BARCELLONA P.G., LE DICHIARAZIONI DEL PENTITO MARTI: Quella volta che Bisognano disse «Vedi che la faccia è la mia»

15 dicembre 2009 Mondo News

L’altro punto-chiave delle verbalizzazioni di Marti è probabilmente il suo rapporto con Antonino “Ninì” Rottino, che sarà ucciso nel febbraio del 2008. Ecco altri passaggi delle dichiarazioni di Marti: «… il prof. Giambò, i Sottile ed altri mi dissero che ove fosse stata realizzata la nuova discarica di Mazzarrà S. Andrea si era raggiunto l’accordo che la fornitura degli inerti doveva essere affidata a Bisognano Carmelo. Seppi successivamente da Rottino Antonino che gli attentati nei miei confronti e di cui ho detto erano stati effettuati dal Rottino insieme a Bisognano Carmelo perché ero diventato uno “scassa palle in prima categoria”. Gli attentati erano stati commissionati, su conferma del Rottino, dal Rotella. Conosco Rottino Antonino perché dopo l’arresto di Bisognano Carmelo era considerato un punto di riferimento a Mazzarrà Sant’Andrea». Tra i due ci fu un primo incontro sul Lungomare di Patti: «… chiesi conto degli attentati incendiari avvenuti nell’estate dell’anno precedente e le ragioni per cui danneggiavano i miei mezzi per tutelare Rotella che aveva guadagni ben più lucrosi dei loro; lo stesso mi disse di non saperne nulla, rimanendo d’accordo che ne avremmo parlato dopo. Dopo circa una settimana ci rivediamo sul lungomare di Patti e mostro le fatture gonfiate di Rotella nonché la fattura di 52.000 euro emessa da Rotella a tacitazione di tutti gli interessi delle persone coinvolte nella vicenda; a tal proposito fu Giambò che mi disse di andare da Rotella per tacitare il tutto riferendosi agli attentati. Aggiungo che ciò è avvenuto dopo che Rotella venne a casa mia a chiedere conto sul mio comportamento… col passare del tempo, avendo avviato un rapporto di frequentazione col Rottino, ritornando sempre sull’argomento degli attentati mi confermò di essere stato l’autore materiale con Bisognano Carmelo su incarico di Rotella Michele». Quindi Marti racconta anche dell’ascesa di Tindaro Calabrese, il pastore di Novara Sicilia, che prende il posto nella “gestione” delle discariche del boss Carmelo Bisognano. «Dopo la morte del Rottino – prosegue in un altro passaggio Marti –, durante una visita fattami da Sottile Roberto…, quest’ultimo mi riferì di stare attento in quanto nell’ambiente mazzarrota si vociferava che l’ordine di uccidere Rottino fosse stato avallato anche da Bisognano Carmelo in quanto si era estraniato dall’ambiente criminale e andava per conto suo entrando in contrasto con la realtà criminale locale. Questa è una delle ragioni per cui temevo Bisognano Carmelo. Io volevo tutelare quanto meno gli interessi giuridici del clan Bisognano. Ho definito clan perdente quello del Bisognano perché estromesso da tutti i lavori. L’idea per me che il clan Bisognano fosse perdente matura in me dopo l’omicidio di Rottino. Incontravo due tre volte a settimana il Rottino dopo i primi due incontri diPatti. Il nostro era un rapporto di amicizia. Rottino non mi ha mai riferito chi fossero i propri referenti mafiosi a Barcellona Pozzo di Gotto mentre mi assicurò che a comandare a Mazzarrà Sant’Andrea era Bisognano Carmelo». «Agli inizi del 2005 – spiega ancora Marti –, percepii l’ascesa di Calabrese Tindaro alla guida del clan dei mazzarroti in quanto notavo la sua presenza sempre più frequentemente a Mazzarrà Sant’Andrea; aggiungo che fu lo stesso Rottino a dirmi di non contare più nulla e che le redini del clan erano state rilevate dal montanaro e pecoraro. Intendendo per tale Calabrese Tindaro… nel 2005 mi è capitato in più occasioni di vedere rapporti personali tra Calabrese Tindaro e Rotella Michele. Ricordo che Rottino era in società con Calabrese Tindaro e Trifirò Carmelo con il qual giunse alla rottura per il mancato pagamento, da parte del Rottino, di alcune cambiali». (n.a.)