MESSINA – DOPO NEANCHE UN ANNO L'ENOTECA PROVINCIALE (COSTO 500MILA EURO), INAUGURATA CON 'SQUILLI DI TROMBE' DAL PRESIDENTE RICEVUTO, E' DESOLATAMENTE VUOTA: IL BLUFF E' SERVITO…

8 Ottobre 2011 Cronaca di Messina

10 Ottobre 2010: la prima Enoteca “made” in Provincia di Messina viene inaugurata con squillo di trombe. Un Nanni Ricevuto su di giri ha parole di elogio per la “creatura” di San Placido Calonerò. I brindisi si sprecano. Faro, Malvasia e Mamertino Doc fanno da cornice alla struttura, situata al piano inferiore del monastero benedettino. L’assessore provinciale all’Agricoltura, Maria Rosaria Cusumano, apre le danze agli assaggi dei prodotti tipici offerti dalle aziende ospitate. E poi? Solo qualche fugace apertura. Le stanze restano serrate. Inutilizzate. «Si sono sprecati circa 500 mila euro», tuona il presidente della V Commissione Biagio Bonfiglio. «Che peccato!», esclamano gli altri consiglieri durante la perlustrazione effettuata ieri. In effetti, il quadro è desolante. Il tanfo di chiuso nausea. Sedie e divani sono avvolti dal cellophane. Su alcuni elementi di arredo vistose tracce di muffa. Stanze che ospitano i servizi igienici con preoccupanti infiltrazioni d’acqua piovana e qualche crepa nel soffitto. Per non parlare della cucina: lo strato di polvere sui ripiani è sinonimo d’incuria. Altro che “percorsi del vino”, anche perché, di bottiglie, negli scaffali, non c’è traccia. Solo targhette delle varie denominazioni e vuoto desolante. Evidentemente, Palazzo dei leoni ha pensato solo al taglio del nastro ma non a tutto il resto. Mancano, ad esempio, sia il regolamento che lo statuto. In poche parole, sulla carta il locale non figura come Enoteca provinciale. Potrebbe tranquillamente essere un deposito. Eppure, il tempo a disposizione non è mancato: gli spazi sono stati consegnati nel 2008 e l’inaugurazione è avvenuta due anni dopo, in occasione del “Festival dei vini Doc e Igt e dei prodotti tipici di qualità della provincia di Messina”. Caduto come una castello di carta l’ambizioso obiettivo dell’Amministrazione di promuovere non solo vini autoctoni, quali Faro, Mamertino e Malvasia, ma anche quelli siciliani. Che dire, poi, delle brillanti idee di trasformare l’Enoteca in uno strumento di attrazione turistica e promozione per la ricerca di nuovi mercati nazionali e internazionali, organizzare periodiche degustazioni, fare in modo che l’Istituto “Pietro Cuppari” formi ragazzi anche come enologi? Come sempre, più facile a dirsi che a farsi. RICCARDO D’ANDREA – GDS

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