MESSINA: MUORE PER UN ATTACCO DI CUORE ANTONIO GIOFFRE' DETTO 'U 'NDOLU', CAPO DELL'OMONIMO CLAN DI SEMINARA. ERA RINCHIUSO NEL CARCERE DI GAZZI

31 gennaio 2011 Mondo News

BOSS

Anziano boss stroncato da un attacco di cuore. Nella sua cella del carcere di Messina, Rocco Antonio Gioffrè detto “u ‘ndolu”, capo dell’omonimo clan di Seminara, ieri mattina, si è sentito male. Mancava qualche minuto alle 7 quando, accertata la gravità delle condizioni del detenuto, i sanitari del penitenziario hanno disposto il trasferimento in una struttura sanitaria della città peloritana. Gioffrè, 75 anni, è morto, però, durante il suo trasporto all’ospedale. L’anziano boss era finito in carcere nell’ambito dell’operazione “Topa”, condotta nel 2007. Nell’occasione erano stato arrestati sindaco e vicesindaco di Seminara. Successivamente il Comune era stato sciolto. Era stata un’inchiesta dei carabinieri a occuparsi del casato dei Gioffrè, protagonista negli anni Settanta della storica faida con i Pellegrino, che a Seminara, secondo l’accusa, aveva un dominio assoluto. Controllava tutti e tutto. Anche le elezioni. Secondo gli inquirenti a stabilire chi doveva fare il sindaco era stato proprio il vecchio boss Rocco Antonio Gioffrè che, spalleggiato dai suoi figli e da altri componenti del gruppo criminale, esercitava un controllo scientifico del voto e stabiliva la distribuzione degli incarichi e la gestione degli affari. dall’inchiesta era emerso che era stato il boss a stabilire l’elezione di Pasquale Marafioti a sindaco. La cosca puntava decisamente ad allungare le mani sul Comune per poi acquisire, in modo diretto e indiretto, gestione o controllo di concessioni, autorizzazioni e servizi pubblici. Finito in carcere, a causa delle sue precarie condizioni di salute, Rocco Antonio Gioffrè era stato denenuto in un primo momento nel centro clinico penitenziario di Parma. Dopo la condanna per associazione mafiosa e voto di scambio, nel processo “Topa” era stato colpito da una nuova ordinanza di custodia cautelare per un altro procedimento dell’antimafia reggina sfociato nell’operazione “Artemisia”, che aveva stroncato i due clan di Seminara, i Gioffrè appunto e quello dei Caia, impegnati in una violenta faida. Il carisma criminale di Rocco Antonio Gioffrè è legato anche al suo interessamento per giungere alla pacificazione tra le storiche famiglie della ‘ndrangheta di San Luca protagoniste della feroce faida culminata la sera del Ferragosto 2007 nella strage di Duisburg. Da una intercettazione emerge che Gioffrè avrebbe partecipato alla riunione di Polsi tra esponenti delle varie famiglie dove sarebbe stata sancita la fine delle ostilità tra i gruppi contrapposti, i Nirta-Strangio da una parte e Vottari-Pelle dall’altra. Per poter assistere alle udienza del processo che si sta celebrando davanti alla Corte d’assise di Palmi, Gioffrè era stato trasferito a Messina, ma per le sue precarie condizioni di salute non aveva preso parte alle ultime udienze. Condizioni che avevano spinto i suoi legali, gli avvocati Domenico Alvaro e Michele Gullo, a richiedere due perizie, mediche di parte per la sua scarcerazione. Richieste che erano state comunque respinte. Paolo Toscano – GDS