MESSINA E IL TRASFERIMENTO DEI ROM OSTEGGIATO: Dimmissioni del presidente di quartiere Giovanni De Salvo (III circ), molti sì anche nella maggioranza, ma il Pdl ufficializzerà la propria posizione nella seduta di giovedì

13 aprile 2011 Cronaca di Messina

Aria di cambiamento in seno alla III circoscrizione, anzi per riprendere l’espressione utilizzata da uno dei presenti, aria di “trubuglio”, new-entry nel vocabolario della lingua italiana, una fusione tra trambusto e subbuglio. Sottigliezze linguistiche a parte, nel corso della seduta di consiglio convocata ieri nei locali di Camaro, un fatto è apparso chiaro: Giovanni De Salvo, attuale presidente di quartiere, politicamente parlando sembra essere più di qua che di là. All’ordine del giorno della seduta, la richiesta di dimissioni presentata dal consigliere Santi Interdonato (Pd) a seguito del comportamento, da molti considerato poco “presidenziale”, che De Salvo ha tenuto in occasione della protesta inscenata dagli abitanti del villaggio Santo-Bordonaro durante il trasferimento delle famiglie rom alla scuola “Capitano-Traina”. Atteggiamento “immortalato” da una telecamera e poi finito su Youtube che, come prevedibile, ha scatenato il “caso politico”. Ognuno d’altra parte tira acqua al proprio mulino e se da un lato c’è chi, come il capogruppo del Pdl Burrascano considera l’accaduto solo ed esclusivamente il frutto di uno «scoop giornalistico», d’altra c’è chi reputa il fatto inaccettabile e sufficiente a spingere l’intero consiglio di circoscrizione ad adottare una sola strada, quella cioè della richiesta di dimissioni o eventualmente della spontanea remissione del mandato da parte dello stesso presidente. Presidente che ha però affidato la propria difesa ad un foglio di carta in cui spiega le ragioni della sua assenza, non solo alla seduta, ma anche per i prossimi trenta giorni, a causa di una serie di patologie che lo costringono a casa. Messina però è piccola, i corridoi dei palazzi ancora di più e tra i presenti c’è chi non ci pensa due volte a riferire quanto visto con i propri occhi: «Se il presidente non sta bene così come scrive – afferma il consigliere Marcellino (Forza Azzurri) – è il caso che stia a casa anziché farsi vedere in giro, a Palazzo Zanca o per il quartiere». Un’idea, quella della richiesta di dimissioni, che così come emerso nel corso degli interventi che hanno fatto seguito a quello del consigliere Interdonato, è stata condivisa, pur se non formalmente sottoscritta (passaggio quest’ultimo che non esclude la possibilità di sottoporre il documento a votazione), dalla maggior parte dei consiglieri presenti, sia di maggioranza che di opposizione. Alcuni hanno dichiarato senza mezzi termini di condividere a pieno il documento realizzato dall’esponente del Pd, non ritenendo più De Salvo come la persona adatta a rappresentare l’immagine del consiglio e dei 65 mila abitanti che ricadono nel territorio della III circoscrizione. Tra questi il consigliere del Pdl Oteri che specifica però di «parlare a titolo personale e non del partito»: partito che come spiegato dal vice-presidente vicario D’Arrigo si riserverà a breve di esporsi ufficialmente. Posizione netta anche quella del già citato consigliere Marcellino che condivide il punto di vista di Interdonato, estendendo però il proprio dissenso all’intera gestione politica di De Salvo considerato inadatto per il ruolo ricoperto, a prescindere dal caso rom. Più moderata la posizione del collega di partito Alessandro Caciotto che pur non facendo mistero delle sue perplessità, si riserva di esprimere una posizione definitiva in attesa di ascoltare “a voce” le giustificazioni di De Salvo. Stessa linea del consigliere Libero Gioveni (Gruppo Misto): «Le eventuali dimissioni a mio avviso non sono legate al fatto delle proteste del 1.aprile, per le quali anch’io mi riservo di attendere un chiarimento in consiglio da parte del presidente, ma in generale ad una cattiva amministrazione del territorio». Sul fronte Udc posizioni diverse per il capogruppo Arlotta e per il consigliere Minutoli: il primo infatti non si sente di condannare il presidente per l’accaduto ma al contrario ne comprende il comportamento in una situazione di non facile gestione e ne apprezza la generosità. “Filo-dimissioni” è invece Minutoli che sposa la linea di Interdonato e “condanna” la politica di De Salvo. Spaccatura anche nell’Mpa: cauto il capogruppo Currò «attendiamo le spiegazioni del presidente in consiglio», lapidario l’intervento di un inatteso Milo: «Sono sempre stato vicino al presidente ma questa volta ne prendo completamente le distanze». Quasi “scontata” la posizione del capogruppo del Pd Sciutteri che “pizzicato” anche dagli appunti mossi dai colleghi di diverso colore politico, fa pacatamente notare ad Interdonato di non aver apprezzato la presentazione di un documento prima non condiviso con il resto del partito. Documento peraltro affiancato da un’altra nota, distinta dalla richiesta di dimissioni, in cui si analizza la vicenda rom dal punto di vista dell’indirizzo amministrativo, ponendo cioè degli interrogativi su quelle che saranno le future politiche di integrazione da adottare sul territorio in attesa che prenda via la seconda fase del progetto, quella dell’autocostruzione. Solo contro tutti il capogruppo del Pdl Burrascano, protagonista di un intervento “colorato” ma poco credibile dal punto di vista “difensivo”. Una ragione in più forse per De Salvo per sostenere e tutelare personalmente il proprio ruolo. Poco solida a detta di Interdonato, la spiegazione che il presidente fornisce in merito all’accaduto, nel documento letto ad inizio seduta: “Quando nella mattinata del 1.aprile si è sparsa la notizia dell’arrivo delle famiglie, l’impressione generale – scrive De Salvo – è stata che l’amministrazione volesse trasferire qui l’intero campo rom”. Replica Interdonato: “Un’idea quanto mai fuori luogo considerando che agli atti del consiglio c’è la delibera di giunta dello scorso giugno in cui si parla di temporaneo trasferimento nei siti precedentemente individuati, tra cui figuravano sempre la scuola di Cataratti, Valle degli Angeli ma non Bordonaro”. La seduta si conclude dopo due ore tra una battuta, un intervento e qualche “scenata”: l’ordine del giorno rimane aperto all’appuntamento di giovedì con invito esteso anche all’assessore Caroniti. Due giorni in cui il presidente De Salvo avrà il tempo per poter riflettere e decidere se partecipare o meno all’appuntamento con i colleghi. Occasione in cui, come spiegato dal vice-presidente D’Arrigo «il Pdl prenderà una posizione ufficiale, a prescindere dalla presenza o dall’assenza del proprio presidente». Esito che sembra quasi scontato, ma solo con voti alla mano si potrà capire quanti rispetteranno quanto “predicato”. Salvo che la “pratica” archiviata in anticipo dal presidente Di Salvo. Elena De Pasquale- TEMPOSTRETTO.IT