L'ARRESTO DEL PRIMARIO DI PATTI (MESSINA) SABATINO CARIANNI: Non ci sono soltanto le intercettazioni. Fondamentale il lavoro svolto dai carabinieri sull'attività di Carianni

24 gennaio 2011 Cronaca di Messina

Nuovi particolari emergono dall’inchiesta che ha portato all’emissione di quattro provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari per il primario del reparto di ortopedia e traumatologia degli ospedali di Patti e Sant’Agata di Militello Sabatino Carianni, del suo autista Giuseppe Librizzi, e degli imprenditori etnei Fabio Moschella e Stefano Privitera. Il procedimento trae origine da alcuni appostamenti compiuti dal personale della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica. I militari intendevano verificare l’ipotesi di reato secondo la quale il dott. Carianni si sarebbe servito di un’altra persona per attestare falsamente, mediante timbratura del cartellini marcatempo, la propria presenza, in orario lavorativo, presso l’ospedale di Sant’Agata dove svolge l’attività di primario del reparto di ortopedia e traumatologia. Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno avuto sentore che potesse emergere qualcosa di più vasto e da qui è iniziata una copiosa acquisizione documentale oltre ad accertamenti bancari, testimonianze, intercettazioni telefoniche ed ambientali. Dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti, sarebbero emersi elementi di prova che avrebbero integrato il quadro indiziario a carico degli indagati tali da giustificare l’applicazione delle misure cautelari. In particolare gli inquirenti avrebbero cercato di accertare che Carianni disponesse per le sue esigenze personali di una Nissan X di proprietà della “Multi Lease srl” che sarebbe stata guidata regolarmente da Giuseppe Librizzi dipendente, a partire dal febbraio 2004, della ditta “Ortho Kronos srl”. L’avrebbero appurato i carabinieri confortati dall’analisi degli spostamenti dell’autovettura guidata da Librizzi documentati con il tracciamento Gps. Allo stesso modo sarebbero state rilevate le posizioni attraverso l’individuazione delle celle di aggancio delle utenze mobili in uso ai due indagati. Il quadro accusatorio, secondo gli investigatori, sarebbe comprovato anche da alcune intercettazioni telefoniche. Le indagini avrebbero portato ad accertare che anche le spese di gestione dell’autovettura sarebbero state a carico della “K Multi Lease srl”. Dall’inchiesta, infatti, sarebbe emerso che il telepass in uso sulla Nissan X guidata da Librizzi e utilizzata da Carianni era intestato alla figlia di Librizzi, Antonella. Quanto ricostruito dall’inchiesta, andrebbe ad inquadrarsi anche nell’analisi del fatturato annuo della “Ortho Kronos srl” presso i reparti di ortopedia di Patti e Sant’Agata che, tra gli anni 2003 e 2007 ammonterebbe a complessivi quatto milioni di euro giustificati da diverse note del primario in cui si attesterebbe l’unicità sul mercato delle protesi distribuite dalla ditta etnea in esclusiva per la Sicilia e l’infungibilità di essi in quanto innovativi ed esclusivi. E sarebbe proprio questo aspetto a configurare l’ipotesi di reato di corruzione. Secondo il Gip Carianni avrebbe reso oggetto di baratto la funzione pubblica che avrebbe esercitato nel momento di incidere sulla volontà dell’amministrazione nella previsione dell’approvvigionamento di materiali sanitari. Il giudice, a riprova della tesi accusatoria, evidenzia alcuni aspetti che sarebbero emersi dalle intercettazioni telefoniche ed in particolare la profonda preoccupazione che avrebbe pervaso alcuni degli altri indagati nel momento in cui Carianni avrebbe manifestato l’intenzione di venire meno ai presunti patti e rivolgersi ad altre ditte concorrenti.

Se Carianni sarebbe il corrotto e gli imprenditori Moschetti e Privitera sarebbero i corruttori, secondo il Gip avrebbero concorso nel reato anche di Giuseppe Librizzi e la figlia Antonella. Gli inquirenti ritengono Giuseppe Librizzi l’anello di congiunzione fra il primario e gli imprenditori etnei fungendo, di volta in volta, da mediatore fra gli opposti interessi e nel contempo perseguendo e tutelando i propri, da latore di informazioni, da consigliere e anche da paciere, offrendo, con i propri servizi, alcune delle indebite utilità di cui avrebbe goduto Carianni. Antonella Privitera, a cui il giudice ha imposto l’obbligo di presentazione, avrebbe, invece, prestato la propria identità, figurando agente della Ortho Kronos per consentire di attribuire veste formale lecita ai movimenti di denaro che, secondo l’accusa, troverebbero esclusiva giustificazione nell’accordo corruttivo. Gabriele Villa – GDS