L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA, UN MONDO A PARTE: Sconto al ristorante per i deputati regionali. Un caffè costa 36 centesimi, pranzo a 8 euro. Il bar e il ristorante dell'Assemblea regionale saranno ancora più economici per i 90 deputati siciliani. Il primo febbraio scatterà il nuovo listino prezzi della società di gestione che si è aggiudicata l'appalto per il servizio di ristorazione con un ribasso del 18 per cento

28 gennaio 2011 Inchieste/Giudiziaria

Nel mondo a parte che è l’Assemblea regionale siciliana, l’inflazione viaggia al contrario. I prezzi anziché salire, scendono. Alla faccia della crisi che imperversa nell’altro di mondo, quello reale. Così il bar e il ristorante saranno ancora più economici per i 90 deputati regionali, che già pagavano poco o nulla un caffè o un pasto completo al tavolo, e che adesso pagheranno ancora meno. Tra qualche giorno scatta il nuovo listino prezzi della società di gestione che si è aggiudicata la gara per il servizio di ristorazione con un ribasso del 18 per cento. “Ribasso che questa volta abbiamo voluto applicare non solo alla parte che per ogni consumazione versa direttamente l’Ars alla società, ma anche all’utente finale che paga alla cassa”, dicono da Palazzo dei Normanni. E per “utente finale” s’intendono gli onorevoli dalla busta paga pari a 10 mila euro al mese netti e i dipendenti che hanno stipendi non certo paragonabili agli statali. Ma tant’è, l’utente “finale”, cioè l’onorevole o il grand commis di Palazzo dei Normanni, da febbraio pagherà un caffè alla buvette appena 36 centesimi contro i 0,40 attuali. Una cifra che non ha pari rispetto a qualsiasi altro bar d’Italia, compreso quello del Senato, altro palazzo con regole che vanno al di là del mondo reale, dove un caffè costa comunque 0,50 centesimi. Stesso discorso per un cappuccino, che da 0,75 centesimi scenderà a 0,62. Sconti in arrivo anche al ristorante. Un pranzo completo, dall’antipasto alla frutta, costerà 8 euro (senza considerare bevanda e pane, in questo caso salirà a 9 euro). Il tutto contro i 13 euro del Senato e i 38 euro di un ristorante medio di Palermo. Cifre ridicole: un antipasto all’italiana costerà 1,21 euro (anziché 1,50), solo per fare un esempio. O, ancora, spaghetti alle vongole 1,85 euro, una frittura di triglie 2,78 euro, un contorno 0,93 centesimi, una macedonia 1,13 euro. In confronto il ristorante del Senato è carissimo: qui un primo può arrivare a costare 2,50 euro, se di pesce, e un secondo di pari livello delle triglie fritte, ad esempio i calamari in gratella, 5,63 euro. Cifre da capogiro per i deputati dell’Ars. In realtà grazie alla nuova gara vinta dalla Hassio, cooperativa di Serradifalco che già gestiva questo servizio, le casse dell’Assemblea risparmieranno circa 125 mila euro all’anno. Per ogni piatto acquistato dai deputati, l’Ars versa alla società un importo uguale a quello previsto nel listino prezzi, e il ribasso del 18 per cento, con il quale la Hassio si è aggiudicata la gara, verrà applicato quindi anche alla parte che versa l’Assemblea, che lo scorso anno per il servizio di bar e ristorazione ha speso ben 700 mila euro, mentre nel 2011 non dovrebbe superare il tetto dei 580 mila euro. Certo è che gli onorevoli risparmieranno, e potranno così compensare un poco il taglio allo stipendio scattato dopo che ieri l’Ufficio di presidenza ha approvato i decreti attuativi della manovra di contenimento dei costi annunciata la scorsa estate dal presidente Francesco Cascio, sulla scorta di quanto fatto a Roma dal Senato. “Una norma che ci porterà a risparmiare 2 milioni di euro all’anno”, dice il segretario aggiunto Paolo Modìca. Approvata la riduzione del 10 per cento dell’indennità lorda, il che significa 550 euro in meno: anche se, rispetto a dicembre, la busta paga dei deputati non cambierà visto che è scattato l’incremento annuale dello stipendio previsto per i senatori e che negli ultimi due anni Palazzo dei Normanni non aveva varato. Tagliate, inoltre, le indennità di trasporto per il presidente (meno 50 per cento) e per gli altri componenti dell’Ufficio di presidenza (meno 40 per cento). Nonostante il ricorso presentato al Tar dal senatore Salvo Fleres, confermato lo stop al cumulo tra pensione dell’Ars e stipendio degli onorevoli nazionali (attualmente sono 14 tra senatori e deputati alla Camera quelli che hanno incassato fino allo scorso dicembre anche la pensione dell’Ars). Tagli confermati per il personale: ridotti del 10 per cento gli stipendi superiori ai 150 mila euro e del 5 per cento quelli superiori a 90 mila euro. di ANTONIO FRASCHILLA – REPUBBLICA.IT