BARCELLONA P. G., ALLA RICERCA DEL CIMITERO DELLA MAFIA: Primi rilievi dei Ris sui luoghi degli scavi Massimo riserbo. Sulle tracce dei corpi di Alberto Smecca, Carmelo Grasso e Salvatore Munafò. Il padre di Natalino Perdichizzi, 'Li implorai di darmi notizie di mio figlio, fui minacciato'

8 Gennaio 2011 Cronaca di Messina

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Si sono intensificate le ricerche dei cadaveri occultati nel cimitero clandestino realizzato dalla cosca mafiosa dei “Mazzarroti”. Ieri una frenetica attività ha caratterizzato l’intera giornata trascorsa dagli inquirenti nella vallata del martoriato torrente Mazzarrà, tra gli altri sono stati notati i militari del Ris, il che potrebbe far presupporre che si sia di fronte a sviluppi importanti. Dopo il ritrovamento dei resti che apparterrebbero a Natale Perdichizzi scomparso da Mazzarrà Sant’Andrea il 23 luglio del 1997 e di Antonino Ballarino, fatto scomparire da Basicò il 23 marzo del 1993, si cerano altri tre cadaveri. Gli inquirenti presumono – sulla base di fonti confidenziali – che in un vasto territorio (con molta probabilità esteso anche ad altri due Comuni), possano essere stati occultati altri tre cadaveri. Si tratterebbe dei corpi del barcellonese Alberto Smecca, originario di Gela, la cui scomparsa è stata denunciata dai familiari il 9 aprile del 1992 (al momento della sparizione Smecca aveva 50 anni); di Carmelo Grasso, inteso “Picuredda”, scomparso da Falcone il 10 aprile del 1995; e di Salvatore Munafò, scomparso da contrada Case Bruciate di Rodì Milici a 36 anni, il 3 giugno del 1997, un mese prima del rapimento di Natale Perdichizzi. Si cerca e, quel che si può solo supporre, si scaverà ancora a lungo e in diversi punti, anche in due diversi territori di Comuni limitrofi. Le ricerche degli scomparsi sono appena iniziate. Ieri in serata si è anche registrato nella zona delle ricerche – tra Mandrì e contrada Molino a valle delle fortificazioni realizzate durante la seconda guerra mondiale – un imponente schieramento di carabinieri, con auto a sirene accese, lungo la strada statale 185 che da Mazzarrà Sant’Andrea si dirige verso Novara di Sicilia. L’insolito corteo aveva fatto ritenere ai curiosi della zona che l’alveo del torrente avesse restituito un altro cadavere, il terzo della lista dei ricercati. La notizia non è stata comunque confermata e nemmeno smentita dagli inquirenti che continuano doverosamente a mantenere il più stretto riservo sull’iter investigativo seguito nelle difficili ricerche dei cinque scomparsi. I vigili del fuoco, per rendere più efficaci gli scavi nel sottosuolo, hanno fatto arrivare nell’alveo del torrente un escavatore più grande di quello utilizzato fino adesso nei sondaggi. Ieri, come già nel giorno dell’Epifania, si è continuato a scavare al di là del muro d’argine del torrente Mazzarra, nella parte in cui dalle montagne che sovrastano l’impervia zona scorre un affluente che ha trascinato a valle (esattamente nel punto in cui si scava) un quantitativo rilevante di materiale alluvionale. Lo stato dei luoghi in questi anni ha subito notevoli modificazioni morfologiche a causa delle erosioni provocate dall’intensità delle piogge torrenziali e ciò renderebbe più complicate le ricerche. Tuttavia gli scavi proseguono con l’apertura di nuove trincee ai bordi della strada arginale che conduce tra l’altro nella zona utilizzata dall’Esercito italiano come poligono di tiro per le consuete esercitazioni. Le ricerche di questi giorni hanno intanto riacceso l’interesse e la speranza in tante famiglie che hanno subito negli anni una sorta di “lutto bianco” per l’assenza da casa dei propri cari. Molte le persone, soprattutto a Barcellona che si sarebbero recate in caserma dai carabinieri nella speranza di avere cenni e riscontri sulla fine toccata ai propri familiari scomparsi nel nulla. Tra i tanti scomparsi e dimenticati vi sarebbe anche Domenico Pelleriti di Basicò del quale si sono perse le tracce dieci giorni dopo la sparizione di Antonino Ballarino avvenuta il 23 marzo del 1993. Il corpo di Domenico Pelleriti non è ricompreso nell’elenco dei cinque che gli inquirenti, i reparti speciali dei carabinieri del Comando provinciale dei carabinieri stanno ricercando nelle insidiose vallate del torrente Mazzarrà. Della scomparsa di Pelleriti parlò l’ex “collaboratore di giustizia” Carlo Prescimone il quale l’aveva legata a quella di Ballarino. Entrambi all’epoca dei fatti, il marzo del 1993, sarebbero stati sospettati di aver compiuto il furto di un camion contenete materiale sanitario per l’edilizia. Leonardo Orlando – GDS

«Li implorai di darmi notizie di mio figlio, fui minacciato»

Mazzarrà Sant’Andrea – Rosario Perdichizzi, il “papà coraggio” di Natalino i cui resti mortali sarebbero stati ritrovati seppelliti ai piedi di un albero di ulivo nel vivaio del boss Carmelo Bisognano, in contrada Molino – tra il viadotto Mandrì e il torrente Mazzarrà -, durante le ricerche del figlio scomparso aveva “sfidato” a viso aperto uno dei luogotenenti del capo cosca dei “Mazzarroti”, Nicola Aldo Munafò, al quale aveva chiesto direttamente notizie sulla sorte toccata al figlio. Papà Rosario aveva osato persino bussare alla porta della casa del Munafò per chiedergli se egli sapesse o se poteva indicare dove trovare la salma di Natalino. La reazione di Munafò – così come ha raccontato Rosario Perdichizzi – fu violenta. Nicola Aldo Munafò, accusato tra l’altro dell’omicidio di Ninì Rottino, avvenuto nell’agosto del 2006 a Mazzarrà (e per questo detenuto in carcere a seguito dell’operazione antimafia Vivaio), intimò a Rosario Perdichizzi «di non permettersi più di bussare a quella porta. Te ne devi andare via». Col senno di poi Rosario Perdichizzi riflette: «Poteva benissimo dirmi di non sapere nulla sulla sorte di mio figlio e invece, ripensandoci, ebbe una reazione così violente e spropositata che mi fece invece convincere che a Mazzarrà in certi ambienti si sapeva cosa fosse successo a mio figlio». Sentimenti contrastanti caratterizzano la reazione dell’anziano vivaista di Mazzarrà sulle notizie avute circa la sorte riservata al figlio. «Cessata la speranza di trovare ancora mio figlio in vita, sono frastornato. Da un lato il dolore profondo e la pietà che provo per l’atroce fine riservata a Natalino; mentre dall’altro una nuova speranza, quella di avere una tomba su cui posare un fiore e vedere finalmente in faccia gli assassini di mio figlio». Rosario Perdichizzi ora aspetat solo di non dover più ripetere quella frase, ripetuta con disperata ostinazione per 13 anni: “Natalino dove sei?” e riportata pure sui manifesti murali fatti affiggere per due anni a Mazzarrà e nei due Comuni confinanti di Furnari e Terme Vigliatore. I coniugi Perdichizzi, che attualmente si trovano in una località del nord Italia ospiti dagli altri due figli, stanno vivendo un autentico Calvario perché vogliono sapere. E chiedono certezze agli inquirenti. «Il desiderio più grande – dicono la madre e il padre di Natalino – è quello di poter fare celebrare i funerali del figlio, sepolto da mano assassina e ancora senza sacramenti». È un atto di umana pietà dovuto a questa famiglia che ha rischiato di subire la reazione della mafia solo perché stava cercando il figlio scomparso e poi soppresso in esecuzione di una sentenza di morte inappellabile emessa da un “tribunale spietato”, quello della mafia. (l.o.)

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