CALCIO: Falso e bancarotta, chiuso il cerchio sul fallimento dell'Us Catanzaro. L'avvocato di Parente: prima o poi luce anche sulle nostre denunce

8 aprile 2011 Mondo News

Con l’avviso notificato agli indagati si sono chiuse le indagini preliminari in ordine ad eventuali reati di natura penale relativi al fallimento dell’Us Catanzaro. L’inchiesta coinvolge tutti gli amministratori che si sono succeduti nel periodo 2002-2006: Domenico Cavallaro, Claudio Parente, Massimo Poggi, Gerardo Carvelli, Giuseppe Ierace, Bernardo Colao. Altro troncone di indagine, come è noto, ha interessato anche gli ex soci Pino Mirante e Saverio Procopio, nonché il collegio sindacale della società giallorossa. Le indagini, coordinate dal pm Alberto Cianfarini e affidate alla Guardia di Finanza, erano state avviate nel 2006 anche sulla scorta della segnalazione del curatore fallimentare che stava seguendo le difficili e complesse vicende di natura amministrativa della società di calcio, e aveva ritenuto di ravvisare ipotetici profili di natura penale nel comportamento degli amministratori. I reati contestati vanno dal falso in bilancio alla bancarotta, e si tratta di quelli intimamente correlati alla gran parte delle vicende di natura fallimentare. È stato chiesto, come da prassi, anche il sequestro preventivo dei beni degli amministratori, per un importo complessivo di oltre 3 milioni di euro, a garanzia della massa debitoria in via d’ipotesi maturata nei confronti dell’erario. Tutti gli interessati avranno 20 giorni per produrre memorie o per chiedere di essere sentiti dal magistrato inquirente. L’avvocato Arnando Veneto, difensore di Parente, presidente nel periodo 2003-2005, ha commentato: «Ho dato uno sguardo alle carte processuali e sono assolutamente sereno perché convinto della bontà dell’operato del mio assistito, nel periodo che lo ha visto come legale rappresentante. Ed anzi plaudo all’iniziativa del pm che ha portato alla luce un’indagine finita sugli scaffali della Procura, consentendo al mio cliente di chiarire definitivamente la sua assoluta estraneità alla vicenda. I motivi del fallimento di quel Catanzaro sono a conoscenza di tutti: dagli oltre 9 milioni di euro di debiti ereditati, alle estorsioni ed ai tentativi di estorsione che si sono susseguiti per farlo desistere, nonostante in soli tre anni abbia riportato il Catanzaro dalla serie C2 alla serie B. Sono sicuro che sarà tutto chiarito non appena ci sarà modo di spiegare al magistrato atti e fatti, nonché gli aspetti strettamente tecnici su come vanno interpretate norme e regolamenti calcistici per l’iscrizione ai campionati. Così come sono sicuro che prima o poi vedranno la luce anche le risultanze delle denuncie presentate, in quel periodo, dal mio assistito che potranno rendere plastico quello che ha dovuto subire per aver salvato dal fallimento il Catanzaro negli anni 2002-2003, riportandolo alle categorie che merita, e per non essersi piegato alla criminalità organizzata». Il difensore di Bernardo Colao, avv. Salvatore Staiano, dal canto suo, ha osservato che da una sia pur rapida lettura dei capi di imputazione, si ricava la netta indicazione che i contenuti siano riferibili ad un periodo cronologico che reclama l’estraneità del suo assistito alle vicende, giacché il Colao è stato interessato in qualità di presidente del Consiglio di amministrazione dal 12 gennaio al 16 maggio 2006, epoca in cui non appare allo stato si sia concretizzata alcuna delle presunte illecite attività contestate. La storia dell’U.S. Catanzaro Spa è stata particolarmente travagliata se si considera che, nonostante avesse ottenuto il concordato preventivo, fu dichiarata fallita solo per mere procedure tecniche tanto che la Corte di appello accolse il ricorso revocando il fallimento. Il curatore fallimentare fece ricorso in Cassazione che ripristinò il giudizio del Tribunale. Allo stato sta per essere formalizzata la richiesta di concordato fallimentare che, estinguendo il fallimento, permetterà di far ritornare nelle sue piene funzioni l’Us Catanzaro Spa.(p.c.)