PUBBLICHIAMO LA LETTERA DELL'ON. SONIA ALFANO AL PRESIDENTE FINI IN VISITA A MESSINA: DEDICHI IL TEMPO DELLA VISITA AI MESSINESI, NON A UOMINI DELLE ISTITUZIONI CHIACCHERATI…

14 gennaio 2011 Commenti e appelli

Al Presidente della Camera dei Deputati

On. Gianfranco Fini

OGGETTO: Al Presidente Fini con rispetto e altrettanto rigore

Egregio Sig. Presidente,

avendo appreso della Sua gradita visita nella città di Messina per il 15 gennaio, ed essendo venuta a conoscenza dagli organi di informazione del programma in calendario, ho inteso scriverLe per porre alla Sua attenzione, in ragione di Suoi programmati incontri, non tutti e non solo con carattere di mero cerimoniale, alcuni dati obiettivi che le più alte Autorità della Repubblica non possono evitare di tenere in debito conto, per il valore prezioso che dobbiamo attribuire alla credibilità delle Istituzioni, che va sempre, quotidianamente, preservata. Mi riferisco in particolar modo agli assetti degli apparati giudiziari del Distretto giudiziario di Messina. Proprio per il rispetto che ho per Lei e per l’alta carica che ricopre, queste mie righe non conterranno mie valutazioni personali o politiche, che, per quanto legittime, qui sarebbero fuori luogo. Quelle le riservo alle sedi proprie. So che al Palazzo di giustizia di Messina, tra gli altri, incontrerà il Presidente della Corte d’appello di Messina dr. Nicola Fazio ed il Procuratore generale dr. Antonio Franco Cassata. Il dr. Fazio è divenuto noto all’intera Nazione un paio d’anni fa, allorché fu legittimamente divulgato il contenuto di una conversazione telefonica, intercettata legittimamente dagli inquirenti, nel corso della quale la di lui moglie comunicava alla moglie del prof. Franco Tomasello, Rettore dell’Ateneo messinese, la fresca notizia della sua nomina, con l’unanimità dei consensi in seno al CSM, per l’appunto a Presidente della Corte di Appello di Messina, aggiungendo che il di lei marito raccomandava al Rettore di ricordare che a distanza di qualche giorno il figlio del Presidente Fazio sarebbe stato impegnato in un concorso per ricercatore universitario a Messina. Effettivamente, il figlio del dr. Fazio vinse il concorso svoltosi di lì a pochi giorni e tuttora svolge le funzioni di ricercatore universitario presso la Facoltà di Giurisprudenza di Messina. Lei sa che qualche settimana fa il Parlamento ha approvato il ddl sul sistema universitario e conosce bene le difficoltà che migliaia e migliaia di giovani studenti e ricercatori hanno tentato di rappresentare alla classe politica, e primo fra tutti al Capo dello Stato, quanto ai nepotismi universitari e alla frustrazione di ogni criterio meritocratico. Egregio Presidente, quella famosa telefonata fra la moglie del Presidente Fazio e la moglie del Rettore Tomasello rappresenta ancora oggi uno schiaffo al decoro delle Istituzioni ed ai sacrifici di tanti giovani italiani. Poi c’è il dr. Antonio Franco Cassata, come detto Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina. Egli è cittadino di Barcellona Pozzo di Gotto, la città nella quale diciotto anni fa Lei si sedette accanto a me e ai miei familiari in occasione del funerale di mio padre, Beppe Alfano. Il dr. Cassata è notoriamente il promotore di un tristemente noto circolo barcellonese che porta il nome Corda Fratres e che ha visto soci il boss mafioso Giuseppe Gullotti, che quale responsabile dell’omicidio di mio padre è detenuto in espiazione della pena di trenta anni di reclusione, ed il testimone di nozze dello stesso Gullotti, Rosario Cattafi, pregiudicato e già sottoposto perché socialmente pericoloso alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, personaggio il cui nome saltò fuori, seppure allo stato senza sviluppi, perfino nelle indagini delle Procure di Caltanissetta e di Palermo per le stragi del 1992 e per i disegni eversivi in quel periodo posti in essere da Cosa Nostra. Il dr. Cassata è anche la persona che fu sorpresa nel settembre 1994 a colloquio con la moglie del boss Gullotti in quel momento latitante. Ed è anche la persona le cui gesta sono immortalate in un’informativa di reato ormai nota, denominata “Tsunami”, attualmente all’attenzione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, a seguito della drammatica morte del prof. Adolfo Parmaliana, l’indimenticato scienziato e docente universitario messinese suicidatosi il 2 ottobre dopo aver lasciato ai suoi cari e a tutti i cittadini onesti una ultima lettera con la quale denunciò la rappresaglia che la “Magistratura messinese/barcellonese” aveva avviato contro di lui, per punirlo dell’indefesso impegno civico da lui spiegato in difesa della legalità tanto martoriata nel nostro territorio. La vicenda tragica di Adolfo Parmaliana è purtroppo il perfetto paradigma dell’esistente. Messina, gentile Presidente, è una provincia tutt’altro che moralmente sana, come Lei certamente saprà, e di cui Barcellona Pozzo di Gotto è la ferita più sanguinosa. Un territorio dove chi denuncia le collusioni o il malaffare viene appellato quale “scheggia impazzita” o bollato come “schizofrenico” e relegato ad una bruciante solitudine. Un territorio dove, al contempo, proprio oggi, un diretto emissario della famiglia mafiosa barcellonese circola sotto la protezione della Polizia di Stato come imprenditore asseritamente a rischio di vendette mafiose. La mia terra è vittima di una fitta trama di connivenze all’interno della quale, purtroppo, il ruolo più perverso è stato quello svolto da certa magistratura. L’esistenza, anche nel distretto messinese, di tanti magistrati integerrimi non deve servire come alibi ai traditori dei doveri di rettitudine che giacciono in capo agli appartenenti all’ordine giudiziario. Dal 2009 ho l’onore di rappresentare il nostro Paese al Parlamento Europeo. Sono in grado, quindi, Presidente, di comprendere quali siano i doveri che il galateo istituzionale assegna a chi ricopre alti incarichi istituzionali. Pertanto, nulla ho da obiettare se nella Sua visita a Messina si troverà a stringere mani di persone che, fuori dal rigido rituale, chi ha cara l’etica pubblica nemmeno incrocierebbe. Rimarrebbe, invece, incomprensibile, prima ancora che a me, ai tanti messinesi onesti, e tanto più a quei tanti che ripongono fiducia nella Sua persona e nel Suo ruolo istituzionale, se Lei dedicasse a personaggi quali quelli di cui Le ho sinteticamente riferito tempi ed attenzioni ulteriori rispetto a quelli dettati dagli stretti canoni del cerimoniale. Glielo dico con deferenza pari alla stima che porto a Lei ed all’alta Istituzione da Lei rappresentata, Presidente: quel prezioso tempo lo dedichi ai tanti cittadini messinesi che la attendono con speranza e meritata fiducia. In conclusione mi permetto di sottolineare, come Lei senz’altro rammenta, che proprio il giorno 15 gennaio 2011 ricorre il tredicesimo anniversario del barbaro assassinio del Prof. Matteo Bottari, primario endoscopista del Policlinico universitario di Messina, vittima del più grave dei delitti perpetrati in quel capoluogo di provincia: un omicidio che ha visto la convergenza di interessi mafiosi e di interessi di settori del sistema di potere; un omicidio per il quale sia gli esecutori materiali sia i mandanti sono ad oggi sfuggiti alla giustizia.

Con vivo ossequio,

Sonia Alfano