REGGIO CALABRIA, E' ALLARME ROSSO: Minacce al procuratore Pignatone, un bazooka trovato davanti al tribunale. Una telefonata anonima che minacciava il procuratore di Reggio ha portato alla scoperta dell'arma. La solidarietà di 'Scorta Civica Calabria'

6 Ottobre 2010 Mondo News

La ‘ndrangheta ha dichiarato guerra ai magistrati. Le armi “pesanti”, d’altronde, non mancano dai suoi arsenali. La conferma si è avuta ieri, con il ritrovamento di un bazooka, dopo una telefonata di minacce contro il procuratore Giuseppe Pignatone. L’allarme è scattato all’alba. Erano le 5 quando al 113 è giunta una telefonata anonima e una voce maschile ha lanciato inquietanti messaggi all’indirizzo del capo dei pm reggini. «Possiamo colpire quando vogliamo – ha detto il centralinista delle cosche –, andate a vedere davanti alla Procura. C’è una sorpresa per il procuratore Pignatone». La sorpresa è stata un ritrovamento di armi, fra cui un bazooka. La telefonata giunta alla sala operativa della Questura è partita da una cabina pubblica che si trova nei pressi del Consiglio regionale, nella zona Nord, dall’altra parte della città. La cabina, localizzata dopo qualche minuto, è stata posta sotto sequestro e l’area è stata cinturata. Le armi sono state ritrovate nei pressi del Cedir, il palazzo che ospita gli uffici del Tribunale, Procura compresa, dall’altra parte del Calopinace, il torrente nel quartiere San Giorgio Extra. È stato il capo della squadra mobile, Renato Cortese, a coordinare personalmente le indagini che hanno portato al ritrovamento delle armi. Il bazooka era nascosto sotto un vecchio materasso lasciato tra sacchetti di spazzatura ai margini di un’arteria di comunicazione utilizzata quasi quotidianamente dagli uomini del pool antimafia nei loro spostamenti da e per gli uffici giudiziari ospitati al Cedir. E la zona è ben visibile dalle finestre del centro direzionale, soprattutto quelle del sesto piano dove ha sede la Dda. L’arma, come accertato da un primo esame dagli specialisti della Polizia, è del tipo monouso ed era già stata utilizzata. Questa circostanza, secondo gli investigatori, non intacca la gravità del gesto. Il bazooka è risultato di fabbricazione. Si tratta di un modello che ha una lunga gittata e durante la guerra nei Balcani veniva sistematicamente utilizzato per compiere attentati. Gli investigatori ritengono che il ritrovamento “pilotato” rappresenti un «segnale grave e altamente significativo sul piano criminale». La ‘ndrangheta, insomma, ha mandato l’ennesimo messaggio forte e chiaro. Stavolta ha voluto dare una dimostrazione di essere in grado di colpire il capo dei pm reggini quando e dove vuole. L’arma bellica sarà oggetto degli esami degli specialisti del gabinetto regionale della Polizia scientifica. C’è da accertare quando e dove è stata utilizzata ma anche provare a capire come sia giunta in Calabria e quale cosca ne aveva la disponibilità. Il procuratore Pignatone ieri non si trovava in riva allo Stretto. Era a Roma per impegni di lavoro, come hanno spiegato in Procura. La sua missione nella Capitale viene collegata al pentimento di Roberto Moio, l’indagato dell’operazione “Agathos” che ha deciso di saltare il fosso e collaborare con i magistrati della Dda reggina il giorno dopo essere finito in carcere. In una recente dichiarazione il capo dei pm reggini ha sottolineato la portata della collaborazione di Moio perché in Calabria non capita tutti i giorni di trovare un pentito di ‘ndrangheta. E poi c’è da tenere nella dovuta considerazione che il nuovo collaboratore di giustizia è nipote del vecchio boss Giovanni Tegano, arrestato il 24 aprile scorso dalla squadra mobile dopo 17 anni di latitanza, e negli assetti della potente organizzazione criminale attiva nel “locale” di Archi ricopriva un ruolo di primo piano. «Questo fatto conferma la gravità della situazione di Reggio Calabria che abbiamo avuto modo di sottolineare diverse volte in questi mesi e che richiede l’attenzione di tutti gli organi responsabili». È stato questo il primo commento del procuratore di Reggio, dopo il ritrovamento del bazooka in seguito alla telefonata di minacce nei suoi confronti. «Da parte nostra – ha aggiunto – l’ufficio di Procura continuerà a lavorare con la serenità e l’impegno di sempre e lo stesso farà tutta la magistratura reggina». Il capo dei pm reggini è convinto della bontà del lavoro svolto dal suo ufficio: «Evidentemente quanto stiamo facendo dà fastidio alla ‘ndrangheta che è l’organizzazione criminale più pericolosa. Abbiamo raggiunto risultati di rilievo come nel caso dell’inchiesta condotta in sinergia con la Dda di Milano che ha fatto luce sui collegamenti a livello nazionale e internazionale». Per continuare l’opera intrapresa sono necessari uomini e mezzi a sufficienza. E in quest’ottica si inserisce la possibilità di chiedere l’invio di militari nel reggino per contrastare la criminalità organizzata. Un argomento che potrebbe essere valutato nel corso della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in programma stamane, convocato dopo le minacce al procuratore Pignatone che nei mesi scorsi aveva aveva ricevuto un altro avvertimento mafioso: in procura era giunta una lettera con minacce e proiettili di pistola. La nuova minaccia a un magistrato di Reggio Calabria, dopo quelle rivolte al procuratore generale Salvatore Di Landro e ad altri pm, in particolare i sostituti della Dda Giuseppe Lombardo e Antonio De Bernardo, è giunta nel giorno in cui polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno eseguito a livello provinciale una vasta operazione, impegnati nell’esecuzione di oltre duecento perquisizioni. L’operazione era stata programmata e condotta proprio nell’ambito delle indagini sulle intimidazioni. PAOLO TOSCANO – GDS

Un pm che fa paura alla ‘ndrangheta Le indagini si proiettano verso la cosiddetta “zona grigia” dove alberga la borghesia mafiosa

Dal 15 aprile 2008, il giorno del suo insediamento, ha rivoltato la ‘ndrangheta come una calzino. Le inchieste da lui coordinate hanno inferto duri colpi alle cosche di tutta la provincia e alle loro ramificazioni nel Nord Italia e all’estero. Il dott. Giuseppe Pignatone, proveniente dalle esperienze della Procura di Palermo, ha rinvigorito, sul piano psicologico e morale, l’ufficio della Dda reggina, che da allora non dà tregua alla criminalità organizzata: cattura di latitanti, aggressione ai patrimoni, operazioni a tutto campo nelle quali i clan vengono dimezzati e soprattutto toccati nei loro business. Insomma la strategia è fare terra bruciata, con azione intelligente e costante che le Forze di Polizia realizzano sul territorio incastrando i criminali. Chiaramente la ‘ndrangheta ferita non si rassegna, reagisce di brutto, alza il tiro per arginare il “nuovo corso” che si riflette anche nella Procura generale presso la Corte d’Appello da quando è arrivato il dott. Salvatore Di Landro (dicembre 2009). La sintonia tra le due Procure è totale, la Giustizia si applica senza tentennamenti. Gli scenari si allargano, mentre si cerca di assediare i clan: le indagini si proiettano con forza verso livelli più alti per scoprire i misteri della cosiddetta “zona grigia” dove alberga – è questa la convinzione del dott. Pignatone – la borghesia mafiosa che rappresenta la componente più insidiosa della filiera della malavita organizzata. Lo ha detto subito, sin dai suoi primi contatti reggini. La ‘ndrangheta è strutturata diversamente dalla mafia siciliana, che “coltiva” un rapporto di maggiore complicità con la politica. Nell’isola ci fu la terribile stagione dell’uccisione di magistrati, di esponenti delle Forze di Polizia, di personalità istituzionali, culminata con le stragi di Capaci e di via D’Amelio quando il rapporto mafia-politica era andato in corto circuito. Si è sempre pensato che in Calabria una stagione simile non sarebbe stata proponibile. Adesso bisogna però alzare la guardia perché i tempi stanno cambiando: l’inchiesta “Crimine” ha dimostrato quello che il dott. Pignatone ha sempre temuto, l’esistenza di una struttura, “il Crimine” appunto, che svolge un’opera di coordinamento, ratificando tra l’altro le decisioni prese dalle varie ‘ndrine. Il fatto nuovo in Calabria è il costante attacco ai magistrati, per adesso solo a livello di “avvertimenti” e di logorio a fianchi. Certo in passato si sono registrate minacce ai giudici, ma mai con questa frequenza e con con questa arroganza. Dal tre gennaio scorso di mira sono state prese le due procure. Contro il dott. Di Landro sono state usate le bombe, contro la Procura (oltre al dott. Pignatone sono stati “avvisati” alcuni pm) una serie di lettere minatorie. Un progetto della ‘ndrangheta per imporre, anche nell’ambito della Magistratura, quella che il dott. Di Landro definisce «la strategia della tensione». L’ultimo “fragoroso” tentativo è il bazooka fatto trovare nei pressi del Cedir che ospita la Procura, idealmente orientato verso il capo della Dda, il quale con la sua opera, lucida e tenace, sta arginando il fenomeno criminale. Si tratta di una inquietante minaccia nei confronti di un Procuratore che sta mettendo a frutto tutta la sua esperienza per impedire che questa Regione e soprattutto questa Provincia siano sempre più ostaggio della ‘ndrangheta. Le ultime operazioni, che hanno portato all’arresto di appartenenti ai clan Tegano e Serraino, hanno provocato un terremoto nel mondo della malavita reggina. Uno del gruppo, Roberto Moio, si è distaccato e parla: le sue “confidenze” se verranno confermate dai riscontri faranno tremare i palazzi della ‘ndrangheta. Il dott. Pignatone potrà avere in mano elementi decisivi per alzare il tiro delle sue indagini. C’è in campo un’altra delicata ricerca del Procuratore: scoprire la “talpa” presente negli apparati (qualche giornale ha parlato di “puparo”) che informava il commercialista Giovanni Zumbo, il quale è stato in grado di fornire ai vertici dei clan Pelle, Ficara, Latella e Morabito notizie dettagliate sulla delicata indagine “Crimine”, tanto che per questi signori si è reso necessario anticipare la cattura. Il dott. Pignatone è un magistrato di grande equilibrio, favorevole al dialogo con la società civile e con le istituzioni, uno che non si lascia certo sedurre dalla “giustizia spettacolo” ma che si affida al tintinnìo delle manette solo quando ci sono le condizioni per mettere in galera il soggetto indagato. Indubbiamente è un magistrato scomodo per la ‘ndrangheta, gli infedeli dello Stato e la borghesia mafiosa contro cui punta la sua costante e incalzante azione investigativa. È un magistrato, il dott. Pignatone, che non si fermerà davanti all’escalation delle minacce, le quali anzi produrranno, conoscendo l’uomo, l’effetto contrario. TONIO LICORDARI – GDS

L’ultima intimidazione di una lunga serie iniziata con la bomba del 3 gennaio

Il bazooka per lanciare un messaggio a Pignatone è l’ultimo anello di una collana di intimidazioni iniziata il 3 gennaio con la bomba contro la procura generale. Un gesto eclatante che aveva provocato la reazione dello Stato. A Reggio erano arrivati i ministri Maroni ed Alfano e dopo qualche giorno il Presidente Giorgio Napolitano. E mentre era in corso la visita del Capo dello Stato c’era stato il ritrovamento, a poche centinaia di metri dal percorso presidenziale, della Fiat Mara con dentro fucili, pistole e due ordigni rudimentali collegati ad una miccia.

Il 25 gennaio il nuovo capitolo della strategia delle intimidazioni con la busta indirizzata al sostituto della Dda Giuseppe Lombardo contenente un messaggio di morte e una cartuccia caricata a pallettoni. La catena si era ulteriormente allungata il 7 marzo quanto una busta con dentro un proiettile di pistola calibro 9 era stata recapitata a d Antonio De Bernardo, altro magistrato della distrettuale.

Si arriva al 18 maggiocon la nuova intimidazione a Lombardo. Il 27 maggio toccato al procuratore Giuseppe Pignatone ricevere una lettera contenente un proiettile di pistola calibro 7,65.

Quasi non bastassero messaggi intimidatori e proiettili, il 9 giugno viene scoperto il sabotaggio dell’auto di servizio del procuratore generale Salvatore Di Landro. Qualcuno aveva allentato tre bulloni della ruota anteriore sinistra.

Il 14 luglio i sabotatori concedono il bis. Stavolta prendono di mira l’auto di servizio di Adriana Fimiani, magistrato della Dda impegnata a rappresentare l’accusa nel processo sulla strage di Duisburg.

Il 20 luglio un’altra intimidazione, stavolta nei confronti del procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo. Sul parabrezza dell’auto di servizio del magistrato, parcheggiata nel garage del Cedir, viene lasciata una cartuccia caricata a pallettoni.

Il 26 agosto l’aggressività criminale torna sui massimi livelli con la bomba che devasta l’ingresso dello stabile dove vive il procuratore generale Di Landro.(p.t.)

Chiarire il ruolo dei Servizi segreti. Il pg Macrì: indagare su rapporti anomali

I parlamentari Franco Laratta (Pd), Angela Napoli (Fli) e altri 30 deputati (Pd-Idv-Fli) annunciano un’interpellanza «sui misteri di Reggio Calabria all’indomani delle bombe alla procura e le recenti minacce della ‘ndrangheta». «Giovedi – dice Laratta – alla Camera chiederemo al Ministro degli Interni di dirci tutta la verità su quanto accade a Reggio Calabria da alcuni mesi. E di riferire sul ruolo inquietante di agenti dei Servizi segreti sul territorio e sull’intreccio tra politica e criminalità». Su questa scia s’inserisce l’analisi del procuratore generale di Ancona, Vincenzo Macrì: «Ci sono interessi e poteri contigui alla ‘ndrangheta, che ora sono abbastanza nervosi». Secondo il magistrato, per anni alla Direzione Nazionale Antimafia, la minaccia al procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, potrebbe essere riconducibile «fuori dal terreno tradizionale della ‘ndrangheta». Macrì lo ribadisce in un’intervista a Radio 24: «O siamo in presenza di una mutazione radicale della ‘ndrangheta, o di qualcosa che non è del tutto ‘ndrangheta». Il pg parla di «poteri contigui alla malavita organizzata calabrese, nervosi sia per le vicende legate alla Procura generale, che per le iniziative della Procura su collegamenti tra clan e settori deviati delle istituzioni». Non è la prima volta che il magistrato delinea scenari inquietanti e torbidi, all’interno dei quali si muoverebbero regie occulte. Macrì aveva già esposto la sua chiave di lettura all’indomani dell’esplosione della bomba davanti all’abitazione del procuratore generale, Salvatore Di Landro, evocando le radici storiche di un potere tutto da decifrare. In questo senso il magistrato ricorda i fermi «recenti di Giovanni Zumbo e Domenico Praticò», legati anche al ritrovamento dell’auto con armi durante la visita del presidente Napolitano a Reggio Calabria. «Evidenziano rapporti abbastanza anomali di settori della ‘ndrangheta con personaggi che parlano a nome di settori dei servizi: non si capisce – specifica Macrì – se sono millanterie o circostanze vere». Il pg ricorda anche come «lo stesso procuratore Pignatone abbia fatto capire che c’è un mondo abbastanza oscuro e inesplorato dietro la ‘ndrangheta. E queste intimidazioni potrebbero essere legate a questo».

scortacivica

IL COMUNICATO DI SOLIDARIETA’ DI ‘SCORTA CIVICA CALABRIA

Egregio Procuratore Pignatone,

siamo i ragazzi della Scorta Civica (costola delle Agende Rosse-movimento di Salvatore Borsellino).

Le scriviamo questa lettera per esprimerle la nostra più totale solidarietà dopo le intimidazioni da Lei subite quest’oggi. Vedere che ancora adesso, in una terra difficile come quella calabrese ci sono ancora persone come Lei che lottano con coraggio e caparbietà contro l’odioso fenomeno della ‘ndrangheta, che uccide anche le coscienze delle persone più fiduciose, ci rende fieri ed orgogliosi di avere persone come Lei che ci stanno vicino e che si oppongono realmente alla mafia. RingraziandoLa per ciò che sta facendo, La preghiamo di continuare a svolgere con la stessa passione e dedizione tutto il lavoro di indagine che sta conducendo, sapendo di avere dalla sua parte tutti noi delle Agende Rosse, e tutti coloro che lottano ogni giorno, con piccoli e grandi gesti contro la ‘ndrangheta, alla ricerca del “fresco profumo di libertà”, come diceva Paolo Borsellino, faro ed esempio per tutti noi. Continui e vada avanti, Dottor Pignatone, e resista così come ha sempre fatto fin ora.

Grazie,

Scorta Civica Calabria