MESSINA, IL VIDEO: Fuoco alla scuola che deve ospitare i rom. Sulla protesta di venerdì indaga la Digos: sentito il presidente del III Quartiere. Incendio anche a S. Raineri

6 aprile 2011 Cronaca di Messina

«Non vogliamo gli zingari», avevano urlato le donne delle Case Gialle durante le concitate fasi del trasferimento delle famiglie nomadi di San Raineri nei locali della scuola Capitan Traina di Santo-Bordonaro. Poi, la situazione si era andata rasserenando. Ma a qualcun altro probabilmente l’idea di avere come vicini di casa i rom è parsa insopportabile e così ha voluto dare un segnale, pensando forse di interpretare il sentimento della maggioranza dei residenti di Bisconte-Catarratti. Nella notte quel “qualcuno”, forzando la finestra sul retro, è entrato nel plesso scolastico destinato ad ospitare due delle famiglie attualmente allocate alla “Traina”, ha sparso benzina in alcune aule, in un deposito e nella biblioteca, e ha appiccato il fuoco. A poche ore di distanza l’autore del gesto, un giovane di cui non sono state fornite le generalità (si tratta, comunque, di un maggiorenne) è stato rintracciato e fermato dalla Squadra Mobile e sarà denunciato per una serie di reati. Gli assessori Dario Caroniti e Pippo Isgrò, recatisi sul posto per fare la stima dei danni (non rilevantissimi, però tali da provocare un ritardo di qualche giorno nella tabella di marcia prevista per il trasloco dei rom a Catarratti), hanno preferito parlare di una “ragazzata”, anche per stemperare il clima di tensione. «Di tutto c’è bisogno fuorchè di contrapposizioni sociali e di guerre tra poveri», hanno detto i rappresentanti della giunta Buzzanca. Una “ragazzata”, però, che è sicuramente il frutto del retaggio di antichi pregiudizi e nuove paure. Gli stessi pregiudizi e le stesse paure che hanno fatto scendere in piazza non proprio l’intero rione, ma una folta e chiassosa rappresentanza dei residenti delle Case Gialle nell’infuocato pomeriggio di venerdì. Sulle modalità di quella protesta, e sui principali protagonisti, sta indagando la Digos. Sono stati già ascoltati diversi testimoni presenti ed è stato sentito a lungo anche il presidente del III Quartiere Giovanni De Salvo, finito nel “ciclone” per alcune affermazioni che egli stesso, a mente fredda, ha stigmatizzato e non ha esitato a definire “improvvide”. Il video di quanto accaduto è finito su Youtube e ha registrato numerosi contatti in tutt’Italia. Si vede il presidente della Circoscrizione attorniato da un nugolo di manifestanti, tra cui alcune “signore” che ripetono lo stesso concetto: «Lo dica al sindaco, presidente, noi ‘cca zingari non li vulemu». De Salvo cerca di replicare, fa presente che si tratta di una soluzione solo temporanea («Una settimana, non di più») ma finisce con l’incitare i “rivoltosi” («Vui autri non vi muviti i cca e ne faciti ‘ntrasiri»). De Salvo è sinceramente dispiaciuto: «Mi son lasciato prendere dalla situazione, mi rendo conto che non è una bella frase, ma nessuno mi può accusare di razzismo, io i rom li ho sempre aiutati e sono d’accordo con la loro integrazione». I fatti di questi giorni – inquietante anche quanto accaduto ieri nell’area sbaraccata di San Raineri: sono stati dati alle fiamme i materiali inerti e per le operazioni di spegnimento sono dovute intervenire ben due squadre dei vigili del fuoco – vanno letti con grande attenzione.
1) I rom non sono né tutti santi né tutti delinquenti. La storia personale e familiare di coloro che risiedevano nella Falce è conosciuta nei minimi particolari dagli operatori dei servizi sociali del Comune. Vi sono rom sposati o sposate a messinesi, giovani che hanno trovato un lavoro da giardiniere o da custode, padri e madri sinceramente convinti della necessità di portare avanti i processi di scolarizzazione dei propri figli. E vi sono rom, invece, che hanno precedenti per furto e spaccio di droga, padri che hanno lasciato che le figlie si prostituissero e nuclei familiari che hanno cercato di approfittare della decisione di Palazzo Zanca di dare un alloggio e sono tornate in città, dopo lunghi periodi trascorsi in altre regioni, guarda caso alla vigilia dello smantellamento del campo di San Raineri.
2) Non sono tutti santi né tutti delinquenti neppure gli abitanti dei nostri quartieri. È emerso uno spaccato emblematico di pezzi di città sospesi tra razzismo e solidarietà, condizionati fortemente dalla presenza di soggetti legati alle logiche dei “clan”. Basta guardare attorno alla scuola Capitan Traina per capire chi “comanda”, chi pone delle condizioni, chi decide nei fatti se una cosa si può o non si può fare, se quelle presenze possono essere o meno “tollerate”. Lucio D’Amico – Gds