MESSINA, BOMBA CONTRO IMPRENDITORE. IL GIP DISPONE L'ARCHIVIAZIONE: Nel mirino finì l'allora membro di Confindustria Alessandro Rizzo

8 aprile 2011 Cronaca di Messina

Nessuna traccia dell’esecutore, del mandante e del movente. Si è conclusa con un’archiviazione l’indagine sull’attentato dinamitardo ai danni dell’allora vicepresidente dei giovani di Confindustria di Messina Alessandro Rizzo. Lo ha disposto il gip Antonino Genovese, il quale ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Vito Di Giorgio. Alla base della decisione la mancanza di elementi utili a rintracciare chi, materialmente, ha piazzato l’ordigno esplosivo al civico 23/C di viale Giostra, la notte del 10 novembre 2009, ha pianificato il tutto e perché. L’episodio, quindi, rimane avvolto nel mistero. Non sono bastate le lunghe ed articolate indagini condotte dalla procura e dai carabinieri per chiarire i numerosi interrogativi sull’esplosione di mille chilogrammi di tritolo che fecero saltare in aria la porta d’ingresso dell’abitazione di Alessandro Rizzo, situata al 5. piano di una palazzina a pochi passi dalla via Garibaldi. All’indomani della richiesta di archiviazione, avanzata dal pm Di Giorgio lo scorso settembre, l’imprenditore presentò le dimissioni alla giunta di Confindustria. Amareggiato e in piena polemica si sentì abbandonato anche a causa della revoca della tutela assegnata per nove mesi, dopo l’attentato. Giustificò il suo come un gesto di un uomo libero. Eppure, nelle venticinque pagine che compongono la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, viene spiegato che tutti gli strumenti d’indagine, dalle intercettazioni telefoniche alle dichiarazioni dei testimoni, passando per gli esami balistici e le informazioni confidenziali non hanno portato ai risultati sperati. Nel registro degli indagati venne iscritta una persona, poi risultata estranea ai fatti. Inoltre, si scoprì che Alessandro Rizzo e i suoi familiari furono oggetto di altri cinque episodi intimidatori dopo quello subìto nel novembre 2009: il 30 dicembre dello stesso anno qualcuno danneggiò un appartamento del complesso “Azzurra ’92”, realizzato dall’impresa Rizzo, ma l’alloggio era ancora disabitato perché in vendita; l’8 febbraio del 2010, sempre nello stesso complesso, ignoti sistemarono un cartello con scritte ingiuriose davanti al portoncino d’ingresso dell’ufficio dell’impresa; nove giorni più tardi fu invece presa di mira una jeep adoperata dai familiari di Rizzo, alla quale venne frantumato il lunotto posteriore; nel giugno 2010 furono danneggiate le finestre di due alloggi in vendita sempre nel complesso “Azzurra ’92” e alcune cassette della posta. Inconsistenti, poi, si sono rivelate le piste investigative delle estorsioni e di un presunto interessamento della mafia palermitana ad un appalto aggiudicato dalla ditta dei Rizzo. Riccardo D’Andrea – Gds