MESSINA – L'INCHIESTA SUL GIUDICE SICILIANO, IL 9 MAGGIO L'UDIENZA PRELIMINARE A REGGIO CALABRIA: NOVE CAPI D'IMPUTAZIONE, OTTO INDAGATI, OTTO PARTI OFFESE

5 aprile 2011 Cronaca di Messina

Le novità sono essenzialmente due. C’è già la data di fissazione dell’udienza preliminare al palazzo del Cedir di Reggio Calabria, è il prossimo 9 maggio. E poi c’è uno “snellimento” dei capi d’imputazione, che dai dodici dell’atto di chiusura delle indagini preliminari passano ai nove attuali, frutto dell’atto di richiesta di rinvio a giudizio. Non c’è più, in questo atto, il caso del concorso universitario, che ipotizzava la corruzione. Si va quindi verso il confronto accusa-difesa nell’inchiesta sul cosiddetto “caso Siciliano”. Un’inchiesta gestita dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal suo sostituto Beatrice Ronchi che iniziò sull’attività dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano, finito nel 2009 agli arresti domiciliari, e poi s’allargò progressivamente durante le indagini della Squadra Mobile di Messina, fino a toccare altri ambiti come l’Università, il Policlinico e l’Ufficio urbanistica del Comune. Rimane inalterato il quadro degli indagati, che sono sempre otto, gli stessi del “415 bis”. Si tratta dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano; dell’ex segretario provinciale dell’Udc di Messina Michele Caudo; del liquidatore della Spa Impregilo Domenico Occhipinti; del rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello; del prof. Aldo Tigano, docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza di Messina; del medico Adolfo De Meo; del figlio dell’ex procuratore aggiunto, il ricercatore universitario Francesco Siciliano; e infine dell’avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti. Nel corso dell’udienza preliminare verrà poi conferito l’incarico per la trascrizione della gran mole di intercettazioni ambientali e telefoniche che sono confluite nei faldoni dell’inchiesta, così come hanno richiesto il procuratore Pignatone e il sostituto Ronchi. Definito anche il quadro delle parti offese, in relazione alle varie vicende che l’inchiesta ha trattato: Sebastiano Spampinato, Vincenzo Cacciola, Salvatore Parlato, Sergio Dolfin, Antonino La Mattina, l’assessore comunale all’Urbanistica di Messina Giuseppe Corvaja, l’ex dirigente della ripartizione Urbanistica del Comune di Messina Manlio Minutoli e infine l’Università di Messina. Ecco invece i reati contestati e che saranno al centro dell’udienza preliminare. Nella prima vicenda all’ex procuratore aggiunto Siciliano viene contestata la tentata concussione. Il caso è quello della ristrutturazione dell’Hotel Castellamare di Taormina. Il secondo capo d’imputazione, un’altra tentata concussione, riguarda il magistrato Siciliano, Occhipinti e Caudo per la vicenda Impregilo-Comune di Taormina, che per anni hanno avuto un lungo contenzioso civilistico. Altro caso di concussione riguarda sempre l’ex procuratore aggiunto per la vicenda della destinazione urbanistica del terreno dove è allocato lo stabilimento dei Molini Gazzi a Messina. La quarta ipotesi riguarda solo l’ex procuratore aggiunto ed è sostanziata la concussione. Il caso è quello emblematico delle zone Zps, le zone a protezione speciale, al Comune di Messina. Ancora un altro caso riguarda l’ex procuratore aggiunto Siciliano, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento (tramite il comune amico Michele Caudo avrebbe segnalato all’allora dirigente dell’Urbanistica comunale, l’architetto Manlio Minutoli, che era sottoposto a intercettazione telefonica). C’è poi il caso Caratozzolo, l’ex direttore generale del Policlinico che nel 2006 fu al centro di un contenzioso con l’Università e con il rettore Tomasello, fino ad arrivare alla sua defenestrazione. Nella vicenda sono adesso coinvolti l’ex procuratore aggiunto Siciliano, il rettore Tomasello e il prof. Tigano, per rivelazione di segreti d’ufficio (non è più prevista la corruzione a carico del rettore e dell’ex magistrato). L’unica ipotesi di falso ideologico riguarda in concorso il prof. Tigano e il medico De Meo. Quest’ultimo secondo l’accusa avrebbe compilato il certificato medico che servì poi al prof. Tigano per farsi escludere dalla Commissione giudicatrice del concorso a ricercatore, poi vinto da Francesco Siciliano. Infine l’ultima ipotesi riguarda il reato di truffa per Francesco Siciliano e Fabrizio Maimone Ansaldo Patti, come prestanome del primo. Nuccio Anselmo – Gds