L'INCHIESTA – INDAGATA LA CONSIGLIERA COMUNALE E DIPENDENTE DELL'UNIVERSITA' EMILIA BARRILE: Secondo la Finanza ricattava politici e imprenditori in cambio di voti e posti di lavoro. I retroscena delle indagini. Che svela tra le sue vittime anche la moglie del rettore

3 Gennaio 2011 Inchieste/Giudiziaria

barrile

MESSINA - Era circoscrizionale dellʼUdc, ma in vista delle elezioni amministrative del 2008, intratteneva cordiali relazioni con Francantonio Genovese, segretario regionale del Pd, uscito sconfitto dalla sfida con Peppino Buzzanca, che si giovò dellʼappoggio dellʼUdc. Era dipendente di Unilav Spa, la società mista che fornisce personale allʼUniversità di Messina, ma si occupava anche di disbrigo pratiche di invalidità, reversibilità e disoccupazione per conto di un patronato di Gravitelli. Emilia Barrile, oggi consigliere comunale nella lista “Genovese sindaco”, quindi orbita Pd, nei mesi a cavallo tra il 2007 e il 2008 è indaffarata a crearsi le condizioni per la sua elezione al Consiglio comunale: tiene contatti con politici e imprenditori. E con Melitta Grasso, la moglie del rettore dellʼateneo, Franco Tomasello. E finisce così per mettersi nei guai. I telefoni dei suoi interlocutori sono intercettati. E, visto il tenore di alcune conversazioni, i magistrati chiedono ed ottengono di intercettare anche la sua utenza telefonica. Indagata per corruzione, il nome di Emila Barrile finisce sul registro degli indagati unitamente a quello di Carmelo Pinto Vraca, imprenditore di Patti che secondo lʼipotesi degli inquirenti, da puntellare con prove, si è aggiudicato due cottimi fiduciari per la manutenzione delle strade comunali, in maniera non proprio ortodossa, grazie allʼaiuto dellʼallora consigliere circoscrizionale e dei suoi contatti politici.

IL RICATTO DI EMILIA - Il 4 dicembre del 2007 Emilia Barrile è nellʼauto di Pinto Vraca: «Ho un appuntamento con la moglie del rettore», comunica la Barrile. “E che deve fare?”, chiede Pinto Vraca: “Eʼ una cosa un pò losca che io so... E loro sanno che io so... che se esce questa cosa al largo li denunciano, li arrestano... perciò li sto mettendo sotto scopa. Perchè lʼunica che potrei tirare una denuncia sono io! Perchè questi mi conoscono, me lo hanno raccontato ed io glielo ho detto a loro. Potrebbe essere per una cosa futura perchè se io gli faccio questo favore un domani...”. La dipendente di Unilav si era procurata lʼappuntamento con la moglie del rettore qualche giorno prima. “Dottoressa Grasso», esordisce la Barrile il primo dicembre 2007. «Uhei, bella dimmi», risponde Melitta. «Senta dovrei parlare con lei», incalza Emilia. «Chi succidiu gioia», domanda Melitta. «Le devo dire una cosa. Mi hanno detto che cʼè lei in questa cosa e se dovesse andare avanti le potrebbe creare ... fastidi».

LE CLIENTELE - La Barrile collabora al patronato di Gravitelli e si dà da fare. Qualche giorno dopo aver incontrato Melitta Grasso è ancora in auto con Carmelo Pinto Vraca: «Ora devo sistemare...Forse sto sistemando la moglie di Lillo», confida il 12 dicembre, intercettata dalla cimice, a Pinto Vraca. «Lillo chi...Ahhh Giusy», ribatte lʼimprenditore. «Glielo avevo promesso. A Lillo gli sistemo sua moglie al Policlinico universitario! Perchè è una promessa fatta! E poi vediamo la moglie di Franco cosa non si merita». «Franco chi?», la incalza lʼamico imprenditore. «Lisa, quello che mi ha dato le... ». Il 30 dicembre invece il consigliere comunale del Pd è al telefono con Giuseppe Pansino, legale rappresentante dellʼOskar Brill srl, società che allʼepoca era titolare dellʼappalto di pulizia dellʼUniversità: «No... niente poi mi devi trovare un paio di posti di lavoro vedi ah», dice a Pansino. Che risponde: “Va bene ma questa poi in ogni caso sarà un programma di lavoro che non dipende dal nostro rapporto». Lʼattuale consigliere comunale taglia corto: «Certo quella è una programmazione pre elettorale». Dʼaltro canto, Emilia Barrile sa che può contare su Giuseppe Pansino, che qualche anno fa fu prima incriminato con lʼaccusa di avere corrotto un funzionario del Policlinico e poi prosciolto, aveva già chiesto altri favori: «Mio cugino, non quello che hai assunto, un altro ce lʼha con me. Dice perchè a lui lo hai fatto assumere e a me no», spiega, in un passaggio di altra conversazione allʼimprenditore di origini napoletane. MICHELE SCHINELLA - CENTONOVE DEL 17-12-2010

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