomi dei commissari coinvolti quelli di due calabresi: Francesco Quattrone e Pietro Alampi. Anche l’inizio delle attività investigative porta in calce un riferimento alla Calabria: 30 settembre 2007, Reggio, incontro di serie C1 disputato al Pentimele tra Audax e Crotone. Un derby. Il commissario designato (Quattrone) su indicazione del presidente Garibotti, avrebbe messo un voto predeterminato a due fischietti messinesi. A prescindere dalla loro prestazione arbitrale. E così nei fascicoli del pm si legge di centinaia di arbitri favoriti o svantaggiati ad opera di quello che la Procura di Reggio avrebbe configurato quale ‘sistema criminale’. Ecco le conseguenze: secondo la dottoressa Miranda, c’è stata alterazione degli ‘equilibri di natura economico-finanziaria relativi ad alcune società sportive’. IL MECCANISMO – Qualche esempio per rendere l’idea di come avrebbe agito l’associazione: il commissario Andrisani di Matera, designato per la gara di C1 tra Taranto e Lucera del 24 maggio 2008, riceveva da Campera (suo designatore) l’indicazione di dare “al primo (arbitro) un voto alto 66/67 e all’altro un voto in meno”. Dai riscontri effettuati, lo stesso Andrisani ha poi assegnato il voto 67 al primo arbitro e 66 al secondo, “indipendentemente dall’effettivo arbitraggio” scrive il pm. Sempre Andrisani, a Massafra il 16 novembre 2008, inviato per visionare i direttori di gara napoletani Borrelli e Perrone e avendo ricevuto l’indicazione (sempre da Campera) di dare “voti 62 ad entrambi” al termine dell’incontro rispettava gli “ordini”: Claudio Borrelli 62, Giacomo Perrone 62. C’è anche un arbitro calabrese tra le “vittime del sistema” che l’inchiesta avrebbe accertato: è FERRARO di Palmi, designato a Bergamo l’otto febbraio di quest’anno. Il commissario Perlasca – è scritto nelle carte della Procura – riceve l’indicazione di dare una “bastonata tremenda” ai due arbitri. Detto, fatto. Le indagini hanno poi accertato che Perlasca ha rifilato a Rizzi e Ferraro il voto 62, molto basso secondo i criteri di valutazione del settore. Ma c’è di più. L’associazione avrebbe alterato la regolarità di alcune partite. Il pubblico ministero Maria Luisa Miranda, per questo motivo, ha anche al vaglio la posizione di Giovanna Matteini, dirigente della società San Giovanni Valdarno, e degli arbitri Matteo Garibotti, Federico Bondi, Alessandro Rosi, Federico Ciccodicola, Guglielmo Santella e Maurizio Patrone. Questi ultimi tre ancora inseriti nelle liste arbitrali e pertanto tuttora in attività. Secondo l’accusa, i fischietti avrebbero diretto alcune partite compiendo “atti fraudolenti consistiti nell’arbitraggio a favore di alcune squadre. In particolare Matteo Garibotti, figlio dell’allora presidente nazionale degli arbitri, avrebbe diretto la gara di playout del campionato di B2 della stagione 2007/2008 in favore del Cecina e a danno del Montevarchi, squadra che al termine di quel match è poi retrocessa in serie C1. Gli indagati hanno i canonici venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Mirella Molinaro da Calabria ORA