BARCELLONA P. G.: L'incendio di una casa di romeni. Rinviati a giudizio padre e figlio. Nell'abitazione, di proprietà della parrocchia, vivevano 14 persone

8 Gennaio 2011 Cronaca di Messina

Sono stati rinviati a giudizio i presunti autori del raid punitivo commesso in due diversi giorni, il 27 e 28 settembre dello scorso anno a Pozzo di Gotto, culminato con l’incendio della casa in cui abitava la famiglia di romeni, in tutto 14 persone tra adulti e bambini, i cui componenti sono stati costretti a fuggire perché vittime dell’intolleranza dimostrata da taluni vicini di casa. Ieri il Gip Antonino Zappalà ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal Procuratore Salvatore De Luca, sulla base delle indagini svolte dal pubblico ministero Francesco Massara. I due, Salvatore Pietro Calvo 40 anni e il figlio Entoni Martino Calvo di 21 anni, entrambi di Barcellona, dovranno adesso comparire in tribunale il prossimo 11 febbraio, difesi dagli avv. Tommaso Calderone e Gaetano Pino. Erano stati arrestati per ordine del Tdr per i reati di danneggiamento della casa, seguito dall’incendio e per violazione di domicilio ai danni della famiglia di romeni. Si trattò allora di ritorsione. La carcerazione durò pochi giorni. Adesso, su ricorso in Appello del sostituto procuratore Francesco Massara, il Tdr ha ordinato un nuovo arresto dei due che non sarà eseguito perché in attesa della decisione della Cassazione. Intanto l’azione violenta ha avuto effetto sulle vittime fuggite via da Barcellona. Il gruppo di nomadi, adesso scomparso dalla povera abitazione di Pozzo di Gotto, da oltre cinque anni abitava in una delle case di proprietà della parrocchia dell’Assunta al numero civico 608 di via Garibaldi e vivevano di accattonaggio e dei proventi ricavati dalla distribuzione di volantini pubblicitari. Lo stesso nucleo familiare composto in tutto da 14 persone, di cui 5 bambini, aveva occupato anche un fabbricato abbandonato, attiguo a quello della chiesa, al civico 604 nei cui locali, al piano superiore, è stato poi appiccato l’incendio. Nel vecchio fabbricato la famiglia di romeni aveva allestito alla meglio un giaciglio di fortuna fatto di vecchi materassi e stracci. Al momento in cui si sono sviluppate le fiamme, nel piano superiore si trovava una giovane coppia con un bambino; mentre il resto della famiglia era al piano terra. Del gruppo faceva parte anche l’immigrato latitante scomparso da Barcellona assieme alla stessa famiglia, Marcel Augustin Lacatus, 29 anni, accusato di aver molestato una bambina del quartiere, il quale è ancora ricercato da polizia e carabinieri. (l.o.)