MESSINA E I SUOI PARADOSSI: Quando l'esibizione folk diviene incredibilmente un debito fuori bilancio

16 dicembre 2009 Mondo News

Tra le maglie della burocrazia di Palazzo Zanca si trova di tutto e di più. E si viene a scoprire di storie per certi versi comiche, ma che a conti fatti costringono gli uffici comunali a sborsare oggi quasi 22 mila euro. E sapete per cosa? L’esibizione di un gruppo folk messinese di “canterini e danzerini” avvenuta nel lontano 1991 nella lontanissima (anche storicamente) Unione Sovietica, al rinomato “Festival internazionale del Folklore”, in Bielorussia. Sembra una barzelletta, ma è proprio così. Il tutto ha origine a pochi mesi dalla dissoluzione del colosso sovietico, un anno e mezzo dopo il crollo del muro di Berlino. Nel luglio del 1991 il gruppo folk “I Cariddi” chiede al Comune un contributo per realizzare una tournée in Bielorussia, “per pubblicizzare l’immagine della Sicilia ed in particolare della città di Messina”. Contributo che viene concesso dall’assessore socialista dell’epoca Andrea Morgante, che assume l’impegno di corrispondere al gruppo poco meno di 16 milioni di lire dell’epoca (circa 8 mila euro al cambio d’oggi), pari al costo dei biglietti aerei. Quel contributo, però, non sarebbe mai arrivato nelle casse dei “Cariddi”, così il presidente del gruppo, Rinaldo Tobia, nel 1995 propone ricorso al Tribunale di Messina. La vicenda va avanti, l’amministrazione comunale cambia, finché, nel ’99, il gruppo propone una transazione al Comune, rinunciando agli interessi nel frattempo maturati e chiedendo che gli venisse corrisposto la sola “sorte capitale”, cioè i 15 milioni di lire e passa. La somma viene inclusa tra i debiti fuori bilancio, ma la delibera che avrebbe dovuto consentirne il pagamento viene respinta dal consiglio comunale dell’epoca. D’altronde ecco come l’assessore proponente, Luigi Ragno, descriveva l’impegno di spesa a suo tempo concesso dal suo predecessore Morgante: «L’erogazione del contributo, essendo in contrasto con quanto previsto dalla legge in quanto mancava la preventiva deliberazione di autorizzazione ed approvazione della spesa, ha generato un irrituale indebitamento dell’Amministrazione nei confronti dell’associazione». Il Consiglio se ne lava le mani, così la vicenda va avanti, anche nelle aule di Tribunale. Nell’ottobre 2005 il gruppo “I Cariddi” dichiara di essere ancora disposto alla transazione già proposta in precedenza, “accontentandosi” degli 8 mila euro. Ma da Palazzo Zanca nulla si muove. Così giungiamo ai giorni nostri. L’8 gennaio 2008 il Tar dà ragione all’associazione, ingiungendo al Comune di pagare non solo gli 8 mila euro, ma anche gli interessi, la rivalutazione monetaria e le spese legali, raggiungendo così la cifra più che raddoppiata di 21.732 euro. Che l’Amministrazione oggi ha già disposto di pagare. Sebastiano Caspanello – GDS