LA RIFLESSIONE DOPO IL B-DAY DEL 5 DICEMBRE: UN BASTA SENZA BANDIERE di DIEGO CUGIA

6 dicembre 2009 Inchieste/Giudiziaria

Della manifestazione di ieri mi è piaciuta la spontaneità. L’autodeterminazione. Il viola. La manifesta umiltà. Le centinaia di migliaia di volti anonimi, le facce così belle, quella limpidezza naturale di chi non vedi mai alla tv. Peccato le bandiere rosse, peccato quelle bianche dell’Idv, peccato i soliti faccioni. Con tutto il rispetto per quelle stesse bandiere, per i premi nobel militanti, i comici all’opposizione, i musicisti “di sinistra”. Perché così -inevitabilmente- sono stati loro a oscurare la vera notizia, quella che, per una volta, non c’era stato bisogno di loro per far scendere in piazza la gente. “Perché non è venuto Bersani? La Bindi però c’era. E Moretti ha aderito all’ultimo minuto.” Ma chi se ne frega. Della manifestazione di ieri mi è piaciuto tutto, meno chi tira la folla per la giacchetta. Anche ai banchetti di associazioni nobilissime. Persino per vendere una maglietta il cui ricavato fosse devoluto in beneficenza. Ci sono momenti della storia in cui bisogna fare tutti un passo indietro, altrimenti s’ingombra la porta e la storia non passa. Quei ragazzi di tutte le età che sono riusciti a organizzare la manifestazione ed a mettere in piedi questo miracolo di partecipazione, lo sanno benissimo. Hanno fatto tutto quello che hanno potuto, sono rimasti defilati fino a dove inizia l’oscuramento. Sanno che devono stare attenti a non cadere nella trappola di un sistema mediatico perverso. Erano novantamila come dice la questura? Un milione e passa come sostengono loro stessi, tirati per la giacca dalle solite domande, dal solito scipito minestrone mediatico? Ma è davvero così decisivo questo tormentone del numero? Se fosse stato uno, uno soltanto, a sfilare con la sua piccola bandana viola, non avrebbe meritato, forse, attenzione e rispetto? Nell’Italia di oggi è impossibile. Il berlusconesimo è la conta delle pecore. L’Italia, quella smarrita. Con Gesù da principio erano dodici in tutto, e ne stiamo ancora parlando duemila anni dopo. Non dovrebbe dipendere da quanti si è, ma da quel che si dice. Ieri, a Roma, di gente ce n’era talmente tanta che ci si potrebbero imbastire centomila cristianesimi. La loro religione civile diceva basta. Quel basta è un monumento senza parole. Un basta chiaro, un basta viola, puro. Non mettiamoci il cappello, non tiriamolo per la giacchetta, non appesantiamolo con medaglie di altre battaglie e bandierine di vecchie guerre. Non etichettiamolo, per una volta. Lasciamolo sfilare leggero così com’è. È stata una giornata limpida dopo anni di nebbia. Diego Cugia