MAZZARA' SANT'ANDREA (ME) – OPERAZIONE ANTIMAFIA VIVAIO: IL NUOVO COLLABORATORE DI GIUSTIZIA ENZO MARTI, DEL CLAN DI MAZZARA', SPIEGA LA GESTIONE MAFIOSA DEL BUSINESS RIFIUTI

8 dicembre 2009 Mondo News

C’è un nuovo collaboratore di giustizia pronto a raccontare parecchi retroscena della vita del clan di Mazzarà Sant’Andrea, in particolare i loro interessi nel business dei rifiuti e in relazione all’omicidio di Antonino Rottino, il fedelissimo di Carmelo Bisognano eliminato a fine agosto 2006 nell’ambito dei contrasti interni al gruppo, tra il boss storico e l’emergente Tindaro Calabrese. Si tratta del marchigiano Enzo Marti, ex dirigente di Tirreno Ambiente, la società che si occupa di raccolta rifiuti nel barcellonese, condannato a 6 anni in abbreviato nel processo Vivaio, l’indagine sugli affari dei mazzaroti sfociata nella retata dell’aprile 2008 che costò le manette anche a lui. I suoi primi verbali sono stati depositati ieri agli atti del troncone principale del processo, in corso davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello, dai pm dell’accusa, il sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Giuseppe Verzera, e il collega della procura ordinaria di Barcellona, Francesco Massara. Adesso sono a disposizione dei legali che difendono gli imputati alla sbarra. Tra loro anche i Bisognano, Tindaro Calabrese e i loro fedelissimi. Marti ha raccontato agli investigatori come operava la longa manus del clan nel business dei rifiuti. Enzo Marti era legato proprio ai Bisognano. Molte le telefonate intercettate dai Ros dei carabinieri tra il marchigiano e i fedelissimi di Bisognano. Una di queste conversazioni risale all’indomani della notizia dell’inchiesta sulla società TirrenoAmbiente. Marti raccomanda ad uno degli uomini del boss di “stare vigili” sulla faccenda. Ancor più interessanti per gli investigatori quelle intercettate l’indomani dell’omicidio di Rottino, nelle quali il marchigiano si preoccupa di cercar riparo al fratello dell’ucciso, temendo ulteriori ritorsioni. Le conversazioni captate in quei giorni fanno emergere la convinzione, di Marti e dei suoi interlocutori, che dietro il delitto ci sia il capo della frangia “scissionista” Tindaro Calabrese, allontanatosi dal Mazzarrà proprio qualche giorno prima dell’omicidio. Nel marzo 2007, in vista della scarcerazione di Carmelo Bisognano, la sorella Vincenza e i suoi fedelissimi si recano nelle Marche per comunicare a Marti i loro intenti: si preparano possibili ritorsioni nei confronti degli scissionisti e si progetta la vendetta all’omicidio di Rottino. La probabile faida interna fu scongiurata dalle Forze dell’Ordine proprio col bltiz Vivaio. Il contatto tra Enzo Marti ed i mazzarroti risale all’inizio del decennio. Nel 2003 il marchigiano è responsabile della discarica di Mazzarrà per Tirreno Ambiente. E’ lui a siglare gli atti che consentono a Teresa Truscello, moglie del boss Bisognano, di continuare a guadagnare dalla discarica stessa, attraverso l’affitto dei terreni di famiglia alla società che gestisce il sito. Antonino Rottino, invece, era un imprenditore del settore movimento terra che operava nell’indotto delle discariche. E in quest’ambito che nasce l’amicizia tra il marchigiano e l’ucciso. da Normanno.it